International

Alcune doverose e inevitabili domande da fare

La coscienza viene alla luce con la rivolta.

Albert Camus

Sabato scorso, 16 marzo, a Tirana si è svolta un’altra protesta contro il malgoverno. La quinta nell’arco di solo un mese e soltanto nella capitale dell’Albania. Era di nuovo una massiccia protesta, paragonabile, come numero di partecipanti, a quella svoltasi proprio un mese fa, il 16 febbraio. Mentre le ragioni e le motivazioni della popolazione, non solo della capitale, per protestare aumentano ogni giorno che passa. Così come aumenta anche l’irresponsabilità istituzionale del primo ministro albanese di fronte a una simile e allarmante situazione. Lui però continua a fare orecchie da mercante, sperando soltanto nel “generoso supporto dei rappresentanti internazionali” e nella polizia di Stato. Una polizia ormai pericolosamente politicizzata e al servizio del primo ministro. Il quale sta disperatamente sperando anche nella sua ben organizzata e potente propaganda, sostenuta dalla maggior parte dei media sotto controllo e da tanti analisti eunuchi che vendono l’anima al miglior offerente.

L’ultima trovata del primo ministro, in vistosa crisi di nervi, la sua ennesima forzata messinscena sembra essere la costituzione di una “nuova opposizione”. L’ha così battezzata lui stesso, dopo che i deputati dell’opposizione, quella istituzionale, hanno ufficialmente rassegnato in blocco i loro mandati alcune settimane fa. Rassegnazione dei mandati, sulla quale il primo ministro ha scommesso contro e scherzato sopra, per poi perdere clamorosamente ed inaspettatamente la sua scommessa e ingoiare gli scherzi fatti. Adesso sta puntando tutto sulla sua “nuova opposizione”, rappresentata da certi personaggi al limite del grottesco e comunque senza nessun freno morale. Un ulteriore segno tangibile e significativo della profonda crisi istituzionale creatasi ormai in Albania. Intanto tutto il sistema è controllato personalmente da un primo ministro irresponsabile, mentre la Corte Costituzionale, l’ultimo e l’unico garante secondo la Costituzione albanese, da circa un anno non funziona più!

Nel frattempo, da un mese, continuano in Albania le proteste dei cittadini disperati e irritati. Proteste che meritano la dovuta attenzione da parte di tutti. Anche perché stanno portando a galla fatti e realtà che il primo ministro e i suoi hanno cercato di tenere nascoste e fuori dall’attenzione pubblica. Adesso, di fronte a questi ultimi sviluppi legati alle proteste dei cittadini, si pongono naturali delle domande, alle quali ormai è obbligatorio dare delle risposte. Senza però mentire e tergiversare.

Ormai ci si deve chiedere, senza mezzi termini, a chi serve realmente la polizia di Stato? Ed è ancora la polizia di Stato, oppure è diventata una polizia politicizzata? Perché durante le proteste massicce delle ultime settimane in Albania, il comportamento di alcuni segmenti della polizia è stato tutt’altro che professionale. Basta riferirsi soltanto all’uso sproporzionato, ingiustificato e ingiustificabile di certi tipi di gas, in alcune “azioni di contenimento” per dissuadere e allontanare i protestanti. In base agli effetti provocati sull’organismo e secondo gli specialisti sembrerebbe che siano stati usati anche dei gas non lacrimogeni. Come in Siria, quando il regime di Basar al’Asad ha usato “strani gas” contro la popolazione. In più, alcune “operazioni di contenimento e di dissuasione” della polizia contro i protestanti, sembrerebbero mirare non tanto a svolgere professionalmente i compiti in casi del genere, quanto a creare delle determinate situazioni di “disordine e di violenza”. Per poi attribuire tutto ai protestanti, accusandoli di “generatori di disordini e di atti vandalici” e parlare di proteste violente. Da sottolineare che il ministro degli Interni, nominato soltanto alcuni mesi fa, è un zelante e sottomesso servitore del primo ministro. Mentre molti degli alti funzionari della polizia, oltre a quelli irreperibili e ricercati dalla giustizia per il traffico illecito della cannabis e altri gravi reati, sono stati e/o sono tuttora coinvolti in faccende occulte controllate dalla criminalità organizzata. Ovviamente con il beneplacito e dietro ordini ben precisi dei massimi livelli del potere politico. Perciò, a chi serve realmente la polizia di Stato?

Ormai si deve chiedere, senza mezzi termini, a chi servono realmente alcuni “rappresentanti internazionali” presenti e/o in missione ufficiale in Albania? I quali, con il loro incondizionato supporto al primo ministro peggiorano soltanto la situazione. Perché ormai questi “rappresentanti internazionali”, scegliendo la stabilità alla democrazia, sono stati talmente di parte e in alcune occasioni anche ridicoli, ripetendo parola per parola le stesse tesi propagandistiche e usando dichiarazioni e frasi che sembrano siano scritte proprio dalla mano del primo ministro. Come mai i “rappresentanti internazionali” non hanno sentito la puzza dei gas sproporzionatamente usati dalla polizia contro i protestanti? Anche se in alcuni casi i loro uffici/residenze si trovassero vicini e l’onda dei gas è arrivata anche lì. E come mai i “rappresentanti internazionali” non sono stati in grado di verificare e/o di capire le “operazioni tattiche di contenimento e di dissuasione” della polizia politica, per far sembrare tutto come “atti di vandalismo e di violenza”? Invece le proteste sono state veramente calme e pacifiche, se paragonate per esempio a quelle dei gilet gialli a Parigi e/o in altre città europee. Da dove, forse, provengono e vivono anche molti dei “rappresentanti internazionali”. Lo sanno i “rappresentanti internazionali” che i cittadini albanesi stanno protestando contro la povertà diffusa, contro l’allarmante e ben evidenziata corruzione, contro la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata, contro l’arroganza e la violenza governativa e contro tanto altro? Loro però e chissà perché parlano della “violenza” dei cittadini che protestano! Riescono a capire i “rappresentanti internazionali”, che la violenza e l’arroganza quotidiana esercitata dal primo ministro e dalle sue strutture speciali al suo ordine e servizio, è ben diversa e ha causato, tra l’altro, anche tante vittime umane innocenti? Compresi anche tanti bambini malnutriti?! Usare due pesi e due misure non fa onore a nessuno!

Per fortuna adesso e ogni giorno che passa, i cittadini albanesi non credono più a quello che dicono i “rappresentanti internazionali” e scherzano con loro. Questo fatto, di per se, rappresenta una grande vittoria ottenuta da queste proteste. Un’altra vittoria delle proteste di queste settimane è di aver attirato l’attenzione dei più importanti media internazionali che, con la loro presenza diretta durante le proteste, stanno testimoniando realmente quello che sta succedendo in Albania e le ragioni delle proteste.

Ormai le vere sfide sono quelle dell’opposizione politica in Albania. Riuscirà a tenere il passo dei cittadini, oppure deluderà di nuovo e come sempre ha fatto, da alcuni anni a questa parte? È tutto da vedere nei giorni a venire.

Chi scrive queste righe è convinto che tra la stabilità e la democrazia per l’Albania, sceglierebbe sempre la seconda. Perché la migliore e la più duratura stabilità per un paese è quella raggiunta e garantita da un sistema veramente democratico. Egli considera abominevole e molto dannoso qualsiasi tentativo dei “rappresentanti internazionali” di sottomettere la democrazia alla stabilità. Vendendo anche l’anima.

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