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La Turchia nega l’accredito ai giornalisti stranieri prima delle elezioni di marzo

Nemico e carceriere dei giornalisti il governo turco di Recep Tayyip Erdogan, a poche settimane dal voto si è rifiutato di accreditare 50 corrispondenti stranieri che intendevano coprire la tornata elettorale. I corrispondenti che lavorano da anni per Suddeutsche Zeitung, ZDF, Tagesspiegel e ARD non hanno ricevuto alcun pass per la stampa. Il fatto che così tanti giornalisti stranieri siano bloccati prima delle elezioni comunali del 31 marzo, in cui il partito al potere islamista AK si aspetta di perdere terreno, solleva nuove preoccupazioni sulla campagna in corso di Erdogan per distruggere l’indipendenza dei media in Turchia. L’edizione in lingua tedesca del quotidiano filo-governativo Sabah ha sostenuto il 5 marzo, senza fornire prove, che i giornalisti sono legati al chierico statunitense Fethullah Gulen, arcinemico di Erdogan. Dopi il colpo di stato fallito nel 2016, il governo turco ha spento 31 canali TV, 34 stazioni radio, chiuso cinque agenzie di stampa, 62 giornali, 19 riviste e ha cancellato centinaia di migliaia di dipendenti pubblici. La Germania ha avvertito i suoi cittadini che rischiano l’arresto per aver espresso opinioni in Turchia.

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