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Le tempeste della Brexit si stanno calmando

Ma non preannunciano ancora il bel tempo

Si è sempre in alto mare con la Brexit, ma le onde più tempestose si stanno calmando. Due elementi nuovi hanno contribuito a questo rallentamento della tempesta. Da un lato la dichiarazione formale della premier Theresa May di essere disposta ad abbandonare i suoi incarichi: leader dei Tory e capo del governo, a condizione che il suo accordo con l’UE trovi una maggioranza in Parlamento, e, dall’altro, una serie di votazioni, conseguenti alla decisione di lunedì scorso di avocare al Parlamento il potere decisionale sul processo d’uscita dall’UE. Quella decisione infatti prevede un voto prioritario sulle eventuali proposte “indicative” riguardanti soluzioni alternative alla linea May. La minaccia delle dimissioni ha spostato qualche intenzione di voto sull’accordo con l’UE. L’ex ministro degli Esteri Boris Johnson, ad esempio, ha cambiato parere, ma si è molto distanti ancora da una maggioranza, tanto più che il partito unionista nordirlandese, DUP, alleato di governo della May, è irremovibile e ha ribadito il suo no. “I primi ministri vanno e vengono – ha dichiarato – ma le questioni commerciali e costituzionali toccate dall’accordo di ritiro, restano”. Sul terzo voto da effettuare eventualmente sull’accordo May resta l’incognita dello speaker della Camera, John Bercow, che fino ad ora ha impedito il voto e che sarebbe disponibile a concederlo soltanto se vi fossero modifiche sostanziali. Da parte sua la May ritiene che già la proroga dell’uscita e i chiarimenti sulla questione del confine  dell’Irlanda del Nord ottenuti a Bruxelles durante l’ultimo Consiglio UE siano una novità da non negligere. Bercow ha confermato che sarà lui solo a decidere e l’annuncio potrebbe aver luogo la sera prima del voto, quindi questa sera. Il Parlamento ha poi bocciato, nelle votazioni di ieri, tutte e otto le alternative al piano Brexit della May, approvando soltanto una modifica della data della Brexit nella legge britannica con 441 voti a favore e 105 contrari. Si è rimossa quindi la data del 29 marzo per portarla al 22 maggio, come la May aveva concordato con i partner UE. Se tuttavia l’accordo non verrà approvato, la data è anticipata al 12 aprile. Il fatto che non sia stata trovata una maggioranza su nessuna delle opzioni presentate, significa che il Parlamento non ha ancora trovato un modo per uscire dal guado in cui si trova da tre anni. Le onde della tempesta si sono un po’ calmate, ma non è ancora possibile intravvedere l’approdo. Secondo referendum come chiedevano più di un milione di persone per le strade di Londra? No, respinto ieri. Revoca dell’art. 50 come l’hanno chiesto 5,6 milioni di firme? Nemmeno. Rimanere nell’Unione doganale e rendere soft la Brexit? Neppure. Uscire senza accordo (no deal)? Assolutamente no. Le due opzioni più votate sono state quelle a favore di un referendum bis, con 268 sì, ma 295 no; e quella favorevole all’unione doganale, con 264 sì e 272 no, la più vicina alla maggioranza. Il risultato che sembra da stallo totale, non impedirà comunque un ballottaggio lunedì primo aprile, fra le ipotesi meno sgradite. La May, combattiva come sempre, ha tagliato la testa al toro con l’offerta delle sue dimissioni ed ha commentato: “So che c’è il desiderio di un nuovo approccio e una nuova leadership nella seconda fase dei negoziati, e io non mi metterò di traverso. Ma prima dobbiamo far passare l’accordo e portare a compimento la Brexit. Sono pronta a lasciare il mio posto prima di quanto intendessi, in modo da fare ciò che è giusto per il nostro Paese. Chiedo a tutti in questa stanza di appoggiare l’accordo, così che possiamo compiere il nostro dovere storico: dar corso alla decisione del popolo britannico e lasciare l’Unione europea in maniera ordinata. Sarà testarda, questa May, ma le si deve riconoscere una grande coerenza ed uno spessore politico molto lontano dai giochetti politicanti che invece hanno usato fino ad ora, tra la maggioranza e tra l’opposizione, tutti coloro che hanno strumentalizzato la Brexit a fini di potere.

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