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L’estinzione dell’uomo politico

Qualche giorno fa Il Patto Sociale ha pubblicato un articolo di Anastasia Palli sulla drammatica estinzione degli elefanti. L’articolo mi ha portato a una considerazione politica riguardo all’estinzione, ormai arrivata alla quasi totalità, di politici ‘veri’. Parliamo di quelle persone che rispettano le istituzioni perché ne conoscono l’importanza e la dignità che queste rivestono per tutta la comunità, nazionale ed internazionale. Parliamo di quelle persone che, essendo fedeli ai propri obiettivi di partito, sanno comunque che gli interessi di parte non possono mai sopravanzare gli interessi comuni; parliamo di coloro che sanno che, in certi casi, la forma è sostanza e perciò rispettano, pur contrastandoli quando necessario, gli avversari, rispettano sia le diverse religioni, quando queste non ledono i più elementari diritti umani, che la laicità dello Stato e cioè la conquista della divisione tra il potere spirituale e le leggi che governano un Paese o un’associazione di Paesi. 

Quasi estinta è quella categoria di politici che, pur con tutti i loro difetti, compresi quelli che hanno portato alla fine della Prima Repubblica, sapevano che per governare occorreva cultura, conoscenza delle istituzioni e dei reali problemi del Paese, consapevolezza di quello che si poteva promettere e realizzare e coscienza di quello che era solo un programma elettorale e cioè una serie di promesse senza futuro.

Ripensando alle tribune stampa, dove giornalisti seri facevano domande scomode ai Berlinguer o agli Almirante e dove cittadini attenti, da casa, capivano e di conseguenza sceglievano, non possiamo che rammaricarci di quanto, contestualmente, la politica, quella con la P maiuscola, è diventata insieme all’informazione l’arte dell’intrattenere se non addirittura l’arte di giocare con i sentimenti e i bisogni. Siamo in un’epoca nella quale l’informazione è sempre più pronta alla piaggeria e alla fake news piuttosto che a informare correttamente l’opinione pubblica su quanto effettivamente avviene, al di là di boutade e tweet. 

L’estinzione dell’‘animale politico’  non riguarda solo l’Italia, ma larga parte del mondo e questo rende le popolazioni sempre più inquiete e disabituate all’esercizio dei propri diritti costituzionali, la conseguenza è che l’astensionismo è in continuo aumento, nessuno si fida più di nessuno. Se da un lato la capacità degli elettori di cambiare la loro scelta politica è un segno di maturità democratica, quando questo avviene all’interno di una democrazia compiuta, il cambio repentino di bandiera, al quale assistiamo da qualche tempo, è la palese dimostrazione di una delusione costante del corpo elettorale rispetto alle proposte elettorali.

Lasciamo ai tanti commentatori esercitarsi sui perché e i per come dell’attuale crisi di governo italiana. Il problema è più profondo delle vere o presunte motivazioni che hanno mosso i protagonisti di questa nuova pagina ma è evidente che non si potrà uscire né dalla crisi attuale né da quelle future se non si rinsalderanno i principi che sono alla base della democrazia e del sistema parlamentare. 

Chiunque domani avrà responsabilità di governo, anche sulla scorta delle esperienze di questi anni, si ricordi che arroganza, delirio di onnipotenza o la convinzione di essere ispirati dal ‘divino’ non servono né al Paese né, alla lunga, alla loro personale causa. Governare significa mettersi al servizio del Paese e non pensare che il Paese debba essere convinto a seguirti facendo appello alle paure ed alle rabbie che si nascondono in ciascuno. Governare è servire, non farsi servire, non è utilizzare il consenso per la propria parte ma sentirsi responsabili di tutti, cancellando la distorta certezza di possedere, da soli, la verità rivelata, la ricetta magica. 

Per governare occorre anche cultura, cultura politica, istituzionale, conoscenza delle realtà geopolitiche, rispetto del prossimo e almeno un filo di umiltà per essere capaci di comprendere, analizzare e solo poi decidere.

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