International

Nazionalismo squallido e ingannevole

Il nazionalismo è una malattia infantile. È il morbillo dell’umanità.

Albert Einstein

“Che non ci raccontino troppe balle i nostri amici europei e che non ci chiedano più di quello che possiamo sopportare, mentre accarezzano la Serbia”. Così dichiarava il primo ministro albanese durante la riunione comune del governo albanese e quello del Kosovo il 26 novembre scorso a Peja (Kosovo). Da non credere! Perché si riferiva agli “amici” dell’Unione europea, e più precisamente della Commissione europea. E non soltanto a loro, ma anche ad alcuni dirigenti influenti di qualche paese europeo, altrettanto influente. Si riferiva proprio a quegli “amici” che fino a poco tempo fa si vantava della loro amicizia e del loro “sincero appoggio” che stavano dando all’Albania e, a tempo debito, anche al Kosovo. Il suo discorso era pieno di “dichiarazioni patriottiche e nazionaliste” e, essendo in Kosovo, anche di (finte) attenzioni ai problemi che sta affrontando il più giovane paese europeo, con una spiccata maggioranza albanese. Non a caso lui ha assunto il ruolo di colui che, per dei “sani principi”, non torna in dietro e attacca anche gli “amici europei”. In quel contesto il primo ministro albanese dichiarava il 26 novembre scorso a Peja che “La strada del futuro non si può costruire con dei coltelli dietro la schiena degli albanesi”. E i manici di quei coltelli erano nelle mani degli “amici europei” (Sic!). Proprio a quegli “amici” ai quali ha rivolto la sua “originale” imprecazione nella lingua, come ha sottolineato lui, “del Parlamento Europeo”: “What the fuck!”.

Ma per coloro che conoscono il comportamento del primo ministro albanese, si è trattato semplicemente, e per l’ennesima volta, di squallide e ingannevoli minacce che nessuno dovrebbe prendere sul serio. Perché il primo che non crede a quello che dice è proprio lui stesso, il primo ministro albanese. Lo fa semplicemente per attirare e/o deviare l’attenzione mediatica e pubblica. Soprattutto in Albania, dove lui sta soccombendo sotto il peso enorme delle sue stesse malefatte. E lo fa assumendo il ruolo del patriota e di colui per il quale la questione nazionale rappresenta una priorità invalicabile. Auspicando, magari, anche delle reazioni forti da parte degli “amici europei”, che potrebbero permettergli in seguito, di certificare e sancire il ruolo del padre della patria e della nazione. Ma come spesso nessuno degli ‘amici europei” prende sul serio quanto dice il primo ministro albanese. E, men che meno, prende sul serio le sue minacce, comprese quelle nazionaliste. Non lo hanno preso sul serio neanche in precedenza, mentre il Consiglio dell’Unione europea prima e in seguito il Consiglio europeo, dovevano decidere nel giugno scorso, sull’apertura dei negoziati dell’Albania come paese candidato all’adesione nell’Unione europea. La decisione delle sopracitate istituzioni europee lo scorso giugno, nonostante la raccomandazione positiva della Commissione europea, è stata chiaramente negativa. Ignorando perciò sia le viscide e vergognose implorazioni del primo ministro albanese, che le sue minacce. Minacce che allora erano focalizzate soprattutto sul pericolo della presenza russa, turca, cinese e degli altri nei Balcani. Ergo anche in Albania. Non lo hanno preso sul serio per tre anni di seguito e neanche prima. Mentre lui, in prima persona e tramite la sua ben potente e organizzata propaganda mediatica, garantiva sempre e scommetteva sull’incondizionato appoggio europeo all’adesione dell’Albania nell’Unione europea. Adesione che, visto come stanno andando le cose, dovrebbe ritardare non di poco. Ma nonostante nessuno lo prenda sul serio di quello che dice, minacce comprese, il primo ministro continua a fare lo stesso, come se niente fosse. Perché per lui è l’unico modo di apparire e farsi sembrare per quello che mai è stato e mai sarà. Questo è il suo modo di pensare e di fare. Pretende “favori” per niente meritati e per averli o si mette ad elemosinare senza scrupolo alcuno, oppure sguaina la spada e si mette a minacciare. Come ha fatto anche il 26 novembre scorso, durante la sopracitata riunione comune del governo albanese e quello del Kosovo. E per finirla in bellezza con le “minacce nazionaliste” in quell’occasione ha concluso, esprimendo la sua convinzione sull’unione “del Kosovo con l’Albania nel 2025, con o senza l’Unione europea”!

Sono dichiarazioni che nonostante nessuno crede, possono servire come pretesto per altri paesi della regione, Serbia per prima, che non riconosce lo Stato del Kosovo, Si tratta di un aperto contenzioso che si porta avanti dal 17 febbraio 2008, quando il Kosovo proclamò la sua indipendenza dalla Serbia. Da sottolineare anche che dall’agosto scorso, si sta parlando di negoziati tra i due paesi per la ridefinizione dei confini, su basi etniche. Lo ha dichiarato per primo il presidente del Kosovo, per poi avere una conferma positiva da quello serbo. E tutto faceva capire che c’era anche il consenso “tacito” del primo ministro albanese in tutto ciò. Dichiarazione che ha scatenato subito aperte reazioni contrarie sia dalla maggior parte dei massimi livelli della politica in Kosovo che in Albania. Dichiarazioni ufficiali contrarie ad una ridefinizione dei confini tra la Serbia e il Kosovo sono arrivate anche dalle istituzioni dell’Unione europea e da singoli paesi. L’ultima chiara presa di posizione risale a qualche giorno fa. Si tratta della dichiarazione ufficiale del ministero degli Esteri tedesco, in risposta alle domande di un gruppo di deputati del partito Alleanza per la Germania (Allianz für Deutschland) sull’argomento in questione. Secondo il sopracitato ministero “il governo federale (tedesco; n.d.a.) ha chiaramente fatto sapere, in alcune occasioni, che non appoggia i cambiamenti territoriali nei Balcani, su base di criteri etnici”. Poi, alla domanda sulle dichiarazioni del primo ministro albanese, riguardo la possibilità dell’unione dell’Albania con il Kosovo se falliscono le trattative con l’Unione europea, la posizione del ministero degli Esteri tedesco è stata “diplomaticamente corretta”. La risposta era che “in Albania, come in altri paesi della regione (balcanica; n.d.a.) si discute sempre delle alternative possibili, nel caso non ci fosse l’adesione nell’Unione europea”. Le cattive lingue, da tempo dicono però, che in tutto ciò c’è dietro una ben definita strategia di un noto speculante miliardario di borsa statunitense. Sia per la ridefinizione dei confini tra il Kosovo e la Serbia, che di altre scelte geostrategiche nei Balcani, Albania compresa.

Nel frattempo, il 26 novembre scorso, un dibattito televisivo in prima serata, ha messo a nudo la persona che guida il governo albanese. Gli sghignazzamenti, gli scherni, le repliche ciniche e spesso volutamente evasive e prive di significato, sono state le “armi” con le quali il primo ministro ha cercato di rispondere alle semplici e dirette domande di due degli invitati nel dibattito. Erano una nota opinionista delle relazioni internazionali ed un ex diplomatico. Chi scrive queste righe pensa che con quanto hanno fatto durante quel dibattito, essi hanno reso un grande servizio pubblico agli albanesi, e non solo a quelli che vivono in Albania. Hanno screditato il primo ministro facendolo finalmente apparire, in diretta televisiva, per quello che realmente è e non per quello che sempre cerca di sembrare.

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