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In attesa di Giustizia: la difesa è uguale per tutti

La nostra Costituzione – chi scrive, sapete, è un cultore dei principi fondamentali dello Stato – all’art. 24 stabilisce che la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento: il parametro, riferito perspicuamente al processo penale trova, peraltro, applicazione in ogni altra sede in cui un soggetto debba tutelare i propri diritti o interessi.

Accade che, in una settimana nella quale si sono ulteriormente alimentate polemiche e indiscrezioni sul “sistema C.S.M.” e sulle indagini collegate, coinvolgendo – tra gli altri – l’attuale Procuratore Generale della Cassazione, nel volgere di pochi giorni nei quali un magistrato di Napoli è finito in manette per corruzione, spicca non tanto la notizia dell’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti del Dott. Luca Palamara, c’era da aspettarselo, quanto quella relativa alla circostanza che nessun Magistrato avrebbe accettato di difenderlo: l’Ordinamento Giudiziario, infatti, prevede che in quella sede l’incolpato possa farsi assistere da un suo Collega (fino ad alcuni anni fa, solo da un altro Magistrato) ovvero da un avvocato del libero Foro. La scelta, il più delle volte, ricade su un altro appartenente all’Ordine Giudiziario anche per la migliore conoscenza della materia nel suo complesso. Scrive, peraltro, in una sua memoria difensiva il Dott. Palamara che nessuno di coloro che ha contattato per farsi patrocinare alla Disciplinare del Consiglio Superiore avrebbe accettato l’incarico.

Ciò, certamente, non vuol dire che nessuno in assoluto abbia dato un riscontro positivo: certamente nessuno dei prescelti in questo caso che, verosimilmente, saranno stati individuati in base alla loro attitudine e competenza in quel settore. Pochi o tanti che siano, non è bello e non è un bel segnale perché, come scrive lo stesso Palamara, quell’articolo 24 della Costituzione che abbiamo ricordato all’inizio è uno dei primi insegnamenti che viene offerto a chi vuole diventare Magistrato; in realtà lo è per qualsiasi studente di giurisprudenza poiché l’esame di Diritto Costituzionale è proprio al primo anno di corso.

Lo spettacolo cui tocca assistere è sconfortante perché chi non ha cultura della difesa non può avere quella della giurisdizione né può essere un fautore della presunzione di non colpevolezza: quello che sta accadendo ha il sapore acre del “dàgli all’untore” di manzoniana memoria, quasi che nessuno voglia rischiare di sporcarsi le mani difendendo quest’uomo o che la difesa – come in altre occasioni si è dimostrato di considerare, e ne abbiamo scritto su queste colonne – non sia un principio di civiltà ma un momento in cui si realizza una commistione con l’autore di un illecito al quale si finisce con l’essere omologati.

Pochi o tanti che siano i Magistrati che hanno rifiutato la difesa di Luca Palamara hanno in questo modo abiurato al giuramento sulla Costituzione fatto quando hanno preso le funzioni, eludendone la richiesta di soccorso quasi che fosse portatore di una malattia infettiva.

Il Dott. Palamara ha allora ringraziato i suoi avvocati, quelli che lo patrocinano nel procedimento penale e che, dunque potendolo fare, lo assisteranno anche nel disciplinare: uomini che non fanno gli  avvocati,  ma sono avvocati nel profondo dell’animo, uomini che non vogliono schierarsi solo dalla parte del più forte, o di chi sembra tale, della ragione o quella che sembra tale.

Uomini che quando dalla parte della ragione – ricordo ancora una volta Bertold Brecht – sembra non esserci più posto scelgono, senza indugio, di sedersi da quella del torto. O presunto tale, perché non lo sarà fino a quando definitivamente accertato in un’attesa di Giustizia che vale e deve valere per tutti.

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