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Standing ovation

Buona parte del  dibattito economico tra le diverse scuole di pensiero alle quali i partiti fanno riferimento e degenerato poi uno scontro dialettico, anche piuttosto maleducato, troppo spesso verte sulla questione del livello deficit possibile per rispettare gli standard richiesti od imposti (una delle tante differenze  di opinione) oggi dall’Europa. Una contrapposizione ed un confronto dialettico sempre legittimo ma che, di fatto, ha distolto l’attenzione dal parametro più importante. Nel frattempo finalmente vengono in parte chiariti principi ispiratori della nuova legge finanziaria o Def. Per la semplice complessità della sua articolazione la questione della spending review, che comunque rappresenta la tappa fondamentale per avviare un qualsiasi processo di risanamento economico per porre le basi per uno sviluppo economico successivo, viene considerata come consolidata ed accettata.

Contemporaneamente uno dei cavalli di battaglia dello schieramento ora alla opposizione, legato al concetto di recupero ed aumento della produttività al fine di  competere con i prodotti provenienti da sistemi economici a basso costo di manodopera, per la sua evidente parzialità, in quanto legato solo al ciclo produttivo e non all’ambiente nel quale le aziende si trovano ad operare (vedi pubblica amministrazione), viene anch’esso posto a margine. Quindi, indipendentemente della tempistica relativa all’attuazione del reddito di cittadinanza come dei nuovi parametri per accedere al trattamento pensionistico, che da soli rappresentano il maggior deficit aggiuntivo richiesto da questo governo, emerge evidente una nuova filosofia economica assolutamente sconosciuta.

Facendo un passo indietro, infatti, uno dei pilastri per lo sviluppo che contraddistingue una precisa dottrina economica è quello di ridare slancio agli investimenti pubblici in opere infrastrutturali e magari anche comprendendo alcuni per la salvaguardia ambientale. Una strategia economica  legittima ma che ha scarsi effetti nell’immediato come  nel breve periodo rispetto per esempio (e così si passa alla seconda dottrina economica) ad una progressiva attenuazione della pressione fiscale intesa come riduzione delle singole aliquote e della loro progressività sempre all’interno di un equilibrio economico finanziario sostenibile.

A sostegno della seconda visione economica si ricorda come gli effetti moltiplicatori sul PIL della politica di sviluppo infrastrutturale necessitino per lo meno di tre  anni per manifestare i propri effetti in ambito economico ed occupazionale. Entrambe queste teorie o strategie economiche  risultano assolutamente concrete ed al tempo stesso attuabili ponendosi l’una come politica degli investimenti infrastrutturali, in contrapposizione all’altra, cioè alla teoria economica che pone la centralità della propria strategia sulla riduzione delle aliquote come della loro progressività, sempre compatibilmente con i parametri economici fondamentali.

A queste due posizioni contrapposte ma comunque frutto dell’applicazione delle dinamiche economiche internazionali, anche se la strategia degli investimenti infrastrutturali non tiene in alcuna considerazione la mutata struttura organizzativa delle aziende, appunto considerate le posizioni del nuovo governo, ne emerge una terza assolutamente nuova.

Il governo in carica infatti ha cancellato circa 4,3 miliardi di spesa in conto capitale (i famosi investimenti infrastrutturali con moltiplicatore del PIL a tre anni minimo) aumentando la spesa corrente di oltre 4,3 miliardi. Una scelta assolutamente legittima ma anche fortemente innovativa in quanto all’aumento della spesa corrente corrisponde automaticamente una crescita del PIL: nello specifico un +1,6 %.

In altre parole, i maggiori esponenti economici che determinano la politica economica di questo governo hanno così  coniato una nuova dottrina economica basata su  nuovi parametri di crescita legati alla spesa corrente, da sempre considerata da tutti i testi economici mondiali come improduttiva e molto spesso a servizio dei propri bacini elettorali ma che all’interno della nuova dottrina economica applicata dalla intelligentia governativa viene intesa generatrice di PIL aggiuntivo.

In questo modo è evidente come tutta la discussione degli ultimi mesi sia stata assolutamente inutile di fronte alla genesi  di questa nuova strategia economica della quale il governo in carica si rende primo interprete nel mondo, mentre da decenni ci si confronta sui valori espansivi come sui parametri di ricaduta economica tra spesa in conto capitale e quindi investimenti infrastrutturali i quali, oltre a generale nuova occupazione, diventano (un aspetto assolutamente importante) anche dei fattori competitivi per le imprese italiane che competono nel mondo.

Questa viene contrapposta ad un’altra teoria economica che vede nella riduzione minima ma costante delle aliquote come della progressività fiscale la strategia per ridare sviluppo economico al paese: ecco che il mondo vede partorire la nuova teoria economica in base alla quale risulta  sufficiente creare nuova spesa pubblica improduttiva per generare nuovo PIL. I nuovi parametri sono rappresentati dal Def nel quale a fronte di una riduzione della spesa in conto capitale ed un analogo aumento della spesa corrente di oltre 4 miliardi verranno generati un +1,6%  di PIL.

Signore e signori da coloro che affermavano che lo spread non avesse nessun effetto sulla vita reale dei cittadini (salvo poi chiedere la garanzia della BCE per l’emissione dei titoli del debito) e portando il sistema bancario italiano ad una possibile prossima ricapitalizzazione ecco a voi la nuova teoria economica che lega l’aumento della spesa corrente alla crescita del Pil.

Per gli artefici di questa nuova dottrina economica, Standing ovation…please.

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