Attualità

L’inversione valoriale e culturale

Sempre più prende corpo la polemica relativa agli studi superiori, in particolare liceali, e alle relative lauree le quali vengono considerate, specialmente se umanistiche, non in linea con le aspettative del mercato. Negli anni novanta, per esempio, l’allora ministro dell’Istruzione Berlinguer addirittura propose di eliminare il liceo classico in quanto considerato obsoleto in relazione alle dinamiche economiche che richiedevano, ieri come oggi, un numero maggiore di  figure tecniche da inserire all’interno del ciclo economico.

I numeri, effettivamente, oggi evidenziano una carenza di figure professionali, specialmente a livello intermedio, delle quali le nostre PMI hanno forte bisogno, legate quindi alle scuole medie superiori professionali.

Dati per accettati questi dati obiettivi risulta evidente che in Italia manchi, e non da oggi, una visione di sviluppo economico e politico di medio e lungo termine. Solo per fare un esempio, la carenza attuale dei medici nel sistema sanitario avrebbe dovuto allarmare tanto i politici quanto i rettori universitari (già alla fine dello scorso millennio) adeguando le politiche e gli accessi alla facoltà di medicina le quali invece sono rimaste invariate negli ultimi decenni. Questo piccolo esempio dimostra in modo inequivocabile l’assoluta distonia della classe politica e dirigente incapace persino di analizzare e valutare le curve demografiche.

In altre parole, si avverte la mancanza di professionalità portatrici di quelle sintesi economico-culturali espressione di professionalità che molto hanno appreso arricchendosi grazie agli studi umanistici dai quali  hanno sviluppato la sensibilità per sintetizzare e soprattutto sintonizzarsi con il mercato.

All’interno, infatti, di una economia globale che attraverso l’evoluzione tecnologica e la propria capacità esponenziale di innovazione continua ad accelerare notevolmente i tempi del cambiamento si possono tuttavia individuare degli indicatori molto precisi in relazione alle aspettative del mercato globale che se colti ed interpretati con l’opportuno tempismo permetterebbero di avviare una politica economica e soprattutto industriale attraverso investimenti espressione di tali analisi.

In più si creerebbero le condizioni per un nuovo sviluppo  ed occupazione di medio ed alto livello in quanto espressione di prodotti di alto di gamma come il Made In, particolare se “In Italy”.

Gli ingegneri e le figure professionali presentano viceversa l’importantissima funzione di rendere possibile queste  visioni, e le relative strategie, le quali non potranno mai risultare espressione di algoritmi economici ma elaborazioni che nascono dalla sensibilità culturale che solo una cultura umanistica può fornire, affiancata da una approfondita conoscenza dell’evoluzione  economica.

Ancora una volta, come negli anni novanta quando si pensava di eliminare il liceo classico, non si riesce a comprendere come la cultura applicata all’economia rappresenti l’unica sintesi vincente di sviluppo per il nostro paese in quanto  la più antica e di conseguenza ricca del mondo e che trova nei prodotti del made in Italy la propria espressione contemporanea.

Il nostro declino culturale ed economico viene perfettamente  rappresentato da queste inversione culturale e valoriale la cui pericolosità verrà compresa solo quando gli effetti economici risulteranno evidenti.

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