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Il 2019 prossimo futuro

Al di là delle correzioni relative alla crescita del 2019 attuate dal  governo in complice e speranzoso silenzio (crescita prevista dall’1,6 % ad un 1,5%), emergono evidenti i numeri fantasiosi dello stesso governo rispetto a quelli degli organi internazionali, assolutamente ignorati anche dai maggiori media nazionali.

Ad un crescendo imbarazzante delle previsioni di crescita del 1,5% presente nel Def e sulla base del quale vengono calcolate sia le uscite a debito che quelle previste come copertura finanziaria per il prossimo anno, fanno riscontro le previsioni dell’Ocse di oltre un mese fa che indicavano nel +1,1% la crescita prevista del Pil per il 2019 per l’Italia. Il differenziale del – 0,4% tra le previsioni risulta per ora assolutamente in linea con la medesima previsione per l’anno in corso del Governo Gentiloni e con la triste realtà economica: da un +1,4% ad un modesto +1% se nel quarto trimestre la crescita subirà una impennata del +0,4%. Nel caso contrario venisse mantenuto il trend dell’ultimo Q3 (crescita +0%) l’obiettivo per la crescita annuale si fermerebbe ad un ben più modesto +0,8/1,0%.

Tornando al governo in carica, tale sua previsione già di per se viene rivista al ribasso da Goldman Sachs che indica una crescita di +0,4% prevista del PIL italiano per il 2019 a fronte di una crescita europea del +1,6%: cresceremo quindi un quarto della media europea e perciò con un differenziale tra crescita media europea e italiana del -1,2%. Alla Germania, viceversa, viene attribuita una crescita del +1,9% con un differenziale, questa volta positivo del +0,3%, mentre rispetto alla nostra crescita l’economia tedesca ci supera di quasi cinque volte (+1,9% rispetto al nostro +0,4%), mentre la Francia di “sole” oltre quattro volte (+1.7% rispetto al nostro sempre +0,4%). Anche per la Francia il differenziale tra crescita stimata europea e quella nazionale registra un +0,1% essendole attribuita un +1,7 di aumento del Pil.

In poco più di un mese abbiamo assistito alla riduzione di tre quarti (3/4 dal +% 1.6 al +0,4%) delle previsioni di crescita del Pil italiano per il 2019, dimostrando essenzialmente come risultasse assolutamente arbitrario il livello indicato dal governo e come contemporaneamente risulti assolutamente priva di ogni fondamento economico l’indicazione a 2,4% del deficit previsto per il 2019, destinata a crescere ben oltre il 3% come logica conseguenza della rivisitazione al ribasso di  questi tassi di crescita, per di più con una spesa corrente in costante aumento.

Contemporaneamente la Spagna, che ha superato in valore il nostro Pil nel giugno del 2018, nell’anno in corso crescerà più del doppio rispetto al Pil del nostro paese (Italia +1.1% /+2,6% Spagna). Passando invece alle previsioni di crescita del 2019, sempre la Spagna presenterà un tasso di crescita quasi sei (6!) volte superiore al nostro tasso di crescita, con un +0,4% del Pil italiano rispetto ad un +2,3% di quello spagnolo.

Questi numeri dimostrano inequivocabilmente il fallimento di un’intera classe politica la quale è riuscita a portare il nostro paese nelle medesime condizioni del novembre 2011, accusando alternativamente ora l’euro ora la Bce oppure le politiche nazionaliste, infine il mondo ed il mercato globalizzati. Tali dati inesorabilmente dovrebbero finalmente indicare il livello di preparazione della classe dirigente politica ed accademica che ha permesso questo disastroso risultato nella più assoluta irresponsabilità. Tutto questo in un paese normale dovrebbe portare come logica conseguenza ad un azzeramento delle classi dirigenti per avviare un piano a medio e lungo termine elaborato da professionalità indipendenti da volgari interessi elettorali, espressione delle mefitiche ingerenze politiche.

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