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In attesa di Giustizia: Perry Mason e il cliente povero

Non è propriamente una novità: nell’ultimo decennio la Banca d’Italia ha offerto un contributo tecnico essenziale alle indagini di natura economico – finanziaria distaccando alla Procura di Milano cinque dipendenti ed un funzionario che hanno realizzato per i P.M. alcune centinaia di consulenze. Gratuitamente. Nei  giorni scorsi, questo genere di collaborazione è stato formalizzato con la firma di un Protocollo d’Intesa tra la Procura della Repubblica di Milano e Bankitalia.

In sostanza, esperti della Banca d’Italia e Magistrati indagheranno fianco a fianco scambiandosi informazioni e istituendo così una sorta di nucleo di polizia giudiziaria ad altissima specializzazione: il primo in una sede giudiziaria.

Questa collaborazione, ormai decennale, con la sigla del protocollo si trasforma in un vero e proprio ufficio distaccato della Banca d’Italia all’interno della Procura, ove i dipendenti -ovviamente- dovranno essere soggetti qualificati.

Sembra una buona notizia, ma forse non lo è se si considera innanzitutto il fatto che i soggetti che supporteranno i Pubblici Ministeri, anche in inchieste autonome rispetto alla Banca d’Italia, di quest’ultima potranno utilizzare dati e informazioni e alla medesima potranno, eventualmente, riversare ciò che è stato accertato.

Ebbene,  secondo il codice etico di Bankitalia i dipendenti devono improntare la loro opera ad indipendenza e imparzialità e viene da chiedersi se alla luce di tali principi una collaborazione, in pianta stabile con la Procura, pur apprezzabile per altri versi perché è corretto avvalersi di esperti in materia, possa minare questi stessi principi, creando condizionamenti e divulgazioni di notizie riservate in possesso della Banca.

Ma c’è un altro profilo su cui ragionare: il possibile ulteriore sbilanciamento del rapporto tra accusa e difesa laddove la prima è in grado di mettere in campo, a costo zero (o a carico dello Stato) “artiglieria pesante” nelle indagini mentre la seconda deve fare i conti con il portafoglio dei propri assistiti che non sempre consentono di ingaggiare consulenti e periti di chiara fama o di ingaggiarli del tutto.

Non sembra corretto che l’esito dei processi possa essere condizionato da uno sbilanciamento fra le parti processuali che si pone in contrasto con i principii dell’art. 111 della Costituzione: dunque, se non sarebbe corretto neppure depotenziare la Procura è necessario trovare un rimedio affinché la difesa, anche del “cliente povero” si possa battere ad armi pari.

Gli americani, il cui sistema giudiziario – ancorché si tenda ad emularlo – presta il fianco a non poche critiche, dicono che è meglio essere ricchi, bianchi e colpevoli che neri, poveri e innocenti: un corollario al processo che sarebbe preferibile non dover trasferire al nostro dove l’attesa di Giustizia è già legata a sin troppe variabili senza che debbano essere ulteriormente divaricate le distanze tra le parti.

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