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Siamo terremotati, non accettiamo di diventare mantenuti

Chi governa dovrebbe preoccuparsi di ricostruire il Paese, anziché renderlo dipendente dai sussidi pubblici

I terremotati d’Abruzzo, Lazio e Marche sono ancora, nella maggioranza, senza casa; chi ha avuto le casette di legno, pochissime nonostante le promesse, vede la muffa dilagare, gran parte delle macerie non è stata rimossa e la ricostruzione è di la da venire…

Nel frattempo altre calamità si sono abbattute sul nostro Paese, a Genova ancora attendono risposte e il nuovo sisma in Sicilia ripropone problemi antichi insieme ai nuovi. Anche per le calamita minori non vi è stata risposta, nel piacentino si attendono gli indennizzi per l’alluvione del 2015, sono passati più di milleduecento giorni. 

Quanti cantieri il governo avrebbe potuto aprire, quante persone avrebbero trovato lavoro, quante altre avrebbero potuto tornare ad una vita normale se invece di trastullarsi con Twitter e selfie ,con proclami disattesi, con minacce all’Europa il premier e soprattutto i vicepremier avessero dedicato tutta la loro attenzione a questi problemi?

Governare non è impegnarsi per procacciare voti al proprio partito ma agire  con sollecitudine nell’interesse dell’intero Paese e prima di tutto di coloro che hanno subito vere e proprie tragedie che hanno stravolto, forse per sempre, la loro vita. Il Papa ha giustamente ricordato che è meglio essere laici e fare ogni giorno il bene del prossimo con empatia ed umiltà che andare ogni giorno in chiesa e poi ignorare i bisogni di chi ci sta intorno. Inutile annunciare una lotta alla povertà  quando non si è in grado neppure di provvedere ai più elementari bisogni di chi ha perduto tutto per terremoti, alluvioni o catastrofi dovute all’incuria di chi doveva vigilare. Incuria di chi governa il Paese, le regioni, di chi ha la gestione delle opere pubbliche e del territorio, di chi dovrebbe stare negli uffici a leggere i dossier per poi intervenire di conseguenza e invece si dedica a piccoli comizi spot a beneficio solo della sua parte politica. 

Mettiamoci il cuore in pace fino alle elezioni europee gli unici provvedimenti che vedremo sono quelli che serviranno ad avere titoli sui giornali e poi ricomincerà una nuova lunga campagna elettorale mentre il Paese rimarrà privo di un programma. Come abbiamo scritto su Il Patto Sociale e come ha riportato il Corriere della Sera il 4 gennaio la priorità per gli italiani è il lavoro, lavorare per mantenersi senza caritatevoli e pelosi redditi di cittadinanza, lavorare per avere dignità e valore, peso verso chi ci governa, lavorare per crescere insieme al nostro Paese, patria, nazione, comunità di persone. Lavorare per non sentirsi sudditi ma cittadini. E se quanto capiscono in tanti non lo capisce il governo nasce il sospetto che ci sia una volontà specifica dietro l’apparente incapacità di fare le cose più semplici per far ripartire il lavoro e cioè proprio la volontà di volerci trasformare in sudditi e postulanti.

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