Interviste

Gardini: serve un’Europa più equa e più giusta

Dopo l’addio a Forza Italia e al PPE l’eurodeputata si ricandida con Fratelli d’Italia nella Circoscrizione Nord Est e dai banchi dell’ECR, dove siederà se eletta, promette battaglia alla burocrazia e alle disparità e difesa per il Made in Italy

Dal 2008 e parlamentare europea, una storia politica legata a Forza Italia, con la quale è stata eletta anche alla Camera dei Deputati, e una artistica in cui ha calcato tanti palcoscenici teatrali e televisivi italiani. Elisabetta Gardini, dopo il difficile addio al suo partito a causa dell’estrema confusione politica in cui Forza Italia ultimamente si sta dibattendo, si candida alle prossime Elezioni europee del 26 maggio con Fratelli d’Italia e in Europa, se eletta, siederà tra le file dei Conservatori e Riformisti europei (ECR).

On. Gardini, lei è una parlamentare di esperienza, quali sono i risultati che non ha potuto raggiungere e quali invece gli obiettivi che è riuscita a portare a buon fine?

In 11 anni di lavoro a Bruxelles il mio impegno è stato costante, appassionato e convinto. Mi sono sempre schierata dalla parte dell’Italia, dei nostri cittadini, delle nostre imprese e del Made in Italy.

Questo mi ha permesso di vincere molte battaglie di cui sono orgogliosa. Ho portato a casa risultati concreti per le nostre piccole e medie imprese (penso alla soddisfazione di aver finalmente dato accesso al mercato unico a tutti i fertilizzanti, fiore all’occhiello della produzione del nostro Paese), o per i nostri pescatori. Con le associazioni dei malati mi sono battuta per facilitare e accelerare l’accesso alle cure mediche innovative, soprattutto per quanto riguarda i tumori e le malattie rare. Da relatrice ho lavorato al meccanismo della Protezione Civile ispirandomi al modello italiano e alla guida di Giuseppe Zamberletti. Puntando sulla prevenzione. Adesso c’è uno stanziamento di 28 miliardi di euro per la messa in sicurezza dei territori. L’Italia dovrà aggiudicarsene una buona parte per avere dei territori resilienti e ridare al contempo slancio alla nostra economia.

Ma tutto questo non basta. La nostra cara vecchia Europa si merita una Unione Europea profondamente diversa, una Unione Europea dei popoli e delle nazioni, che metta fine a questa Europa dei burocrati, così distante dai reali bisogni di persone, famiglie e imprese

Quali sono secondo lei i difetti del Gruppo Popolare e come è possibile conciliare gli interessi nazionali con i più vasti interessi europei?  È stato proprio il Consiglio europeo, dove siedono e decidono i capi di Stato e di governo, ad avere impedito, nel passato, alcune decisioni importanti quali la normativa per la denominazione d’origine dei prodotti extra UE e la revisione vera degli accordi di Dublino per l’immigrazione. E i governi italiani si stanno dimostrando troppo deboli o troppo impreparati sui vari dossier…                              

Nel PPE gli interessi della Germania prevalgono su quelli degli altri Paesi. Inoltre, c’è il problema delle alleanze: il PPE è un partito di centro destra ma troppe volte si è snaturato prendendo posizioni incoerenti sia con i suoi valori sia con la sua visione dell’economia a causa dell’alleanza con i socialisti. Per la prossima legislatura, mi auguro che il PPE riveda la sua strategia di coalizione. In questo contesto, il peso di Fratelli d’Italia sarà fondamentale nel gruppo dei Conservatori.

Certamente la buona riuscita della difesa degli interessi nazionali dipende anche dall’azione dei governi. Non solo la denominazione d’origine e il trattato di Dublino, ma anche la storica battaglia sul Made In, di cui Cristiana Muscardini è stata protagonista, è stata vinta dal Parlamento e poi bloccata dal Consiglio. È vero che l’assenteismo e l’impreparazione che talvolta hanno caratterizzato il lavoro dell’Italia non aiuta. Penso alla battaglia persa sull’agenzia del farmaco (che a causa della Brexit ha lasciato Londra) che era ad un passo dall’essere assegnata a Milano. Penso a Sandro Gozi che, essendo stato sottosegretario agli affari europei, avrebbe dovuto fare gli interessi dell’Italia, e invece ora è candidato alle europee in una lista bloccata con Macron.

Quali obiettivi si prefigge di raggiungere nella prossima legislatura?

Serve un’Europa giusta ed equa, basta al dominio di Francia e Germania che utilizzano le istituzioni per fare i propri interessi. In questo gioco al massacro chi ci rimette di più è proprio l’Italia: sono le nostre eccellenze che subiscono più danni. Dobbiamo mettere mano alle disparità che ci sono in tema di lavoro, di tassazione, di paradisi fiscali, tutti elementi che creano concorrenza sleale all’interno della stessa Unione Europea. Queste devono essere le priorità. Senza queste modifiche l’Europa non può sopravvivere!

Diciamo sempre che vogliamo rafforzare il sistema paese: la prima cosa che farò se sarò rieletta sarà farmi promotrice di una lettera che chiederò ai colleghi italiani di sottoscrivere al governo per richiedere il raddoppio della rappresentanza permanente italiana a Bruxelles dei funzionari italiani. Sono loro che lavorano sui temi oggetto di decisione in Consiglio, sono loro che difendono l’Italia. Non è possibile che Francia e Germania abbiano il doppio del nostro personale per difendere gli interessi nazionali!

Con il gruppo ECR ha lavorato solo nelle ultime settimane di legislatura del Parlamento europeo dopo l’addio a Forza Italia e al PPE. Che clima lavorativo e collaborativo si aspetta di trovare in una prospettiva quinquennale?

Ho lavorato molto con gli inglesi dell’ECR fin dal 2008: loro ancora stavano nel PPE e li conosco da allora. Ci fu subito un rapporto di grande collaborazione. Del resto avevamo molto in comune: erano critici su quello che l’Europa era diventata, a differenza del resto del PPE.

Per questo nel 2009 sono usciti e hanno dato vita alla famiglia dei Conservatori Riformisti. Come detto prima, il ruolo dell’ECR sarà strategico perché farà da ponte tra il partito popolare (che, ricordiamolo, è una formazione politica di centro destra ) e quello che si formerà alla destra del Parlamento. Per cambiare tutto in Europa è fondamentale porre fine all’alleanza tra popolari e socialisti e creare, invece, un’autentica alleanza di centro destra.

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Raffaella Bisceglia

Pugliese trapiantata a Milano da 13 anni, è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Giornalista professionista dal 2001 attualmente svolge l’attività di addetta stampa e collabora con Famiglia Cristiana e Cronaca Qui. In passato ha lavorato, tra gli altri, per le emittenti televisive Telenova e Telepiù, per il quotidiano Il Meridiano e scritto di calcio e televisione per i siti Calciomercato.com e Datasport e il settimanale Controcampo.

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