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Le riforme funzionali per uno stato democratico

La storia insegna come risulti molto difficile per un sistema complesso come il nostro stato burocratico riuscire ad autoriformarsi verso una maggiore efficienza. Un sistema per sua stessa definizione rappresenta un insieme di soggetti i quali allestiscono un quadro normativo che possa rappresentare una base comune con il principale obiettivo di tutelare gli interessi dei singoli aderenti quanto nella  loro declinazione  comune. Tuttavia le priorità indicate nei tentativi di riforma degli ultimi anni, fallite la prima  con l’esito del referendum costituzionale del dicembre 2016 o la seconda, sempre più evanescente come l’autonomia del Veneto ( 92% di consensi), dimostrano come il sistema italiano sostanzialmente dimostri ancora una volta la propria impermeabilità ai cambiamenti e confermi la minima capacità di autoriformarsi.

In più gli argomenti da sempre oggetto di tali modifiche istituzionali sono sicuramente molto importanti ma all’interno di un contesto economico espressione del mercato globale anche il loro eventuale successo avrebbe procurato degli effetti minimi nell’ottica di rendere il nostro paese più attrattivo per  gli investimenti esteri.

La stessa azione degli ultimi  governi dimostra esattamente questa  miopia politica. Il governo Renzi nel 2015 partorì l’Investment Compact il quale aveva tra le proprie caratteristiche l’introduzione della

non-retroattività fiscale (che diventa quindi un fattore attrattivo) per gli investimenti ma solo se superiori ai 500 milioni. Un classico esempio della errata  percezione di un fattore fondamentale in quanto la non retroattività fiscale rappresenta un parametro fondamentale per quanto riguarda l’analisi ma soprattutto il Roe (Return of investment) di investimenti in un determinato paese.

La soglia dei 500 milioni automaticamente escludeva tutti i finanziamenti  relativi alle PMI che necessitano di supporti finanziari  inferiori e contemporaneamente rappresentano il 95% del tessuto produttivo italiano.

Pochi giorni fa, ed arriviamo ad un secondo esempio, la sezione unita della Cassazione ha stabilito che lo Stato per i buoni fruttiferi postali possa retroattivamente modificare i tassi di interesse praticati anche senza avvertire il risparmiatore. Di fatto i vecchi buoni risultano decaduti e soggetti alla nuova normativa in tema di maturazione  degli interessi.

Due esempi  così lampanti da dimostrare come il parametro da modificare immediatamente risulti  proprio il principio della retroattività fiscale (utilizzato anche dal governo Prodi con ministro Visco) che rappresenta un controsenso nel diritto e che non valuta il nuovo contesto competitivo nel quale l’economia italiana si trova. I limiti di un sistema della propria capacità di autoriformarsi partono dalla incapacità di percepire quali siano i problemi fondamentali all’interno di un contesto internazionale.

L’attrattività per quanto concerne gli investimenti (primo aspetto) ed il rapporto fiduciario tra risparmiatore e le diverse forme di investimento e del credito (secondo aspetto), già fortemente incrinato dalla vicenda delle banche Venete, dimostra ancora una volta come il principio della non-retroattività fiscale debba essere inserito assolutamente all’interno delle modifiche costituzionali con il fine di ridurre per una volta la lontananza tra il mercato reale, i cittadini ed il mondo economico – istituzionale.

La retroattività fiscale modifica, inoltre, radicalmente la funzione stessa dello Stato il quale in virtù di questo principio non risulta più un sistema articolato che tutela interesse di investitori, risparmiatori e cittadini ma una vera e propria entità superiore che opera e legifera a proprio favore. La sentenza delle sezione unite della Cassazione per quanto riguarda i buoni fruttiferi dimostra come da sistema normativo che rappresenta una base normativa comune per diversi soggetti si sia direttamente  passati alla prevalenza degli interessi dello Stato che opera per proprio esclusivo interesse. Non è sicuramente questa la declinazione di uno stato democratico.

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