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In attesa di Giustizia: scherzi a parte

Nicola Morra, chi era costui? Ma come chi era? Chi è: il neo Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Senatore del M5S!

In carica dal 14 novembre, in un’intervista ha illustrato le sue intenzioni e proposte che ne caratterizzeranno il mandato come successore di Rosy Bindi: tra queste spicca l’istituzione di una sorta di certificato di moralità per gli appartenenti ad alcuni ordini professionali che ne attesti, sembra di capire, l’assenza di contiguità con il crimine organizzato: tra questi, anzi tra i primi, ovviamente vi sono gli avvocati.

La verifica di tale requisito dovrebbe essere affidato ad un controllo di filiera etica.

Le domande che sorgono spontanee sono più di una: la prima di queste riguarda proprio il controllo di filiera etica…cosa sarà mai? E se non sappiamo cosa sia (il Senatore non lo spiega, ogni ipotesi è aperta…) appare problematico individuarne la dinamica di funzionamento; e ancora: perché non sono bastevoli i codici deontologici che ogni Ordine Professionale adotta unitamente a un sistema disciplinare il cui rispetto è affidato ad organi istituzionali già costituiti? Già, a proposito: a chi sarebbe affidato il compito di analizzare gli standard morali dei professionisti e su che basi? E poi? Chi supera l’”esame” avrà un attestato come le spiagge con il mare pulito?

C’è da temere che, per gli avvocati, la circostanza che abbiano accettato incarichi da soggetti sospettati di appartenenza ad una associazione mafiosa possa divenire criterio dirimente in negativo a causa della ormai abusata e fuorviante immagine che si tende a rappresentare dell’avvocato colluso con il proprio assistito.

Probabilmente siamo al cospetto della ennesima iniziativa di una parte politica che si sente investita di una missione purificatrice da portare a termine anche effondendo il sacro fuoco sugli Ordini Professionali mentre per altro verso si mette mano al diritto penale simbolico con la ideazione di  nuove ipotesi di reato e inasprimento delle pene.

Forse sarebbe meglio pensare per prima cosa ad un miglioramento del servizio Giustizia e valga un esempio per chi fa della certezza della pena un obiettivo primario di governo: all’ufficio esecuzione sentenze penali della Procura di Milano (vale a dire quello che, in una delle sedi giudiziarie maggiori, si occupa di emettere gli ordini di carcerazione per i condannati con sentenza definitiva) di trenta segretari e cancellieri che dovrebbero essere a ruolo organico – fondamentale supporto dei magistrati addetti – ne sono rimasti in servizio una dozzina e a breve ne andranno in pensione altri quattro; di reclutamento attraverso il necessario concorso si fanno solo chiacchiere perché poi mancano le risorse economiche per gli stipendi e, a supplenza, sono stati inviati alcuni barellieri della Croce Rossa. Se, poi, l’arretrato diventa insostenibile e chi deve scontare una pena resta in libertà è conseguenza ovvia con buona pace degli epigoni della tolleranza zero.

Invece dobbiamo pensare alla filiera etica e, possibilmente, a qualche nuova Authority – certamente munita di adeguato personale – che ne curerà i risultati distribuendo attestati di legalità  tra i destinatari del controllo tra i quali oltre agli avvocati il Senatore Morra ne ha citati anche altri quali commercialisti, architetti, ingegneri; per non incappare in discriminazioni poco giustificabili bisognerebbe suggerirgli di non dimenticarsi, per esempio, di nutrizionisti e veterinari.

Il tutto tranne che qualcuno non appaia, garrulo, a dire: sorridete, siamo su Scherzi a Parte!

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