International

Il peso della responsabilità

L’oppresso che accetta l’oppressione finisce per farsene complice.

Victor Hugo

L’Albania sta precipitando verso una dittatura ogni giorno che passa. Ormai non ci sono più dubbi, nonostante il primo ministro e la sua propaganda governativa stiano facendo di tutto per dare una parvenza diversa, inventando anche un’opposizione di facciata, “usa e getta”, dopo che, nel febbraio scorso, i deputati dell’opposizione istituzionale avevano rassegnato i mandati parlamentari. E quello che è ancora peggio è che si tratta di una dittatura gestita da una pericolosa alleanza tra il potere politico, i poteri occulti e la criminalità organizzata. Perciò bisogna intervenire subito, con responsabilità e determinazione. Se no, le conseguenze saranno tragiche e a lungo termine. In queste condizioni reagire consapevolmente diventa un dovere civico e patriottico, per chiunque riesca a percepire questa allarmante realtà. Anche perché in Albania le drammatiche esperienze non mancano. Circa mezzo secolo di atroci sofferenze, di negazioni e crimini ineffabili sono ancora vivi nella memoria collettiva.

In Albania un uomo solo, il primo ministro, controlla quasi tutto. Risulterebbe che per arrivare a tanto, lui abbia fatto accordi peccaminosi con la criminalità organizzata e con certi poteri occulti europei e d’oltreoceano. Oltre al potere esecutivo e legislativo, il primo ministro controlla anche la maggior parte dei media. In più, con la sua tanto voluta riforma della giustizia, ormai ha usurpato e controlla tutto il sistema. Una riforma ideata e attuata in modo tale da permettere tutto ciò anche grazie al continuo e ingiustificabile appoggio dei rappresentanti diplomatici e delle istituzioni internazionali, quelle dell’Unione europea in primis. Ormai, a danno fatto e con una riforma volutamente fallita, nessuno di loro si prende le proprie responsabilità. Nessuno si sente colpevole del fatto che da più di un anno in Albania non funziona la Corte Costituzionale, che è l’unica garante che può e deve impedire qualsiasi violazione della Costituzione e delle leggi in vigore. Oltre alla Corte Costituzionale non funziona più neanche la Corta Suprema. Sempre grazie al voluto fallimento di quella riforma. Il che ha permesso e sta permettendo al primo ministro di oltrepassare ogni limite costituzionale e legale. Non solo, ma dal 30 giugno scorso, con la sua irresponsabile scelta di attuare votazioni moniste e anticostituzionali, il primo ministro sta cercando di controllare anche tutti i 61 comuni e le loro amministrazioni locali. Questo grazie anche al riconosciuto contributo della “nuova opposizione” da lui generata, curata e composta da buffoni e cretini messi al servizio, in cambio di qualche “generosa” ricompensa. Da alcune settimane il primo ministro e i suoi hanno avviato le procedure per rimuovere dall’incarico anche il presidente della Repubblica, l’unica istituzione che sta cercando di fermare la sua folle corsa anticostituzionale. Da alcune settimane, fatti alla mano, in Albania si sta attuando un vero e proprio colpo di Stato. In qualsiasi paese normale e democratico una cosa del genere sarebbe stata impensabile e impossibile. Invece in Albania è ormai realtà. Con tutte le conseguenze. E tutto ciò anche con il beneplacito e l’inqualificabile appoggio dei soliti “rappresentanti internazionali”, che continuano a “non vedere, non sentire e non capire” cosa sta accadendo da anni in Albania. Proprio loro, quei “rappresentanti internazionali”, sia in Albania, nell’Unione europea e oltreoceano i quali nel frattempo ostacolano, minacciano e fanno di tutto per annientare la reazione dei cittadini contro la restaurata dittatura! Cosa sarebbe successo in un ipotetico caso simile nei loro paesi d’origine?! A loro la risposta. E vergogna a loro!

Spetta perciò agli albanesi responsabili di fermare in tempo questo pericoloso ritorno alla dittatura. Perché se no, le conseguenze saranno veramente devastanti e drammatiche per la maggior parte della popolazione. Visto però quanto è accaduto durante questi ultimi mesi in Albania, proteste massicce e pacifiche comprese, non ci sono più dubbi. Il primo ministro non ha nessuna intenzione di comportarsi da persona responsabile. Lui non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro e dare le dimissioni. Permettendo così la costituzione di un governo di transizione, con mandato e compiti ben stabiliti, nonché con tutto il tempo necessario per garantire elezioni veramente libere e democratiche. Ormai dovrebbe essere chiaro per tutti che il primo ministro non andrà via da solo. Forse anche perché non può e non ci riesce, essendo costretto da precedenti accordi peccaminosi con certi poteri occulti e la criminalità organizzata.

Una simile drammatica e grave situazione chiede urgentemente decisioni e reazioni responsabili anche, e soprattutto, da parte dei dirigenti dell’opposizione istituzionale. Ormai è tempo per ognuno di loro di assumersi le proprie responsabilità e di portare a compimento tutti gli obblighi istituzionali. Nonostante il peso di quelle responsabilità. Ma soprattutto è tempo di non deludere più e di non tradire la fiducia data dai cittadini indignati e ribellatisi. Ormai i cittadini oppressi dalla restaurata dittatura non possono e non devono permettere più accordi occulti all’ultimo momento, e mai resi trasparenti, tra il primo ministro e il capo dell’opposizione. Come quel patto famigerato del 18 maggio 2017 tra loro due, che ha permesso al primo ministro un secondo mandato governativo e l’attuale situazione in Albania.

Dal 16 febbraio scorso i cittadini hanno risposto all’appello dell’opposizione e sono scesi in piazza numerosi per protestare contro il malgoverno e chiedere le dimissioni del primo ministro. Ad oggi ci sono state dieci massicce e pacifiche proteste a Tirana e tante altre in diverse parti del paese. Decine di migliaia di cittadini hanno risposto all’appello, credendo alle promesse dei dirigenti dell’opposizione. Promesse che, purtroppo, non sono state poi mantenute. Promesse e dichiarazioni che miravano soprattutto a suscitare e assicurare l’appoggio dei cittadini ai dirigenti dell’opposizione che non avevano convinto in passato, anzi! Ma non si può continuare a lungo con questo comportamento dei dirigenti dell’opposizione, i quali promettono mari e monti e poi non realizzano niente di quello che promettono. Così facendo, loro semplicemente deludono la fiducia dei cittadini indignati. Anzi, sembra che i dirigenti dell’opposizione abbiano approfittato dell’indignazione massiccia dei cittadini e dalla loro rabbia in questi ultimi mesi per rafforzare le proprie credenziali politiche. Con il loro operato alcuni dirigenti dell’opposizione stanno danneggiando seriamente la missione stessa dell’opposizione, e cioè rappresentare e sostenere i diritti dei cittadini, compreso anche il loro sacrosanto diritto di ribellarsi contro gli oppressori e le dittature. Invece con simili atteggiamenti, alcuni dirigenti dell’opposizione, a conti fatti, portano semplicemente acqua nel mulino del primo ministro e dei poteri occulti.

Chi scrive queste righe pensa che la situazione in Albania sia veramente grave. I dirigenti dell’opposizione devono assumersi tutte le loro responsabilità e non devono soccombere al loro peso. Altrimenti devono fare un passo indietro. Spetta però ai cittadini impedire la restaurazione della dittatura, reagendo consapevolmente e determinati, per non diventare degli oppressi. Perché l’oppresso che accetta l’oppressione finisce per farsene complice. Agli albanesi la scelta!

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