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La recessione…finalmente

Il titolo rappresenta sicuramente una immagine surreale dello scenario economico e finanziario del nostro Paese.  Il confronto  mediatico che si è inaugurata tra maggioranza ed opposizione rappresenta invece,  ancora una volta, l’immagine deprimente della realtà oggettiva di questa  classe politica e dirigente.

Da una parte la ex maggioranza accusa giustamente il governo in carica di aver portato il nostro paese ad una recessione quando loro, grazie alla sola ed unica crescita della domanda internazionale, erano invece riusciti ad avere delle trimestrali con segno positivo. Questa crescita, tuttavia ,era assolutamente attribuibile alla sola capacità delle PMI italiane di venire inserite all’interno di filiere estere ad alto valore aggiunto. Dimenticando, gli esponenti ora all’opposizione, l’esplosione del debito pubblico che ha raddoppiato la propria velocità di crescita con i governi Renzi e Gentiloni. Questi due governi infatti hanno utilizzato in modo improprio i vantaggi finanziari del quantitative easing introdotto nel gennaio 2015 dalla BCE. Non va dimenticato infatti come la riduzione dei tassi di interesse, cioè dei costi del servizio al debito, avesse raggiunto oltre i 30 miliardi l’anno.

La medesima ex maggioranza ora all’opposizione si dimostra incapace di registrare e ricordare gli evidenti segnali economici che indicavano come già dal secondo trimestre 2018 l’Italia fosse entrata in stagflazione a causa di un tasso di  crescita economica inferiore al tasso di inflazione stesso. Il semplice differenziale tra questi due valori si è rivelato fondamentale per la diminuzione dei consumi nel terzo trimestre, sempre nel 2018, attraverso una riduzione dei consumi complessivi  del  -2,5% ed alimentari dello -0,6%, la prima dal 2014. Senza considerare poi la scelta di utilizzare la fiscalità di vantaggio per attirare redditi milionari e non imprese a forte investimento, oltre all’adozione di una flat tax  per le finanziarie che favoriva di fatto quelle superiori ai 750.000 euro.

Viceversa, la maggioranza attualmente al governo ha dimostrato una mediocrità e sordità mai registrata in Italia in relazione a tutti i segnali di un rallentamento della domanda internazionale che automaticamente si sarebbe riflessa sulla crescita economica italiana. Sordi quanto incapaci da credere e affermare, ancora oggi, una crescita al 1,5%. In questo incredibile scenario come non ricordare quell’11 gennaio 2019 nel quale di Maio parlava di nuovo boom economico per il nostro Paese. Quindi, sempre sordi ad ogni input che arrivasse dall’economia internazionale, hanno varato una manovra finanziaria con una crescita prevista  al 1.5% (ma con clausole di salvaguardia da 23 e 29 miliardi per il 2020 2021). Uno scenario economico  internazionale il cui andamento  renderà inevitabile una manovra correttiva in corso del 2019. Il tutto per finanziarie a debito due chimere con una copertura pari alla validità delle creme sciogli pancia di Vanna Marchi.

In un contesto economico del genere questo governo, dimostrando la più assoluta sordità e mediocrità intellettuale, insiste nelle chiusure domenicali convinto di poter gestire l’e-commerce ma soprattutto confermando l’ideologica intenzione dello Stato liberale in uno Stato etico: anticamera dello Stato Socialista. Per non parlare della TAV la quale rappresenta l’ultima occasioni per il nostro Paese per non diventare il primo paese dell’Africa settentrionale.

Finalmente la recessione è arrivata e permette fin da ora a questi ridicoli personaggi da operetta di vomitarsi accuse di ogni tipo, quando entrambi gli schieramenti  dimostrano di non comprendere come l’intera classe politica degli ultimi 20 anni abbia portato il nostro Paese in questa situazione non avendo fatto tesoro assolutamente della lezione novembre 2011.

La recessione quindi “finalmente” dovrebbe zittire tutte le grida di questi ridicoli personaggi che popolano il mondo politico e soprattutto economico italiano.

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