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Cittadinanza europea contrappeso all’euroscetticismo di partiti e governi nazionali

Lectio dell'on. Muscardini all'Istituto universitario europeo

Se volete vedere l’alternativa all’Unione europea andate in un cimitero militare, ebbe a dire il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ad attestare il successo e l’importanza  che la Ue, per quanti difetti possa avere, ha avuto come peace-maker sul Vecchio Continente.

A Firenze c’è il cimitero degli inglesi morti nell’ultima e più cruenta guerra di cui l’Europa sia stata teatro fino a quando non ha intrapreso la via della propria unificazione, ma esiste anche l’Istituto universitario europeo, che ospita cicli didattici rivolti agli studenti delle scuole secondarie superiori per illustrare loro le ragioni a favore dell’Unione europea.

E proprio davanti agli studenti delle scuole superiori – partecipando a questi cicli didattici – l’on. Cristiana Muscardini ha sottolineato che il no alla Ue è ben poca cosa, ben privo di solidi argomenti, se si sostanzia solo nel no, all’insegna del no agli sprechi, alla duplice sede del Parlamento europeo, a Bruxelles e Strasburgo, posto che la sede di Strasburgo, al confine tra Francia e Germania, sancisce la fine delle contrapposizioni, anche belliche, tra Stati europei, che proprio nelle dispute in merito all’appartenenza della regione dell’Alsazia hanno spesso (quasi sempre tra il 1870 e il 1939) hanno trovato il proprio innesco.

Troppo spesso – ha proseguito l’on. Muscardini in un gioco di smascheramento – l’euroscetticismo è del resto la comoda foglia di fico di chi, non avendo la capacità e l’applicazione occorrenti per capire il funzionamento della Ue (a partire dal fatto che la sede di Strasburgo è stabilita nei trattati istitutivi della Ue e può essere modificata solo se lo concordano tutti gli Stati dell’Unione, non certo se lo si strepita in una piazza italiana o attraverso vecchi e nuovi media), non sa cogliere le opportunità che la Ue offre ai suoi membri, come è evidente ad esempio in materia di cofinanziamenti europei che l’Italia riesce a perdere ogni qual volta si sente l’ombelico del mondo e non prova a prendere in considerazione le ragioni degli altri, realizzando quei compromessi che rappresentano la vera essenza della politica. Capita così, ha ricordato ancora l’on. Muscardini, che mentre la Ue aumenta gli stanziamenti dei programmi Life per coniugare energia e ambiente, l’Italia presenti un programma per le emissioni zero dei mezzi di trasporto un po’ troppo ottimistico alla luce delle tecnologie oggi disponibili su larga scala anziché provare a ottenere fondi europei per la risistemazione della rete idrica (che perde metà dei flussi veicolati) come hanno fatto, conseguendo il cofinanziamento di Bruxelles, altri soci del club europeo.

Di risultati per l’Italia – ha incalzato l’on. Muscardini – il rifiuto verso l’Europa ne ha portati ben pochi, molte di più sono state le occasioni perse. Germania e Francia hanno appena rinnovato col trattato di Aquisgrana il loro ruolo congiunto di vero motore di quello che la Ue può essere (in prospettiva, quell’unione politica che non si riuscì a realizzare nella prima decade di questo secolo, quando il progetto di Costituzione europea elaborato alla Convenzione europea con la partecipazione anche degli Stati dell’ex cortina di ferro all’epoca ancora sulla soglia di ingresso della Ue), l’Italia continua a patire l’incapacità di partecipare a questo progetto. In materia di dogane, ad esempio, dove Genova viene surclassata da Rotterdam, il cui porto sdogana le merci in ingresso in qualche ora, contro i 3-4 giorni che ci si impiega sotto la Lanterna. In materia, ancor prima, di tutela della produzione manifatturiera, visto che una Germania capace di muoversi nelle istituzioni dell’Unione ha saputo impedire l’adozione di quel regolamento sull’origine dei prodotti extra-Ue che l’Italia pure aveva proposto (evitando polemiche coi sovranisti e i trumpisti nostrani, l’onorevole ha ricordato che negli Usa l’indicazione di origine di quanto entra negli States dall’estero è legalmente richiesta fin dal 1930). La Cina, intanto, si espande, dall’Africa al porto del Pireo ad Atene, alle infrastrutture della penisola e del Nord Europa.

Di fronte a questo tradimento delle elites, pur non denunciato esplicitamente in questi termini, la conclusione della lectio agli studenti ha indicato nell’acquisire consapevolezza della propria cittadinanza europea di cui gode chiunque sia cittadino di uno Stato della Ue lo strumento per non rassegnarsi ma per rivolgersi direttamente alle istituzioni europee (lo si può fare in qualsiasi lingua riconosciuta come lingua ufficiale di almeno un Paese della Ue, ottenendo risposta nella medesima lingua) e reclamare ciò che non si riesce ad avere tramite istituzioni e rappresentanti del proprio Paese.

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