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Il Parlamento europeo approva tutele per i lavoratori a chiamata

Con 466 sì, 145 no e 37 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva una serie di tutele per i lavoratori a chiamata, a voucher o tramite piattaforme digitali (come Uber, Foodora o Deliveroo che tanto scandalo hanno sollevato in Italia nei mesi scorsi), nonché per i tirocinanti e gli apprendisti retribuiti se lavorano in media almeno tre ore alla settimana e 12 ore su quattro settimane. La legge, già concordata con i ministri Ue, lascia 3 anni agli Stati dell’Unione per implementare le norme che garantiscono una serie di diritti. Le nuove norme assicureranno maggiore trasparenza da parte dei datori di lavoro, che dovranno entro sette giorni informare i loro impiegati degli aspetti essenziali del loro lavoro (descrizione delle mansioni, data di inizio, durata, retribuzione, etc.), e ribalteranno la situazione alquanto precaria in cui si sono trovati finora questi lavoratori concedendo innanzitutto un livello minimo di prevedibilità sugli orari ed i giorni di lavoro. Si darà loro poi la possibilità di rifiutare un qualsiasi incarico lavorativo al di fuori degli orari prestabiliti, senza incorrere in alcuna conseguenza, e di poter accettare un altro lavoro, laddove gli orari non combacino con quelli già stabiliti dal precedente contratto, senza incappare in eventuali sanzioni dai datori di lavoro. Infine, sono state regolate anche le parti inerenti i periodi di prova e formazione, con i primi che non potranno eccedere i 6 mesi, o comunque dovranno essere proporzionali alla durata prevista del contratto in caso di lavoro a tempo determinato, ed i secondi che dovranno essere forniti gratuitamente dal datore di lavoro ed inclusi all’interno dell’orario lavorativo. I lavoratori con contratti a chiamata o con forme analoghe di occupazione beneficeranno di un livello minimo di prevedibilità, come orari e giorni di riferimento predeterminati, la possibilità di rifiutare, senza conseguenze, un incarico al di fuori dell’orario prestabilito o essere compensati se l’incarico non è annullato in tempo. Non soltanto. I datori di lavoro non potranno sanzionare i lavoratori che vogliono accettare impieghi con altre imprese, se le nuove mansioni non rientrano nell’orario di lavoro stabilito. Nuove misure nazionali sono poi da stabilire, per prevenire le pratiche abusive, quali dei limiti allo scopo e alla durata del contratto. Inoltre, i periodi di prova non potranno essere superiori a sei mesi o proporzionali alla durata prevista del contratto in caso di lavoro a tempo determinato. Un contratto rinnovato per la stessa funzione non potrà essere definito quale periodo di prova. Infine, il datore di lavoro dovrà fornire gratuitamente una formazione che sarà inclusa nell’orario di lavoro. Quando possibile, tale formazione dovrà essere anche completata entro l’orario di lavoro.

Il pacchetto di tutele varato in sede europea non si applica ai lavoratori autonomi.

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