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Le ecomafie lucrano sugli animali d’affezione, lo denuncia Legambiente

In più occasioni abbiamo denunciato le attività criminali che guadagnano sulla pelle degli animali, dal traffico di cani per la vivisezione, alla vendita illegali di cuccioli importati, senza documenti e vaccinazioni, dai paesi dell’est agli innumerevoli combattimenti tra cani ed alle corse illegali di cavalli, per non parlare dei canili retti da gente di malaffare che fa morire gli animali e si intasca i soldi della pubblica amministrazione. Un giro criminale molto ampio e molto lucroso che, nonostante gli interventi di carabinieri e polizia, non si riesce ad arrestare. Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma, alla  presenza anche del presidente dell’ANMVI, il rapporto 2018 sulle ecomafie redatto da Legambiente. Dal rapporto emergono i gravi danni derivanti dal ciclo illegale del cemento e delle costruzioni, dei rifiuti, dalla filiera alimentare ed dal racket degli animali. Il business delle ecomafie raggiunge ormai più di 16,6 miliardi di euro, un business che Legambiente denuncia sia gestito da 368 clan. Le illegalità nel settore agroalimentare sono 44.795, le infrazioni ai danni dei prodotti Made in Italy sono aumentate rispetto all’anno precedente del 35 per cento, il fatturato illegale, considerando il valore delle merci sequestrate, arriva a 1,4 miliardi. In aumento anche i reati che vedono coinvolti gli animali d’affezione e la fauna selvatica, circa 20 reati al giorno. Unica notizia positiva i risultati della Legge 68/2915 che recepisce la direttiva europea del 1999 sulla tutela biennale e che è stata applicata per 1100 eco reati, la legge innalza i controlli ambientali e prevede un aumento di pena quando il reato è perpetrato in un’area naturale protetta o commesso contro specie animali o vegetali tutelati. Legambiente ha chiesto un maggiore sforzo da parte del governo sia per formare operatori specifici sia per riconoscere diritti propri degli animali anche all’interno della nostra Costituzione e per inserire all’interno del titolo VI bis del Codice penale un articolo che preveda sanzioni veramente efficaci contro tutti coloro che commettano crimini contro gli animali e le specie protette di fauna e flora. Per combattere le frodi commesse nell’agroalimentare la storica associazione chiede siano introdotti i reati di disastro sanitario e di omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose. Speriamo che il ministro dell’Ambiente abbia la capacità e la forza di accogliere queste richieste.

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