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Votazioni moniste come farsa

Con il potere assoluto anche ad un asino risulta facile governare.

John Acton

Napoleone Bonaparte, con un colpo di Stato, rovesciò il 9 novembre 1799 (18 brumaire, anno VIII, secondo il calendario repubblicano) il Direttorio, cioè il Consiglio dei cinque Direttori che avevano governato in Francia dal 26 ottobre 1795. Alcuni decenni dopo, proprio il 2 dicembre 1851, suo nipote Luigi Bonaparte, con un altro colpo di Stato ha avviato l’instaurazione del Secondo Impero. Da tre anni presidente della Repubblica, lui è riuscito a conservare il potere, nonostante la Costituzione della Seconda Repubblica non gli permetteva un secondo mandato. Proprio il 2 dicembre 1851 Luigi Bonaparte proclamava la dissoluzione dell’Assemblea Nazionale e chiedeva la preparazione di una nuova Costituzione, che doveva sostituire quella della Seconda Repubblica. Tutto per arrivare poi, un anno dopo, a costituire il Secondo Impero e proclamare se stesso Napoleone III, Imperatore dei francesi. La storia si ripete in qualche modo, anche se diversamente per contenuti, importanza e conseguenze. A seconda anche delle congiunture storiche e dei personaggi coinvolti. Quel periodo storico è stato trattato ampiamente dagli storici e non solo. Sono noti, tra gli altri, Napoleone il piccolo di Victor Hugo, Il colpo di Stato di Proudhon e Il 18 brumaire de Luigi Bonaparte di Karl Marx. Quest’ultimo, ammiratore di Napoleone I e molto critico verso suo nipote Napoleone III, tratta dal suo punto di vista il colpo di Stato del 2 dicembre 1851. Parafrasando Hegel, lui scrive all’inizio del suo libro che “Tutti i grandi avvenimenti e i personaggi storici si ripetono, per così dire, due volte […]. La prima come tragedia, la seconda come farsa”.

Per il 30 giugno scorso in Albania erano previste le elezioni amministrative. Le aveva decretate il presidente della Repubblica. Lo stesso presidente però, considerando l’aggravarsi della situazione in Albania e della crisi politica e istituzionale, ha firmato il 10 giugno scorso un decreto per disdire il 30 giugno come data delle elezioni. Essendo pubblicato in seguito sulla Gazzetta Ufficiale, quel decreto, secondo la legislazione albanese, era diventato obbligatorio per tutti, istituzioni e singole persone, primo ministro compreso. Tutto ciò mentre in Albania da più di un anno non funziona la Corte Costituzionale e quando, fatti alla mano, il sistema della giustizia, tutto il sistema, ormai viene controllato dalla volontà e dagli interessi solo di una persona. Quanto è accaduto durante queste ultime settimane ha dimostrato, senza equivoci, che nella sua irresponsabile, pericolosa, illegale e anticostituzionale corsa, il primo ministro, ha coinvolto anche tutte le istituzioni che devono gestire le elezioni, Commissione Centrale Elettorale in testa.

Durante la settimana appena passata, ogni giorno nuovi fatti sono stati resi noti, dimostrando così non solo la farsa delle votazioni moniste, ma anche la clamorosa manipolazione dei risultati di quelle votazioni. Come quel ladro che, non avendo chi e cosa rubare, ruba se stesso. Quello che è accaduto il 30 giugno scorso durante le votazioni moniste in Albania è l’ennesima testimonianza della saggezza umana, secondo la quale il vizio se ne va via soltanto con l’ultimo respiro.

Ogni giorno che passa vengono pubblicati nuovi fatti che testimoniano le manipolazioni dei risultati della votazione monista del 30 giugno scorso. Il primo ministro, da tempo ormai, si trova ad affrontare sempre più grandi difficoltà, legate all’urlante e pericolosamente diffusa corruzione, all’abuso di potere, ai patti con i poteri occulti, alla connivenza con la criminalità organizzata e tanto altro. In una simile situazione lui sta cercando, costi quel che costi, una soluzione, non importano le conseguenze. Basta che si guadagna del tempo. Ragion per cui, dati e fatti alla mano, lui ha avviato un vasto e allarmante processo manipolativo dei risultati delle votazioni moniste. Sempre dai dati elettorali resi pubblici dal 30 giungo in poi risulterebbe che la Commissione Centrale Elettorale stia “certificando” la manipolazione e la falsificazione dei risultati. Per raggiungere l’obiettivo posto dal primo ministro riguardo al risultato delle votazioni, tutta la catena delle commissioni elettorali, partendo da quelle dei singoli seggi, quelle regionali, per finire alla Commissione Centrale Elettorale, hanno dovuto falsificare e grossolanamente modificare e “correggere” a più riprese i risultati delle votazioni moniste. Un’ulteriore dimostrazione che anche quando la maggioranza governativa del primo ministro non ha altri avversari non smette di brogliare e non può fare a meno del vizio di avere tutto per se. Nel frattempo l’opposizione, nonostante avesse ufficialmente boicottato le elezioni, aveva preso tutte le misure per controllare e documentare l’afflusso dei votanti nei singoli seggi. Dai dati che gli osservatori dell’opposizione hanno procurato, risulterebbero gravi manipolazioni, smentendo le dichiarazioni ufficiali fatte dalla Commissione Centrale Elettorale. Da quei dati risulterebbe che l’affluenza dei cittadini aventi diritto al voto è stata di circa 15%, invece di circa 22% secondo la Commissione. Tutto ciò per fare in qualche modo combaciare il numero degli aventi diritto di voto con quelli che figuravano aver votato dai dati delle commissioni. Da quei dati risulterebbe che in tutti i 61 comuni, per il candidato unico della maggioranza governativa, abbiano votato significativamente più persone di quelle che ne avevano il diritto e che figuravano anche ufficialmente nelle liste elettorali! Nel frattempo, messi spesso in grandi difficoltà, dovute alla pubblicazione di dati privi di logica, i rappresentati della maggioranza hanno addirittura cancellato i dati sul sito della Commissione Centrale Elettorale, per perdere le tracce! Loro non hanno pubblicato nel sistema elettronico i dati della partecipazione alle votazioni moniste, come di prassi, semplicemente per non lasciare traccia e per non essere contraddetti da se stessi e per non diventare ridicoli. I rappresentanti della maggioranza governativa in tutte le commissioni elettorali, brogliando, falsificando e modificando continuamente i risultati, hanno commesso un crimine elettorale, punibile dal codice penale. Ma il sistema “riformato” della giustizia, nonostante le evidenze clamorose, fa finta di niente. Nel frattempo però, il presidente della Commissione Centrale Elettorale, l’unico che si è pubblicamente distanziato da questa farsa elettorale, alcuni giorni fa è stato seriamente minacciato e ormai lui e la sua famiglia sono sotto scorta.

Chi scrive queste righe pensa che in Albania si sta attuando un colpo di Stato, ideato e messo in atto dal primo ministro. Il quale, trovandosi in gravi difficoltà politiche, istituzionali e personali, controllando pienamente la polizia di Stato e l’esercito, sta violando seriamente la Costituzione e le leggi in vigore. Come aveva fatto anche Luigi Bonaparte nel 2 dicembre 1851. E come hanno fatto altri usurpatori del potere nel corso degli anni. Che qualcuno ricordi a lui però che tutti i grandi avvenimenti e i personaggi storici si ripetono, per così dire, due volte. Comunque, la seconda volta come farsa. E che non si illuda, perché, come scriveva Lord Acton, con il potere assoluto anche ad un asino risulta facile governare. Ma poi?!

 

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