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L’isolamento dell’Italia nelle nomine importanti dell’UE

E’ opinione comune che l’Italia non riuscirà ad avere nomine importanti nelle istituzioni dell’UE, che devono essere rinnovate a seguito delle elezioni del 26 maggio scorso. Il sovranismo populista, che ha vinto in Italia con la Lega al 34,3 per cento, ha perso in Europa rimanendo minoritario di parecchio, rispetto ai democratici cristiani del PPE, ai socialisti dell’S&D, ai liberali dell’ALDE e ai VERDI. Nella legislatura appena scaduta, l’allora Presidente del Consiglio Renzi, aveva raggiunto il 40 per cento con il suo partito, il PD, ed era riuscito ad ottenere per l’Italia,  due presidenze di grande prestigio: la BCE con Mario Draghi e la Vice presidenza della Commissione e Alto Rappresentante per la politica estera con Federica Mogherini. Tramite il PPE, un altro italiano, Antonio Tajani, era riuscito ad avere la presidenza del Parlamento europeo. E’ inimmaginabile che oggi l’Italia possa recuperare posti di così alto prestigio. E la ragione è che la Lega in Europa conta molto poco e che il governo italiano non ha la forza per imporre suoi candidati. Di candidature, tra l’altro, nel governo non si parla nemmeno e non si è ancora deciso chi proporre per la funzione di commissario europeo. Ogni Stato membro ne avrà uno. Chi sarà il nostro? E’ vero che non bisogna avere fretta per le scelte importanti, ma è altrettanto vero che il silenzio del governo non sia tanto dovuto alla saggezza dell’attesa, quanto piuttosto alle divergenze che – come per qualsiasi altra decisione – esistono tra i due maggiori partiti della maggioranza parlamentare, la Lega e i Grillini. Abbiamo notato con disappunto, che a Bruxelles nessun membro del governo si dà da fare per negoziare le nomine e stabilire alleanze, vuoi per il rispetto di un equilibrio nazionale, vuoi per quello di partito. Già, con quali partiti negoziare? Quello di Marine Le Pen per la Lega? Quello di Farage per i Grillini? E chi li ascolta, al di fuori dei loro elettori? In occasione della riunione del Consiglio europeo, abbiamo letto degli incontro di Macron e della Merkel con i loro colleghi tanto del Nord, quanto del Sud Europa. Ma per l’Italia non c’era nessuno. Il Presidente Conte è arrivato a Bruxelles qualche minuto prima dell’inizio dei lavori del Consiglio. L’Italia vive questi momenti d’attesa in un deserto di proposte e in un vuoto di contatti. La sua posizione negoziale, tra l’altro, si è ulteriormente indebolita con la notizia della procedura d’infrazione che ci pende sul capo e che potrebbe tramutarsi in una sanzione di qualche miliardo. Chi mai vorrebbe allearsi con un Paese che punta all’aumento del debito, facendo male a sé e agli altri Paesi della zona euro? Siamo malmessi, non c’è che dire. Di chi la responsabilità di questa situazione? In primo luogo del governo, che sbatte pugni sul tavolo per imporre una sua visione delle cose, contrastante con le norme in vigore. In secondo luogo del popolo italiano, che ha votato in maggioranza questi partiti. E’ masochista fino a questo punto il popolo italiano? Se oggi soffriamo di questa solitudine a livello europeo e internazionale la responsabilità è anche del popolo italiano che credendo di far bene ha applicato i “vaffan..” suggeriti dall’attore comico Grillo e dal giovane fondatore del partito “del comunismo padano”, Matteo Salvini, poi convertitosi al partito di Bossi, ben lontano oggi dal federalismo del prof. Miglio e di Carlo Cattaneo. L’autolesionismo del popolo italiano è palese ed è frammischiato ad una disinformazione diffusa sulle politiche dell’Unione europea  e sui risultati conseguiti dall’Euro per il benessere comune. Anche a proposito della procedura d’infrazione leggiamo sul web che l’Italia sarebbe penalizzata da burocrati senza scrupoli, che non sono mai stati eletti da nessuno. Il che significa che la giornalista che afferma questa versione non sa, se è in buona fede, che queste misure non sono decise da funzionari apolidi residenti a Bruxelles, ma dal Consiglio dell’Unione europea, cioè dai governi degli Stati membri riuniti in questa istituzione. Anche l’eventuale decisione sulla sanzione pecuniaria è decisa dal Consiglio e non dai Commissari denominati volgarmente burocrati, o dai funzionari non eletti. I Commissari, tra l’altro, sono proposti dai governi ed eletti alle loro funzioni dal Parlamento europeo. Mentre i membri del Consiglio sono Ministri e quindi eletti nei loro Paesi d’origine. I critici ad oltranza dell’Europa dovrebbero sapere che tanto la procedura d’infrazione, quanto l’eventuale sanzione, procedono da una norma che porta la firma anche del governo italiano. Non sono quindi i burocrati di Bruxelles che impongono sanzioni dopo aver gestito una procedura normativa, ma all’origine di tutto c’è la norma approvata dai Governi insieme al Parlamento europeo, e non da funzionari non eletti da nessuno. Se in questo errore incorrono i giornalisti, che per professione dovrebbero essere informati, immaginiamoci la preparazione del cittadino comune, che beve queste panzane come se fossero acqua fresca e manda i suoi “vaffan…” con sommo piacere. L’Europa è il male del mondo e bisogna votare chi non la vuole, per redimerci dalle imposizioni che giungono da Bruxelles da gente non eletta. Questa mastodontica panzana circola indisturbata e distrugge d’un colpo la meraviglia della più bella utopia del diciannovesimo secolo che consiste nel far vivere insieme, in pace, in libertà e nel benessere, i popoli europei che in settant’anni  si erano combattuti  in  tre guerre fratricide.  Come meravigliarci se il popolo poi sceglie i falsi profeti nelle urne? Come prendersela con lui, quando intellettuali del calibro di Ernesto Galli Della Loggia dichiarano, pentiti, di aver votato per i Grillini? Ma il male è fatto e quei voti ci hanno cacciato in quel solitario ginepraio in cui ci troviamo. Vedremo, a nomine concluse, che cosa il deserto intorno a noi ci ha riservato. Ma non prendiamocela con i governanti. Se sono lì, è perché qualcuno ce li ha mandati, diamoci da fare, piuttosto, per far circolare un’informazione corretta sulle competenze e le funzioni delle varie istituzioni, che sono complesse, ma regolate chiaramente dai trattati e dalle norme che ne sono conseguite. Diamo del cretino a chi continua a confondere il Consiglio europeo con il Consiglio d’Europa e mandiamo a quel  paese chi continua a diffondere panzane sulle competenze delle istituzioni e sul loro ruolo. Un paese non può vivere continuamente  nella disinformazione e nell’ignoranza. Non può rimanere solo a lenirsi  le ferite, Deve vivere insieme per costruire insieme il proprio ed il comune avvenire. L’isolamento non giova, anzi, pregiudica il nostro futuro.

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