Interviste

Dopo più di vent’anni il Metodo Di Bella fa parlare ancora di sé

Un docufilm realizzato da un produttore straniero indipendente racconta perchè la cura fu delegittimata

A vent’anni di distanza si torna a parlare del Metodo Di Bella grazie al docufilm prodotto dal VFF Institute Mare Nostrum e.V. NPO – Österreich. ‘Il Metodo Di Bella – 20 anni dopo (1997-2017)’, della durata di 6 ore, è articolato in 10 parti e, lontano dal voler giustificare o criticare la cura che all’epoca della sua diffusione mediatica suscitò numerose polemiche e acerrime critiche da parte della comunità scientifica, approfondisce, grazie ad una accurata analisi della documentazione del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità relativi alla sperimentazione, i motivi di tante falsità attorno alla terapia, e presenta, di contro, le storie di tanta gente che decise, e decide, di sperimentarla. Il Patto Sociale ha intervistato il Dott. Giuseppe Di Bella che continua a portare avanti le ricerche di suo padre Luigi, scopritore del metodo.

Dott. Di Bella come mai a distanza di vent’anni si torna a parlare del Metodo Di Bella con un documentario?
Per la continua e crescente conferma nelle banche dati biomediche scientifiche come www.pubmed.gov  e https://www.researchgate.net della razionalità ed efficacia antitumorale del Metodo Di Bella che costituisce un progresso rispetto agli attuali protocolli oncologici, in termini di guarigioni, mediane di sopravvivenza e qualità di vita.

La comunità scientifica che per anni ha avversato il Metodo Di Bella è stata informata della diffusione del docufilm? Che reazioni ci sono state?
Fortemente contrariate, soprattutto dei circoli di potere che gestiscono il farmaco e relativo fatturato, anche se non possono delegittimarlo perché ogni affermazione è puntualmente, regolarmente, legalmente documentata.

Per realizzare il film sono stati intervistati 16 pazienti che sono completamente guariti dai tumori dai quali erano affetti senza ricorrere a chemio, radio o interventi chirurgici. Perché queste storie continuano a rimanere avvolte dal silenzio?
Perché sono dati di fatto evidenti, costituiscono un documentato atto d’accusa contro i circoli di potere che per 20 anni hanno nascosto la verità per loro inconfessabili interessi. Ne risultano delegittimati, perdono credibilità e potere. I pazienti intervistati nel film hanno presentato l’intera documentazione originale del loro decorso: dall’insorgenza della malattia alla guarigione, con cartelle cliniche, referti di indagini ematochimiche e strumentali, esami istologici e immunoistochimici, tutti verificati e legalmente certificati. I pazienti poi sono stati nuovamente intervistati dopo tre anni. Erano guariti. Le loro condizioni di stabilità sono state certificate da relazioni dei loro medici. Anche questi documenti sono legalmente certificati. Nel film viene riportata, inoltre, una rassegna di pubblicazioni sulle banche dati biomediche ufficiali internazionali che documentano l’efficacia del MDB e dell’assenza di tossicità. Questi dati sono riportati anche in italiano e per esteso nel portale ufficiale  www.metododibella.org .

Dal film emerge che all’epoca furono diffuse numerose falsità circa i criteri e la tossicità del Metodo Di Bella che si sono rivelate prive di fondamento. Possiamo dire, a distanza di anni, che si trattò solo di una avversione ‘di Stato’ contro quel metodo?
Il Metodo Di Bella è avversato per un gigantesco conflitto d’interesse ideologico e finanziario, è una rivoluzione copernicana dei paradigmi sia della ricerca medico scientifica, che della concezione terapeutica. Il MDB può essere definito concettualmente antropocentrico nel senso scientifico, filosofico, etico e cristiano del termine. Considera e cura il portatore del tumore, non il tumore come entità estrapolata da un’inscindibile unità biologica e spirituale. Così il Prof Luigi Di Bella ha sintetizzato il suo pensiero scientifico: “Essere essenziale più che l’inattuabile ed immaginaria uccisione di tutti gli elementi neoplastici, la realizzazione di tutte le condizioni, note, possibili e non dannose entro determinati limiti, atte a ostacolarne lo sviluppo, fino alla morte anche per apoptosi, soprattutto attraverso l’intergioco fra i numerosi fattori di crescita. “L’essenziale sta nell’attivare tutti gli inibitori dei noti fattori di crescita alle dosi e con tempestività e tempi opportuni. Il protocollo MDB è nato in quest’atmosfera, quella della vita e non dell’intossicazione e morte delle cellule, metodo che asseconda o esalta le reazioni vitali, senza ricercare con precisione statistica le dosi più opportune per uccidere”. Nella concezione del Prof. Di Bella il cancro è una forma di vita, “potente, prepotente, parassitaria, anarchica”. “Non esiste né esisterà alcun trattamento chemioterapico citotossico (né monoterapia) in grado di guarire un tumore solido, ma unicamente un Metodo, una multiterapia razionale e biologica, un complesso di sostanze sinergiche e fattorialmente interattive, singolarmente dotate di attività antitumorale atossica, che sequenzialmente o contemporaneamente agiscano centripetamente sulla miriade di reazioni biologiche della vita tumorale, riconducendo gradualmente alla normalità le reazioni vitali deviate dal cancro”. Da qui è venuta non una sostanza, ma un metodo per la prevenzione e cura del cancro.

Lei porta avanti quanto suo padre ha fatto per un’intera vita. Quanti, malgrado non ci sia mai stata l’ufficialità per l’uso della terapia Di Bella, decidono di rivolgersi a lei dopo aver sperimentato le cure tradizionali e quanti preferiscono sperimentare solo il suo trattamento?
Nel corso di 20 anni qualche migliaio, di questi sono pubblicati sulle banche dati biomediche www.pubmed.gov e https://www.researchgate.net oltre un migliaio di casi reperibili digitando Luigi Di Bella, o Giuseppe Di Bella, la rassegna completa delle pubblicazioni nella sezione “Pubblicazioni scientifiche” in prima pagina del sito www.metododibella.org.

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Raffaella Bisceglia

Pugliese trapiantata a Milano da 13 anni, è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Giornalista professionista dal 2001 attualmente svolge l’attività di addetta stampa e collabora con Famiglia Cristiana e Cronaca Qui. In passato ha lavorato, tra gli altri, per le emittenti televisive Telenova e Telepiù, per il quotidiano Il Meridiano e scritto di calcio e televisione per i siti Calciomercato.com e Datasport e il settimanale Controcampo.

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