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La Germania, la politica estera e l’Europa

Il ministro degli Esteri tedesco auspica l’autonomia strategica dell’Europa

Il 12 e il 13 luglio 2018 si è riunita a Bruxelles la conferenza al vertice della Nato. Nel corso dei lavori il presidente americano Trump ha fatto scalpore con alcune perentorie dichiarazioni. La prima è stata una minaccia di uscita degli Usa dall’organizzazione, se non si fosse risolto il problema della ripartizione degli oneri per la difesa, oggi quasi tutti a carico degli Stati Uniti. La seconda si è espressa in un veto indirizzato alla cancelliera Merkel per la realizzazione del “Nord Stream 2”, cioè del raddoppio del gasdotto esistente che collega già in maniera diretta la Russia con il territorio tedesco attraverso il Mar Baltico, raddoppio non solo dell’infrastruttura, ma anche della quantità di gas naturale russo (55 miliardi di metri cubi di gas) trasportato verso il mercato europeo, con conseguenze economiche e strategiche facilmente immaginabili. Con la solita brutale franchezza Trump faceva osservare che gli pareva inaccettabile che la Germania facesse affari miliardari con la Russia mentre gli Usa pagavano miliardi per la sua difesa. Gli pareva inoltre inopportuna una politica energetica tedesca dipendente in larga misura dalla Russia. Questi rilievi “amichevoli” furono accolti senza apparente e manifesta contrarietà dal governo tedesco. Una diplomatica risposta è stata però indirettamente espressa il 22 agosto sul quotidiano “Handelsblaat”dal ministro degli Esteri Haiko Maas, il quale ha delineato i contorni di una “nuova strategia americana” nei confronti della Germania e ha definito le basi “di un rinnovamento della collaborazione” con l’alleato transatlantico, in partenariato con gli altri Paesi europei. Quel che più conta però è stato il seguito, cioè la richiesta di una revisione della politica estera del suo Paese e di una “autonomia strategica dell’Europa”, facendo dell’UE “un pilastro dell’ordine internazionale”. Questa convergenza, della Germania e dell’Unione europea – si chiede l’Istituto europeo delle Relazioni internazionali di Bruxelles (IERI) – permetterà d’instaurare “un partenariato equilibrato” con gli Stati Uniti d’America? Autonomia strategica! Vuol dire forse la definizione autonoma di una politica estera europea? Ci sembra una svolta storica questa intrapresa dal capo della diplomazia tedesca, una svolta come non accadeva dal 1949, anno della costituzione della Repubblica federale di Germania. Siamo veramente all’inizio di una nuova fase diplomatica? Oppure, per il momento, siamo soltanto all’auspicio di un nuovo periodo per le relazioni internazionali? A noi pare comunque che questa svolta sia un elemento notevole da non sottovalutare. Il sistema dei media non ha dato all’evento l’importanza che esso merita, ma certamente le cancellerie dei Paesi europei, ed in primo luogo di Germania e Francia, non potranno non considerare la rilevanza dell’evento. E’ indubbio che la politica estera della Germania – afferma sempre l’INRI – dopo aver superato i limiti della “politica renana” di Khol e della “via tedesca” di Schröder, ha voltato la schiena alla “potenza discreta” della Merkel, reagendo in questo modo alle provocazioni sovraniste di Trump e alla frammentazione decisionale dell’UE di fronte alle nuove sfide dell’ordine (o del disordine?) mondiale. Le dichiarazioni di Heiko Maas, che richiamano una presa di distanza dagli Usa, ricordano implicitamente almeno tre momenti significativi della storia tedesca e sottolineano la lenta maturazione della sua politica estera dopo la fine del bipolarismo: 1) il rapporto Lamers-Schauble del 1994 sulle nuove responsabilità della Germania dopo la riunificazione del 3 ottobre 1990 e la visione di un’Europa reconfigurata, 2) la dichiarazione della Merkel a Monaco nel maggio del 2017 sull’emancipazione dell’Europa nei confronti degli Usa e sulla necessità per gli europei di “prendere in mano il loro destino”, 3) il già ricordato vertice della Nato del luglio 2018 a Bruxelles. Non è quindi una novità questa prospettiva tracciata dal ministro degli Esteri attuale. Come non è una novità di oggi il cambiamento della politica americana verso l’UE. Esso è cominciato ben prima dell’elezione di Trump – conferma il ministro tedesco – e sopravvivrà alla sua presidenza.

Come potranno estrinsecarsi i propositi tedeschi nella politica dell’UE? Temiamo che le elezioni dell’anno prossimo per il rinnovo dei parlamentari europei non lascino spazio per un dibattito di questo tipo. A meno che qualche governo, o qualche gruppo politico del Parlamento europeo, non  faccia rientrare questi temi nel proprio programma elettorale. Se ciò accadesse, sarebbe un passo avanti di notevole portata, perché il tema dell’ “autonomia strategica” diventerebbe familiare anche all’opinione pubblica.

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