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Il valore della filiera by Ducati

All’interno di una azienda come si può calcolare il valore di una filiera intesa nella sua definizione più ampia, cioè dalla ideazione fino alla realizzazione del prodotto complesso finito? E abbastanza complesso individuare delle figure professionali all’interno di una struttura aziendale che abbiano le capacità di valutare e comprendere la percezione del valore che una filiera riesce a trasmettere accrescendo il valore reale ma contemporaneamente quello percepito della sintesi di prodotto e brand nella complessa strategia di comunicazione. Contemporaneamente risulta anche difficile trovare i fattori di calcolo che possano indicare il valore economico “aggiunto” di ogni passaggio della filiera. Tuttavia, all’interno di un prodotto complesso, l’interruzione della catena articolata che compone la filiera provoca un danno economicamente rilevante, indipendentemente  dal valore del bene “esternalizzato” rispetto alla filiera.

La scelta, a mio avviso scellerata, da parte della direzione della Ducati di utilizzare per la propria Scrambler, modello iconico degli anni ’70, dei telai prodotti in Vietnam rappresenta l’apogeo della dimostrazione della incapacità di comprendere il valore della filiera intera. Gli aspetti di una simile incomprensione risultano sostanzialmente due.

La prima sicuramente è legata al sentiment che il marchio Ducati suscita per i cultori e centauri come espressione non solo italiana ma soprattutto della meccanica emiliana che ruota attorno all’asse di Borgo Panigale. In altre parole, Ducati rappresenta la specificità unica nella sua espressione motoristica, cioè non solo della tecnologia italiana ma di una microzona che partecipa alla filiera complessa della moto e che ruota attorno all’Emilia, patria delle passioni motoristiche.

La seconda può risultare addirittura offensiva nei confronti dell’azienda che ha visto perdere la fornitura dei telai e degli operai che ci lavorano (la Verlicchi) relativa alla motivazione sostanzialmente economica che ha spinto Ducati a scegliere un fornitore vietnamita.

Al di là della difficoltà di mantenere collegamenti continui relativi a possibili aggiornamenti che non possono sempre venire sostituiti con rapporti digitali ma sempre più spesso attraverso riunioni ed aggiornamenti, la motivazione che ha spinto Ducati a scegliere un fornitore esterno rispetto a quello italiano è sostanzialmente rappresentata da un risparmio del 10% per singolo telaio.

Rispetto, infatti, ai settanta (70) euro che l’azienda bolognese richiedeva per la produzione del telaio della Scrambler si è preferito un fornitore vietnamita che ne richiedeva sessantatré (63). Un risparmio netto di sette (7) per  telaio che per  una produzione di 10.000 arriva a settantamila (70.000) euro: il prezzo finale di poco meno di sette moto.

Anche se probabilmente questa scelta ha reso un migliore equilibrio finanziario (nel breve tempo) rispetto al precedente è evidente che il danno d’immagine di contenuti e di sostanza per il brand Ducati di Borgo Panigale risulti incalcolabile in relazione proprio alla tipicità del prodotto che non è solo un prodotto espressione del made in Italy ma viene anche percepito come l’espressione di una area che ruota attorno a Borgo Panigale, della cui sintesi la moto ne risulta espressione.

Quindi, a fronte di un vantaggio finanziario immediato espresso da un  risparmio del 10% sul singolo componente, con  questa strategia si dimostra sostanzialmente la mancanza di cultura che impedisce di comprendere il valore economico per l’azienda bolognese attribuito alla interruzione della filiera nella sua complessità ed articolazione.

Soprattutto, una volta ancora, viene dimostrato come non si riesca a comprendere che un prodotto sempre più dai consumatori venga percepito come espressione di un processo culturale, cioè la sintesi felice del know-how professionale ed  industriale il cui valore percepito cresca anche con l’apporto del brand, a suo volta espressione di immagine e storia.

Snaturarne  la natura attraverso minime sinergie di costi rappresenta una follia anche per le ricadute economiche che sinceramente non si pensava possibile a Borgo Panigale.

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