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In attesa di Giustizia: giustizia in sciopero

Dal 12 gennaio al 9 febbraio sarà astensione dalle udienze dei Giudici di Pace che garantiranno un solo giorno alla settimana di celebrazione dei processi: la protesta è stata proclamata a fronte del mancato riconoscimento da parte del Governo (non solo quello in carica) di una serie di aspettative che i cosiddetti Magistrati Onorari rivendicano in materia retributiva, assistenziale e previdenziale.

Giustizia in sciopero, dunque: se ne parlerà poco e sottovoce quando – invece – è un argomento da conoscere e non sottovalutare.

Attualmente nel nostro Paese prestano servizio oltre settemila Magistrati Onorari che non solo sono Giudici di Pace ma anche Giudici Onorari di Tribunale e Vice Procuratori altrettanto Onorari: questi ultimi, nella gran parte dei casi, sono avvocati che esercitano funzioni giudicanti o requirenti in sedi necessariamente diverse da quelle dove svolgono in via principale la professione e senza il contributo dei quali l’Amministrazione della Giustizia sarebbe ancora più imballata di quanto non lo sia attualmente. Basti pensare che i Magistrati Ordinari, quelli cioè che lo sono divenuti in seguito a concorso, sono poco più che ottomilacinquecento.

Scarse se non nulle tutele in caso di infortuni, malattie e gravidanze, i Magistrati Onorari prestano la loro opera a fronte di indennità che non arrivano a 20.000 euro lordi all’anno nella migliore delle ipotesi:  pagati “a cottimo”, cioè a udienza o per ogni sentenza pronunciata, per intendersi, quello che un Giudice Ordinario con un’anzianità di una decina d’anni guadagna in circa due mesi, oltre – naturalmente –  ad accantonamento della liquidazione, trattamento pensionistico, mantenimento dello stipendio in caso di malattia, ferie, gravidanza cui gli Onorari non hanno diritto.

Invero, la qualità del servizio offerto in non pochi casi proprio dai Giudici di Pace (diverso è per gli Onorari di Tribunale e Vice Procuratori che, come detto, devono essere avvocati) soprattutto nel settore penale non è di eccellenza: d’altronde per accedere alle funzioni mediante selezione basta la laurea in giurisprudenza: il che significa, come è capitato al sottoscritto a Voghera, di trovare come Giudice un agente immobiliare di Genova, ma anche un direttore di banca in pensione – per esempio –  può esserlo, purché una trentina d’anni prima si sia laureato.

E’, però, vero anche che la cosiddetta “Giustizia di prossimità” è affidata proprio a loro e se il livello di professionalità è modesto dipende anche dai criteri di inserimento in ruolo e dalla formazione offerta: resta il fatto che una mole notevole del carico, bene o male, viene smaltita in questi uffici.

Il malessere degli “Onorari”, la crisi di cui non si occuperanno le cronache è – tuttavia – uno degli indicatori più evidenti e comprensibili dei mali del settore se lo Stato non è in grado di assicurarne l’amministrazione senza ricorrere massicciamente a soggetti poco più che volontari, a personale di cui non si provvede né a valutare né a garantire in seguito  adeguata preparazione per le delicate funzioni cui sono chiamati e che in un trattamento umiliante non trovano neppure lo stimolo per aggiornarsi e migliorare.

Si dirà allora: perché lo fanno?  Alcuni per spirito di servizio e, generalmente, sono i migliori (ottimi Onorari, non solo tra i Giudici di Pace si trovano…), altri c’è da supporre per arrotondare le entrate: uno per l’altro maltrattati non meno dei cittadini che si rivolgono a un sistema inidoneo a soddisfare quell’attesa di Giustizia che assomiglia sempre più ad una vana speranza.

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