Costume e Società

Le ‘Impronte’ di Remo Bianco in mostra a Milano

Al Museo del Novecento esposte 70 opere di uno degli artisti più sperimentali negli anni del boom economico

A Milano la cultura non va in vacanza. Dal 5 luglio al 6 ottobre, infatti, al Museo del Novecento, si potrà visitare la mostra Remo Bianco Le impronte della memoria, in cui sono esposte più di 70 opere dell’artista che, grazie ad ironia ed eclettismo, si colloca perfettamente negli anni del boom economico del capoluogo meneghino. Remo Bianco (all’anagrafe Bianchi) torna nella ‘sua’ Milano a 28 anni di distanza dall’ultima personale, postuma (morì nel 1988), che fu allestita al 1991. Promossa da Comune di Milano e curata da Lorella Giudici con la collaborazione della Fondazione Remo Bianco, la mostra, a detta degli organizzatori, riapre una ‘capsula chiusa nel tempo’ dalla quale emerge un artista in linea con i fermenti culturali e la vivacità dei suoi tempi ma estremamente in anticipo. In quella Milano dinamica ed elettrizzante conosce e frequenta il grande pittore Filippo de Pisis dal quale mutua il concetto del ricordo che sarà il fil rouge di tutta la sua produzione. Bianco, infatti, nato in un quartiere popolare della città al quale rimarrà sempre legato (in via Giusti aveva il suo studio), farà dei piccoli ricordi della vita di ogni giorno (a quelli grandi ci pensa già la storia) il simbolo della sua produzione artistica e così giocattolini, oggetti adoperati quotidianamente, sacchetti di plastica saranno utilizzati in maniera eclettica ma al tempo stesso lucida perché se è vero che assumono una dimensione metafisica sono comunque portatori di malinconia, come solo i ricordi sanno essere. Lui, che ha cavalcato gli anni ’50, ’60 e ’70, si è autodefinito “ricercatore solitario”, sempre pronto a sperimentare idee nuove, frutto della sua fervida fantasia che gli ha garantito un approccio ironico e divertito alla sua arte. Dai banchi di Brera al viaggio in Persia del 1961, il suo lavoro si è arricchito costantemente di spunti, di riflessioni e nuovi percorsi da intraprendere, compreso lo stimolante incontro negli Stati Uniti con Jackson Pollock dal quale apprende la tecnica del dripping che trasforma in immagine razionale  e geometrica.

Nella mostra milanese sono esposte tutte le tipologie di opere prodotte nell’arco di un quarantennio: dalle prime Impronte, calchi in gesso, cartone pressato o gomma ricavate dai segni lasciati da un’automobile sull’asfalto o da tracce di oggetti comuni, giocattoli o attrezzi ai Sacchettini – Testimonianze, realizzati assemblando oggetti di poco valore – monete, conchiglie, piccoli giocattoli, frammenti – in sacchetti di plastica fissati su legno in una disposizione regolare e appesi come un quadro tradizionale. Senza dimenticare i magnifici i Tableau Dorè e le Pagode. E poi le opere tridimensionali – i 3D – in materiale plastico trasparente o vetro e poi su legno, lamiera e plexiglas colorato, la serie dei Collages, con un effetto combinatorio di immagini, realizzate con la tecnica del dripping su un unico piano, di tela, carta o stoffa, le opere di “Arte sovrastrutturale” che esprimono l’esigenza di fissare nella memoria in modo indelebile ricordi e realtà, le Sculture neve i cui protagonisti sono oggetti comuni tratti dal mondo dell’infanzia, della natura o della vita quotidiana ricoperti di neve artificiale e disposti in teche trasparenti che trasportano lo spettatore in una dimensione incantata e senza tempo. Per finire (solo per la collocazione fisica all’interno della mostra) con i Quadri parlanti, esposti per la prima volta nel 1974, tele sul cui retro sono posizionati degli amplificatori che, all’avvicinarsi dello spettatore, si attivano emettendo suoni o frasi registrate dall’artista. Il più noto è “Scusi signore…” dove Bianco si auto-ritrae con il dito puntato, immagine già utilizzata nel 1965 quando, in occasione di una personale alla Galleria del Naviglio, la foto compariva su tutti i tram milanesi a coinvolgere l’intera comunità.

Con la Mostra Remo Bianco Le impronte della memoria il Museo del Novecento continua le esposizioni dedicate agli artisti che hanno operato, con felici esiti sperimentali, nel contesto milanese della seconda metà del ‘900.

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Raffaella Bisceglia

Pugliese trapiantata a Milano da 13 anni, è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Giornalista professionista dal 2001 attualmente svolge l’attività di addetta stampa e collabora con Famiglia Cristiana e Cronaca Qui. In passato ha lavorato, tra gli altri, per le emittenti televisive Telenova e Telepiù, per il quotidiano Il Meridiano e scritto di calcio e televisione per i siti Calciomercato.com e Datasport e il settimanale Controcampo.

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