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Due errori non fanno una ragione

Negli ultimi mesi molti insulti sono stati indirizzati dai vicepremier e ministri italiani ai rappresentanti delle istituzioni europee, a partire dal Presidente della Commissione, e molti altri insulti sono arrivati ai massimi rappresentanti di alcuni paesi europei. Ieri dal Parlamento europeo sono partiti insulti verso il Presidente del Consiglio italiano ed in molti, certamente non simpatizzanti né di Conte ne dei partiti al governo, si sono sentiti offesi, giustamente, come italiani. Hanno sbagliato i primi ed hanno sbagliato i secondi e il rispetto delle istituzioni,al di là degli uomini che le rappresentano, è andato in soffitta. Lo scadimento della politica, l’incapacità di fronteggiarsi rispettando la forma, pur essendo durissimi nella sostanza, non è nelle capacità di chi ci rappresenta in Italia ed in Europa e questo è molto grave e può portare a pericolose conseguenze.

Che l’Italia, per colpa dell’atteggiamento dei suoi rappresentanti di governo, non abbia spesso buona stampa in Europa è un fatto antico, almeno a partire dal diverbio Berlusconi Schulz, e che l’Italia non abbia compreso che, per farsi rispettare bisogna conoscere i dossier, e non fare sparate pressappochiste o lanciare insulti, è un fatto grave, come è un fatto grave che noti ed esperti rappresentanti di gruppi politici europei scadano in battute da bar senza rendersi conto delle conseguenze, specie in vista delle prossime elezioni.

Certo chi la fa l’aspetti e perciò il governo italiano ha avuto indietro quello che si era cercato con gli epiteti dei mesi scorsi, ma alcuni autorevoli rappresentanti del Parlamento europeo hanno dimostrato di ignorare che due errori non fanno mai una ragione e questo è particolarmente grave. Avranno tutte le parti  in causa la capacità, il buon senso, l’avvedutezza di chiedersi reciprocamente scusa e di ripartire, pur da posizioni diverse e spesso antagoniste, per occuparsi seriamente di quanto serve ai cittadini? L’immigrazione, la disoccupazione,la crisi economica, il terrorismo, la criminalità organizzata, molte guerre, più o meno vicine ai nostri confini, il deterioramento dell’ambiente, l’aumento dell’uso criminale delle nuove tecnologie, tanto per fare alcuni esempi, hanno bisogno di un’Europa unita e di una politica comune non di insulti, ripicche ed improvvisazioni.

Aspettiamo fiduciosi, sperando che, ancora una volta, la nostra fiducia non sia tradita e che la nostra speranza non sia vanificata dai soliti interessi elettorali.

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