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In attesa di Giustizia: allerta meteo

Riferiscono i meteorologi che nei prossimi giorni una perturbazione proveniente dalla Scozia dovrebbe portare un po’ di sollievo dal caldo unitamente a piogge anche intense e nella tormentata Liguria non può mancare l’allerta meteo.

Ma non è del clima che questa settimana intende occuparsi la rubrica, bensì di un’altra perturbazione – di cui ha già trattato – che offre in permanenza avvisi di burrasca: il riferimento è alla tormenta che sta travolgendo la Magistratura e che di giorno in giorno si arricchisce di nuovi protagonisti, nuovi sconcertanti e sconfortanti episodi che rischiano di travolgere in un inarrestabile declino la fiducia dei cittadini nel sistema Giustizia.

L’ultimo a cadere, in ordine di tempo, è stato il Procuratore Generale della Cassazione – parliamo di una delle due più alte cariche dell’Ordine Giudiziario – raggiunto da un’incolpazione per avere violato il segreto istruttorio informando Luca Palamara dell’esistenza di un’indagine a suo carico; quest’ultimo, nel frattempo, è stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dal C.S.M., o quel che ne resta, dopo che gli scandali ne hanno travolto alcuni componenti rendendo necessaria da parte del Capo dello Stato la indizione di elezioni suppletive in autunno.

La crisi istituzionale è senza precedenti e il fatto che la genesi sia da ricondurre proprio al Consiglio superiore della Magistratura induce il ricordo delle parole di un suo ex componente, rassegnate in una lettera al Direttore di Repubblica in un giorno (il 24 giugno 2012) nel quale il Paese intero era tutto preso dai successi della Nazionale di calcio. Non faremo nomi, ribadito che moltissimi sono i magistrati che adempiono al loro dovere con competenza, sacrificio, coraggio e correttezza la voce che anonimamente verrà richiamata è quella di tutti loro, levatasi anche in forma profetica subito dopo che si era risaputo che persino il Presidente della Repubblica era finito sotto intercettazione nella indagine sul presunto patto Stato-mafia.

La vicenda nata dalle indagini palermitane e sfociata negli attacchi al Quirinale dimostra la necessità di cambiare profondamente il meccanismo giudiziario. Sono un magistrato, sono stato componente del CSM. I magistrati non possono avere la coscienza tranquilla: hanno rifiutato il tentativo di autoriformarsi attraverso il loro governo autonomo: si trattava dell’ultima possibilità di affrontare il cambiamento. La grande intuizione del potere diffuso del giudice, cioè della libertà di interpretare la legge si giustifica solo con il possesso di una professionalità assoluta, controllabile e controllata. Altrimenti questo potere diventa solo una volgare domanda di irresponsabilità alla quale si contrappone la barbarie della responsabilità civile diretta che trasforma il cittadino giudicato in avversario in giudizio dal momento stesso in cui entra nella stanza del giudice. La vicenda spaventosa del Presidente della Repubblica ascoltato in una conversazione di Stato dimostra che non c’è più tempo. Mi auguro che le culture liberali e costituzionali facciano la parte che la storia impone.

Una visione lucida, serena ma implacabile nella capacità autocritica e nella prospettazione quasi profetica di scenari futuri, una voce inascoltata ma che valeva la pena evocare anche per chi non l’avesse mai sentita per trovare conforto e speranza: finché ci saranno uomini così, e ve ne sono eccome, l’attesa di Giustizia potrà anche essere lunga ma non vana.

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