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In attesa di Giustizia: la banalità del male

Talvolta, purtroppo sempre più spesso, la cronaca offre spaccati di una società che sembra essere in grave debito di ossigeno con i valori: una donna viene uccisa per poco più di tre euro che l’assassino si spende subito per una birra, dei ragazzini invece che giocare a pallone o andare al cinema si divertono dando fuoco a un clochard, una banale lite del sabato sera sfocia in una rappresaglia armata che stronca il futuro di un atleta che, a quanto pare, non era neppure il bersaglio.

E’ la banalità del male: uomini, giovani, apparentemente normali, contesti normali, nei quali è improvvisa e letale una violenza priva di qualsiasi spiegazione.

L’indignazione è unanime ma appartiene a quella medesima società che ha prodotto quei delinquenti così banali eppure così crudeli e subito si leva l’invito a sanzionarli con pene esemplari.

La Giustizia, purtroppo, quando la legge penale non ha svolto la sua funzione dissuasiva può solo muoversi nella duplice direzione di retribuire il delitto e tentare di recuperare i colpevoli: funzione quest’ultima indispensabile perché, tendenzialmente, prima o poi tutti escono dal carcere e bisogna prevenire per quanto possibile che delinquano ancora.

Gli adolescenti che hanno dato fuoco a un senza tetto non faranno nemmeno un’ora di detenzione: uno ha meno di quattordici anni e per la legge non è imputabile perché presuntivamente così immaturo da non saper discriminare ancora il bene dal male, l’altro è stato affidato ai servizi sociali e messo alla prova.

Preoccupa soprattutto il primo: se la Giustizia nulla può che ne sarà di lui in una famiglia che – evidentemente – non ha saputo trasferirgli insegnamenti basilari? Del secondo si può solo sperare che i Servizi Sociali svolgano la loro funzione al meglio, anche in questo caso di supplenza rispetto a un nucleo originario rivelatosi incapace di strutturarne la formazione. Se così fosse, la messa alla prova sarebbe certo meglio del carcere che rischia di risultare una palestra di criminalità per un giovane in età evolutiva che una analisi condotta su di lui da un team specializzato ha ritenuto del tutto immaturo.

Gli altri banali assassini di cui abbiamo accennato, invece, andranno in carcere, sono già in carcere e ci resteranno a lungo: rapidamente individuati e arrestati insieme alla loro povertà spirituale hanno fino ad ora segnato l’abilità investigativa delle nostre Forze dell’Ordine.

Arriveranno le condanne, la Giustizia amministrerà il loro futuro e in un certo senso anche il nostro a seconda che la finalità rieducativa della pena dovesse risultare efficace o fallire…ma se anche avesse esito positivo si può parlare di Giustizia in senso ampio e in questo mondo se una vita vale quanto una birra, e una lite inchioda sulla sedia a rotelle un atleta?

Il carcere altrui non ripaga di ciò che si è perduto per sempre come, credo, sia solo un sollievo apparente e crudele l’assistere alle esecuzioni capitali tipico del modello americano: guardare il boia in azione e un uomo morire, in realtà, segnala come la banalità del male alberghi pericolosamente un po’ in tutti e non c’è Giustizia che possa rimediarvi.

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