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L’innovazione tecnologica

L’innovazione tecnologica rappresenta un processo progressivo ed inarrestabile contro il quale risulta infantile opporre una qualsiasi forma di rifiuto mentre l’attenzione andrebbe indirizzata verso gli effetti reali e non certo verso il processo. Le applicazioni che vengono quasi quotidianamente introdotte, al di là delle competenze che esprimono nella loro ideazione, vengono inserite nell’economia reale per dei motivi specifici e facilmente identificabili. Possono venire individuati tre obiettivi che si possono raggiungere attraverso l’adozione di tutti gli step progressivi dell’innovazione tecnologica, in particolar modo nel settore industriale.

Va, infatti, ricordato ancora una volta che per il settore dei servizi è evidente come l’innovazione tecnologica tenda sostanzialmente ad eliminare ogni spazio all’intermediazione ma anche ad annullare, per determinate operazioni, il valore di una qualsiasi qualifica professionale.

Tornando al mondo industriale l’innovazione tecnologica si pone come primo obiettivo quello di velocizzare i processi produttivi in un momento in cui, poi, il time-to-market risulta  progressivamente sempre minore, offrendo una sempre maggiore importanza al fattore “velocità di risposta al mercato” come determinante per una strategia di successo aziendale. Al contempo questo processo innovativo viene applicato anche nella fase di ideazione e di creazione di un prodotto offrendo la possibilità di analisi delle diversificazioni che da un’idea innovativa si possano sviluppare.

In un’ottica di politica strategica, tuttavia, l’innovazione tecnologica offre la propria importante possibilità rendendo possibile l’obiettivo di avviare un processo di riduzione della concentrazione di manodopera per milione di fatturato. In questo modo si avvia un processo virtuoso che rende  maggiormente competitive le produzioni industriali italiane all’interno di un mercato caratterizzato da delocalizzazioni estreme. Un fattore strategicamente importantissimo in quanto renderebbe maggiormente competitive le produzioni italiane abbassando appunto il C.l.u.p. (costo del lavoro per unita di prodotto). Uno scenario di nuovo sviluppo fondamentale anche nell’ottica di una politica incentivante per gli investimenti se abbinato ad una fiscalità di vantaggio.

L’effetto di sintesi renderebbe nuovamente interessante investire nel nostro sistema industriale e così riavviare una reale politica di sviluppo industriale che rappresenta una delle poche vie se non l’unica strategia al fine di accrescere la ricchezza prodotta e quindi il Pil.

Viceversa il nuovo presidente dell’INPS Tridico è riuscito nell’intento di cancellare attraverso una semplice e ridicola affermazione questo complesso processo innovativo affermando senza vergogna che per aumentare l’occupazione andrebbe diminuito l’orario di lavoro a parità di retribuzione.

Con questa incredibile ammissione di incompetenza economica il presidente dell’INPS è riuscito ad annullare il concetto di produttività e competitività che caratterizza il mondo odierno nel quale le aziende si trovano costrette a competere. Il novello Bertinotti 4.0 dimostra in questo modo di essere una persona inadatta alla presidenza dell’INPS in quanto si può anche non conoscere il contesto economico attuale ma per negarlo, soprattutto negli aspetti reali, risulta necessaria una incompetenza senza pari, dimostrando parallelamente come i criteri ispiratori delle politiche economiche del mondo economico ed  industriale rispondano a polarità valoriali opposte rispetto a quelle dell’Inps e del suo presidente. Ulteriore conferma del default culturale del nostro paese avviato dai governi precedenti ma reso (e senza l’ausilio dell’innovazione tecnologica) velocissimo ed inarrestabile dall’attuale governo in carica.

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