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Il coraggio di ribellarsi

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità,
bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e
rassegnazione passiva. Bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

Rita Levi-Montalcini

Sabato scorso, 13 aprile alle 18.00, come era stato annunciato, a Tirana è cominciata un’altra grande protesta organizzata dall’opposizione. Gli albanesi, ormai da alcuni anni, hanno tutte le sacrosante ragioni per scendere in piazza e per protestare. Hanno tutte le sacrosante ragioni per rifiutare con sdegno un governo corrotto che non li rappresenta e per chiedere con determinazione le dimissioni del primo ministro. Quella di sabato scorso era la nona protesta nell’arco di otto settimane e la terza a livello nazionale, dopo quelle massicce del 16 febbraio e del 16 marzo. I manifestanti numerosi, sfidando il cattivo tempo e la pioggia, hanno riempito il viale principale di Tirana e si sono fermati di fronte all’edificio del Consiglio dei Ministri. Sabato scorso la protesta è stata trasmessa in diretta anche da importanti media internazionali. Una novità questa che, di per se, rappresenta un successo ed un obiettivo raggiunto delle proteste in corso in Albania ormai da due mesi.

Secondo i rappresentanti dell’opposizione quella di sabato scorso era “la più grande protesta mai organizzata” e una “protesta storica”. Erano in pochi, invece, per il primo ministro e la propaganda governativa. In realtà era una protesta con una considerevole partecipazione e questo fatto è stato evidenziato e testimoniato dai media, compresi quelli internazionali. I cittadini, numerosi, esercitando un loro fondamentale diritto, protestano contro il malgoverno. Come in qualsiasi altro paese democratico. E questo è importante. Perciò, meglio concentrare l’attenzione sulle ragioni che spingono i cittadini a scendere in piazza e su come risolvere finalmente i loro seri problemi. Poi ogni altra cosa a tempo debito. Ma per il momento questo sì che dovrebbe essere il vero obbligo istituzionale e morale dei dirigenti dell’opposizione. Ed essere, allo stesso tempo, molto attenti con le promesse fatte! Come insegna a tutti la saggezza secolare. E cioè si deve pensare bene prima di promettere, si deve promettere soltanto quello che si può fare e poi si deve fare di tutto per mantenere le promesse fatte! I dirigenti dell’opposizione si devono ricordare bene cosa è accaduto in questi due anni, come diretto risultato delle promesse fatte e poi non mantenute. Loro devono ricordare che si fa presto a perdere di nuovo la fiducia della gente, con tutte le inevitabili ripercussioni. Come dopo l’accordo, del tutto non trasparente del 18 maggio 2017, tra il capo dell’opposizione, quello attuale, e il primo ministro, anche lui quello attuale. La gente non dimentica facilmente!

La protesta di sabato scorso a Tirana si ricorderà anche, e soprattutto, per l’uso ingiustificato e sproporzionato del gas, da parte della polizia di Stato contro i manifestanti. Lo hanno fatto anche durante altre proteste in questi due ultimi mesi. Secondo gli specialisti, si tratterebbe di un gas non lacrimogeno, che crea seri problemi per la respirazione e non solo, fino allo svenimento entro pochi minuti. Sabato scorso, l’uso del gas dalla polizia di Stato contro i manifestanti risulterebbe essere in palese violazione non solo dei protocolli e dei regolamenti interni, ma anche delle convenzioni internazionali. Sabato scorso, dall’uso ingiustificato e sproporzionato di quel gas, sono rimaste vittime e hanno sofferto per le conseguenze non solo i manifestanti, ma anche cittadini che abitavano e/o si trovavano nei paraggi. Compresi alcuni giornalisti e cronisti che facevano il loro dovere. Un fatto grave che, di per se, dovrebbe rappresentare un serio e valido argomento per riflettere e trarre le dovute conclusioni.

Nel frattempo, il primo ministro albanese che si nasconde, non dice niente e non esprime solidarietà ai giornalisti e ai fotoreporter feriti, svenuti e sentitisi male durante la protesta per via dell’uso ingiustificato e sproporzionato del gas. Chissà perché! Non sono mancate però le “dichiarazioni confezionate” a proposito dalle solite mani e lette da due ministri del governo, all’indomani della protesta. Dichiarazioni prive di senso e d’intelligenza, che hanno parlato molto più e molto meglio che le parole lette con difficoltà dai due ministri.

L’uso ingiustificato e sproporzionato del gas da parte della polizia di Stato, sabato scorso, dovrebbe far riflettere tutti. Lo devono fare finalmente e seriamente anche alcuni rappresentanti internazionali. Proprio loro che, come sempre, non vedono, non sentono e non capiscono niente. Proprio loro che parlano di “proteste violente”, mentre in simili casi, nei loro paesi di provenienza, sono accadute cose ben diverse e ben più “violente”. Proprio loro che non hanno visto e non hanno sentito, per anni, della coltivazione diffusa su tutto il territorio della cannabis e del suo traffico illecito. Come non hanno visto e sentito niente della corruzione capillare che sta divorando le istituzioni governative e statali. Proprio loro che non hanno visto e non hanno sentito niente degli abusi clamorosi con gli appalti pubblici e gli scandali milionari. Come non hanno visto e non hanno sentito niente anche di tante altre cose, ognuna delle quali, nei loro paesi di provenienza, sarebbe bastata per chiedere e/o dare le dimissioni ministri e primi ministri. Ma loro, guarda caso, non vedono e non sentono niente. Non lo hanno detto i rappresentanti internazionali! Ergo il fatto non sussiste e niente di tutto ciò accade in Albania! Un bel sostegno per il primo ministro albanese. Perché questa è una delle sue giustificazioni preferite e ripetute, ogni volta che viene preso “col sorcio in bocca”. Meglio di così, come hanno fatto e stanno facendo alcuni “rappresentanti internazionali” in Albania, non si può sostenere il male, nonché l’ideatore, l’attuatore e approfittatore di quel male!

Grazie alle ultime proteste, finalmente è stata attirata l’attenzione dei media internazionali su quello che sta realmente accadendo in Albania. Cosa che non succedeva prima, dando perciò al primo ministro e alla propaganda governativa la possibilità di abusare e di deformare la realtà. Anche con lo scontato sostegno della maggior parte dei media locali sotto controllo. Allo stesso tempo, la mancanza continua e quasi totale dell’attenzione mediatica internazionale ha facilitato la “missione istituzionale” di certi rappresentanti internazionali. Proprio quelli che non hanno perso e continuano a non perdere occasione mediatica, reti sociali comprese, di applaudire il primo ministro e i “successi” del governo. Proprio quelli che in Albania dovevano e devono fare solo e soltanto ciò che prevede la Convenzione di Vienna e quanto è permesso e/o tollerato nei loro paesi di provenienza. Niente di più o di meno!

Chi scrive queste righe crede fermamente che la situazione in cui si trovano da alcuni anni gli albanesi è veramente grave. Egli ritiene direttamente e istituzionalmente responsabile di tutto ciò il primo ministro. Considerando però la sua arroganza e la sua sordità, allora che ben vengano le proteste! E se necessario anche le ribellioni. Perché è l’unico modo per abbattere una dittatura che si sta costituendo, se non lo è già! Bisogna, perciò, coltivare il coraggio di ribellarsi. Perché, come diceva Benjamin Franklin, ribellarsi ai tiranni significa obbedire a Dio. Chi scrive queste righe non smetterà mai di ripeterlo.

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