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Notre Dame il giorno dopo: alla paura e al dolore è subentrata la speranza e la fiducia

Quel che si temeva, fortunatamente non è accaduto. Il giorno dopo il tremendo rogo, Notre Dame de Paris è ancora là. Non tutto è bruciato ed è stato possibile limitare le fiamme dove l’incendio è scoppiato, vale a dire a due terzi del tetto ed alla guglia. Il resto, sia pure malconcio per il fumo e l’acqua dei pompieri, è stato salvato e potrà tornare all’antico splendore. Si è avuta certezza, tra l’altro, del salvataggio di reliquie preziose e di opere d’arte, trasportate al Louvre per le pulizie e i restauri. La facciata è integra, le torri salve e i rosoni, bellissimi, anche. Un grande respiro di sollievo ha sostituito il pesante sentimento d’angoscia del giorno prima. Le processioni di ringraziamento, che riunivano una grande folla, molti cattolici in preghiera, soprattutto tanti giovani, ma anche  tanti altri cittadini di cui non ci è dato sapere il credo, in  silenzio, si sono svolte incessantemente. E’ stato una specie di risveglio, dopo mesi e anni di silenzio pubblico, nonostante centinaia di attacchi blasfemi ed empi alle chiese e ad altri luoghi sacri. Come il feroce assassinio del Padre Jacques Hamel, prete di 86 anni, avvenuto a Saint-Étienne-du-Rouvray (Normandia), il 26 luglio 2016 mentre celebrava la messa, per mano di due giovani fanatici islamisti. E’ come se la cristianità parigina si fosse improvvisamente risvegliata da un lungo letargo, che fa seguito a innumerevoli vandalismi e a gratuite e criminali violenze subite in questi ultimi tre o quattro anni. Facevano una certa impressione, la notte del rogo, quei gruppi di giovani con il rosario in mano, inginocchiati sul suolo bagnato per pregare la Nostra Signora di Parigi, oggetto di tanta disastrosa violenza incendiaria. Pregavano e cantavano, con la calma dei forti e con la speranza di essere esauditi. Ed ai canti seguiva un silenzio d’attesa, rotto dallo scrosciare dell’acqua  dei pompieri, insufficiente a spegnere i focolai che illuminavano sinistramente il cielo. “Questi giovani in preghiera sono un grande segno della vittoria di Cristo” – mi sussurrava con ammirazione mia figlia Maria Claudia. La quale è rimasta affascinata anche dalla croce dell’altare maggiore che riluceva nell’abside buia, ripresa poi dall’Ansa e pubblicata sulla rete. Era una luce splendente nel buio tutto attorno. Come un segno di vita e non di distruzione. L’immagine acquista un particolare significato per i fedeli cattolici, che sono all’inizio della Settimana Santa. Molti di loro, sui social media, l’hanno ripresa, accompagnandola al motto dei certosini: “la Croce resta salda mentre tutto cambia”. Oggi è un altro giorno. All’incredulità e al sospetto è subentrata la fiducia. “Ce la faremo a ricostruirla” – dicevano molte personalità intervistate dai media. “La ricostruiremo in cinque anni” – ha affermato il presidente Macron in una allocuzione televisiva. “La faremo più bella!” – ha azzardato qualcuno, come se fosse possibile migliorare un’opera che è stata la più bella per più di otto secoli. “Occorreranno enormi capitali” – hanno aggiunto altri. Ed ecco che, non appena è stata lanciata una sottoscrizione, sono stati raccolti in pochi minuti più di 700 milioni di euro. “Lanceremo un appello fuori della Francia – ha detto la sindachessa di Parigi – e terremo una conferenza internazionale dei sottoscrittori”. Alle molte dichiarazioni un po’ enfatiche del primo giorno, si sono aggiunte affermazioni più concrete sulle cose da fare. I tecnici e gli inquisitori hanno ripetuto all’unisono che per ora non esistono elementi che possano far pensare ad atti volontari come causa dell’incendio. Rimane valida l’ipotesi di un incidente al sistema di controllo della sicurezza dell’impalcatura innalzata per i restauri in corso. E’ anche stato annunciato che per svolgere indagini approfondite sono stati incaricati 50 funzionari. C’è un manifesto impegno delle pubbliche autorità per scoprire le cause del disastro e per la ricostruzione, in collaborazione con le autorità ecclesiastiche. E’ un’illusione pensare che in definitiva il rogo della cattedrale è riuscito a unire un Paese e un’Europa divisi? Tanti segnali ci dicono che questo miracolo è veramente accaduto. D’altro canto, Notre Dame e quello che rappresenta, ha sempre unito, nel corso della storia. E in periodo di attacchi e lacerazione, è un grande segno.

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