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L’Europa dorme e la Cina avanza non solo in Africa

Albert De Bonnet

Il ministro degli esteri cinese Wang Yi all’inizio dell’anno si è recato in Africa per incontrare in Etiopia i leader dell’Unione africana. In seguito ha visitato il Burkina Faso, il Senegal ed il Gambia per rafforzare la cooperazione siglata durante il vertice tenutosi, lo scorso settembre a Pechino, al forum della cooperazione sino africana. Come ha sottolineato il quotidiano keniota Daily Nation, riportando i dati pubblicati dall’American Enterprise Institute, la Cina ha investito in Africa, in circa 13 anni, 298 miliardi di dollari e Pechino è diventato il più grande finanziatore singolo delle infrastrutture africane quali ponti, strade, porti ed impianti per l’energia.

Da questi dati emerge, una volta di più, la mancanza di visione, per quanto riguarda le strategie politiche ed economiche nonché quelle legate all’immigrazione, dell’Unione europea. L’espansionismo cinese non solo ha saputo creare nel continente africano una base potente e forte ma sia con l’acquisto di porti nel Mediterraneo che con la costruzione di importanti infrastrutture nell’estremo nord europeo sta creando un vero e proprio accerchiamento del continente europeo. Rimangono aperti gli interrogativi su come l’Italia intenda affrontare il problema nel contesto nazionale, europeo ed internazionale e se, tra le “politiche” del governo ci sia una seria difesa del know how dei prodotti italiani.

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