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Come fermare il debito pubblico?

On. Nicola Bono

Decreto Crescita e occultamento del debito pubblico, paradigma delle cause del declino del “Bel Paese”.

Dopo 20 giorni di sofferta gestazione dopo la ormai usuale, quanto ridicola, approvazione “salvo intese”, il governo giallo-verde è riuscito ad approvare il Decreto Crescita, lo stesso giorno in cui pochi organi di stampa davano la ferale notizia che la distanza tra i tassi del debito pubblico greco rispetto a quello Italiano si è ridotta ad appena lo 0,60%.

Se si considera che lo spread italiano è peggiorato nel solo ultimo mese dello 0,67%, si ha ben chiaro che se il processo di degrado dovesse continuare a questo ritmo, entro un mese l’Italia diventerebbe il Paese europeo finanziariamente più debole d’Europa, con tutte le immaginabili conseguenze sull’economia nazionale.

Cosa potrebbe invertire questa tendenza al declino irreversibile del Paese? Solo l’adozione di drastiche azioni di fermo alle politiche espansive della spesa, con conseguente pernicioso aumento del debito pubblico e il rilancio degli investimenti e dell’occupazione. Ma soprattutto bloccare definitivamente ogni ulteriore tendenza a spingere la spesa pubblica oltre ogni possibile deriva, come purtroppo ormai appare evidente da ogni atto di governo assunto con la sola maniacale fissazione di vincere le prossime elezioni, con lo sperimentato metodo di finanziare qualsiasi promessa, purché demagogica e non mantenibile, oltre che dannosa per l’economia nazionale.

Ovviamente non solo i nostri governanti si rifiutano di fermare la deriva della spesa, emulando gli stessi errori dei vituperati politici della prima repubblica che hanno portato l’Italia alla rovina, ma insistono nel perseverare gli errori con il varo del Decreto Crescita che, appunto, consiste nell’ulteriore spesa di quasi 2 miliardi di euro, senza la minima capacità di creare alcun positivo effetto sullo sviluppo e sull’occupazione.

Basti guardare alla disorganicità dei temi trattati e alla irrisorietà dei finanziamenti, ma soprattutto alla finalizzazione degli obiettivi. Di nuovo soldi per tutti, dai rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche, ai finanziamenti di nuovo dell’Alitalia, mentre vengono ripristinati in misura ridotta gli stessi incentivi alle imprese (Ires, IMU, superammortamenti e poco altro ancora) per un totale di qualche centinaio di milioni di euro, che non solo avrà un impatto insignificante sull’economia, ma che paradossalmente costituisce una clamorosa marcia indietro delle decisioni contenute nella legge finanziaria dello stesso governo di appena 5 mesi fa, che proprio quegli incentivi aveva cancellato per finanziare il reddito di cittadinanza e quota 100.

Mai si era visto un governo così incoerente e privo di qualsivoglia strategia economica, costretto a ricorrere a patetici tentativi di occultamento sulla reale entità del debito pubblico.

Infatti dopo il gioco delle tre carte dello scorso mese con il quale è stato pubblicato il picco storico in valore assoluto raggiunto dal debito pubblico nel nostro Paese nel mese di gennaio 2019 di ben 2.358 miliardi di euro, pari al 134,44%, con un’abile costruzione della notizia questo valore è stato collegato al dato percentuale del debito finale del 2018, pari al 132,1% del PIL, dando la sensazione di una situazione sotto controllo, perché si sarebbe passati dal 131,3% del 2017 al 132,1% del 2018 e quindi ad un aumento del debito dello 0,8% che sarebbe stata grave, ma non drammatica.

Ma l’operazione camaleontica è ancora più grave perché è continuata questo mese nell’operazione di pubblicare il nuovo record del debito pubblico, che ha toccato a fine febbraio 2019 l’iperbolica cifra di ben 2363 Mld di euro (+5 mld in un mese), senza alcun riferimento al rapporto debito-Pil pari a 134,73%, con il chiaro intento di scongiurare il panico su un livello di indebitamento ai limiti della sostenibilità.

Non solo, ma c’è il sospetto che l’intera operazione nasconda una possibile manipolazione dei dati del dicembre 2018, perché sembrerebbe che siano stati rinviati a gennaio 2019 gran parte dei pagamenti dell’esercizio precedente che, se contabilizzati, avrebbero fatto schizzare il presunto rapporto dichiarato al 132,1% a ben altri livelli, appunto superiori al 134%.

Tale ipotesi sembrerebbe avvalorata dal dato che il debito pubblico da dicembre 2018 pari a 2316,7 mld di euro abbia raggiunto la cifra a fine gennaio 2019 di 2.358 mld di euro, con un aumento in un solo mese di ben 41,3 mld di euro che appare del tutto anomala e ingiustificata, se non appunto con il fittizio rinvio delle spese e con il conseguente annacquamento dei dati del rapporto debito-PIL di gennaio e febbraio 2019.

Tutto fa brodo pur di arrivare al voto con l’immagine meno appannata possibile, anche tentando di nascondere la polvere sotto il tappeto, pur sapendo che il prezzo che dovrà pagare il Paese è direttamente proporzionale all’entità del debito pubblico ed alle capacità, sempre più improbabili di poterlo sostenere.

già Sottosegretario ai Beni e alle attività culturali

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