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Palcoscenico salvato

Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.

William Shakespeare; “Il mercante di Venezia”

Per la prima volta dopo più di un anno, da quando cioè, in seguito ad un abusivo ordine governativo, il Teatro Nazionale è stato chiuso, sabato scorso è ripresa l’attività artistica. Sul palcoscenico di una sala pulita e messa in ordine poco prima che iniziasse lo spettacolo dai cittadini che ogni sera si radunano sulla piazzetta del Teatro è salito un attore che ha recitato un monodramma. La scelta non è stata casuale, visto il suo contenuto molto attuale e significativo. È stata una sfida diretta al primo ministro. Una sfida alla sua arroganza, istituzionale e personale, nonché al suo operato peccaminoso. Una sfida diretta a lui che, da tanti anni, ha fatto di tutto per demolire quell’edificio con la scusa di essere impraticabile perché pericolante e non adatto a spettacoli teatrali, perché non soddisfaceva i parametri tecnici richiesti. Sabato scorso si è dimostrato, tra l’altro, che quella sala rimane tuttora una delle migliori in Albania, anche per la sua acustica, nonostante le continue bugie denigratorie del primo ministro, dei suoi sottomessi e della frenetica propaganda governativa. E nonostante lo avessero volutamente trascurato come edificio, in modo che degradasse con il tempo per poi giustificare la demolizione. Quanto è accaduto sabato scorso, 27 luglio, in quella sala, ha dimostrato il contrario. La sala riempita di spettatori, molti dei quali anche in piedi, è stata la migliore risposta all’occulto e abusivo progetto personale di lunga data del primo ministro per distruggere quell’edificio e poi costruire delle torri in cemento armato nel pieno centro di Tirana. I cittadini hanno finalmente capito tutto e sono veramente indignati. Ragion per cui prima che iniziasse la recitazione di sabato scorso sul palcoscenico del Teatro Nazionale tutti gli spettatori in coro hanno cominciato a gridare “Teatro, Teatro” e “Abbasso la dittatura!”.Tutto ciò dopo che per tutto mercoledì scorso, fino a sera tardi, i cittadini e gli artisti non hanno permesso il compimento di un atto vergognoso e pericoloso, cominciato lo stesso giorno, di prima mattina. Atto che dovevano portare a compimento le ingenti forze speciali della polizia di Stato che avevano circondato l’area intorno al Teatro Nazionale. Come se si trattasse di un allarme di elevato pericolo derivante da attacchi terroristici. Invece no. Hanno circondato l’area, ben intenzionati ad agevolare lo svuotamento dell’edificio del Teatro Nazionale. Per poi portare finalmente al compimento il diabolico, corruttivo e scandalistico progetto del primo ministro. Proprio quel progetto ideato vent’anni fa, quando lui era ministro della cultura. Da allora quel progetto è diventato una sua idea fissa ma mai realizzata, grazie soprattutto alle diverse proteste e le contestazioni degli artisti e dei cittadini agli inizi degli anni 2000. Ma da allora le ragioni che hanno sempre spinto il primo ministro a voler realizzare quell’osceno delitto urbanistico sono aumentate. Ed è aumentato enormemente anche il suo potere decisionale. Perché ormai lui controlla quasi tutto, diventando così un autocrate che sta portando l’Albania verso un nuovo regime. Una nuova dittatura gestita da lui, in stretta alleanza con la criminalità organizzata e con certi poteri occulti. Ormai ci sono molto fondate e convincenti ragioni per credere che il progetto di demolire il Teatro Nazionale e poi costruire, al suo posto, dei grattacieli in pienissimo centro della capitale, non è prima di tutto una scelta architettonica. È bensì una scelta che permetterebbe il riciclaggio del denaro sporco. Si tratterebbe di miliardi di euro, provenienti dai traffici illeciti delle droghe e altre attività criminali e di corruzione.

All’inizio di giugno dell’anno scorso, per portare a compimento il progetto, in Parlamento è stata approvata una legge speciale, solo con i voti della maggioranza governativa. Proprio quella legge che doveva permettere l’attuazione del sopracitato progetto abusivo, clientelistico e corruttivo del primo ministro. Una legge in palese violazione della Costituzione e delle leggi in vigore, ma che non poteva essere contestata più presso la Corte Costituzionale, semplicemente perché quella Corte non funzionava più. E non per caso, come è stato dimostrato chiaramente da circa due anni ormai, in tante altre occasioni. Una legge che non è stata mai decretata dal presidente della Repubblica e che viola anche le normative europee, essendo l’Albania un paese che ha firmato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Unione europea. Ma per garantire la riuscita di quella diabolica impresa e scavalcare i tanti palesi e insormontabili ostacoli legali, hanno trovato la soluzione tramite la legge speciale. Proprio di quel tipo di leggi che, come prevede la Costituzione, si adoperano soltanto in casi eccezionali, come conflitti armati, invasioni e altre determinate e previste emergenze. Mentre fare una legge speciale per la demolizione del Teatro Nazionale e passare tutta l’area ad un privato prescelto dal primo ministro, per poi costruire dei grattacieli, era tutt’altro che un caso eccezionale e/o un’emergenza! Era però chiaramente una legge che permetteva di prendere due piccioni con una fava. Prima si garantiva il riciclaggio di enormi quantità di denaro sporco da investire in edilizia e poi si garantivano, a lungo andare, “puliti” guadagni, altrettanto enormi, dai ricavati delle attività svolte in quegli edifici. Intanto la misera scusa del primo ministro e dei suoi ubbidienti sostenitori pubblici riguardo la mancanza dei fondi pubblici per finanziare la ricostruzione dell’edificio del Teatro Nazionale fa ridere anche i polli in Albania. Di tutto ciò il lettore è stato informato a tempo debito e a più riprese, dal giugno 2018 in poi (Patto Sociale n. 316, 361 ecc,). Durante questi ultimi giorni anche i media internazionali stanno rapportando con professionalità su quanto sta accadendo. Nel frattempo però, nessuno dei soliti “rappresentanti internazionali” in Albania si è reso conto di tutto ciò. Sono gli stessi che, in simili casi gravi, non vedono, non sentono e non capiscono niente. Chissà perché?! Intanto, il 24 luglio scorso, i rappresentanti dell’Alleanza per la difesa del Teatro hanno scritto una lettera al Parlamento europeo, informando su quanto stava accadendo quel mercoledì. Con quella lettera si chiedeva urgentemente, a chi di dovere, “l’appoggio politico, istituzionale, morale ed umano” affinché “questo progetto culturicida del governo albanese venisse fermato prima che fosse tardi’.

Il 17 giugno scorso, trattando quanto stava succedendo da un anno con la protesta in difesa del Teatro Nazionale, l’autore di queste righe scriveva che in tutto ciò si doveva tanto alle anime nobili dei semplici cittadini e di alcuni artisti e registi. Dopo mercoledì della scorsa settimana ancora di più. Egli continua ad essere convinto anche che quanto accade ogni sera sulla piazzetta del Teatro è la metafora di quello che accade realmente e quotidianamente in Albania.

Chi scrive queste righe esprime la sua profonda soddisfazione perché, per l’ennesima volta e grazie alla resistenza consapevole dei cittadini e di quegli artisti che non hanno venduto l’anima e la dignità umana e professionale, il palcoscenico del Teatro Nazionale è stato di nuovo salvato. Ed è convinto che, come scriveva Shakespeare, il mondo continuerà ad essere considerato come un palcoscenico, dove ognuno deve recitare la sua parte. Ognuno, senza eccezione alcuna.

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