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In attesa di Giustizia: decisioni inopportune

Sta facendo molto discutere la decisione della Corte d’Appello dei Minori di Napoli di autorizzare uno dei responsabili, reo confesso, dell’omicidio di una guardia giurata avvenuto solo pochi mesi fa di trascorrere a casa con i famigliari, invece che in carcere, il giorno del suo diciottesimo compleanno.

Vero è che si tratta di un soggetto minorenne, almeno all’epoca dei fatti, e il processo minorile contempla possibilità decisionali molto ampie in termini non solo di gestione della libertà personale ma anche delle modalità definitorie del processo, non ultimo in tema di dosimetria delle pene. Il tutto tenendosi conto delle relazioni che esperti dei servizi sociali forniscono all’autorità giudicante che – a sua volta – è integrante nella composizione da professionisti non togati provenienti dal settore della psicologia evolutiva, sociologia e altri affini.

In questo caso, come sembra sia accaduto, l’autorizzazione sarebbe stata concessa proprio sulla scorta di una positiva valutazione del giovane che – senza averla letta – è da ritenersi fondata su una rivisitazione critica positiva del proprio vissuto da parte dell’autore del fatto, di una elaborazione della condotta criminale posta in essere registrandone l’estremo disvalore.

E sin qui va bene: se la legge lo consente – e lo consente – e vi sono i presupposti emergenti dalla relazione degli assistenti sociali, la Corte d’Appello ben poteva concedere il permesso, ma avrebbe anche potuto negarlo rilevando, per esempio, la estrema gravità del reato commesso, la prossimità temporale con il fatto, l’inopportunità dell’autorizzazione a un soggetto ancora in una fase di rieducazione iniziale attraverso il trattamento penitenziario.

Oppure, avrebbe potuto decidere favorevolmente ma ponendo degli obblighi in capo al beneficiato quali per esempio, il divieto di festeggiamenti per così dire “pubblici”, cosa che al giorno d’oggi si può realizzare – così come si è realizzata – mediante l’impiego dei social media.

Se da un lato è ragionevole pensare che per il giovane omicida sia stato un momento di comprensibile gioia trascorrere un compleanno importante tra gli affetti famigliari e non in carcere e lo stesso sia stato il sentimento provato dai parenti più stretti, questa occasione di giubilo è stridente con il dolore ancora recentissimo dei congiunti della vittima che non avranno più né compleanni, né Festività Natalizie, né altre occasioni per brindare con il proprio, padre, marito, amico.

Le immagini della festa diffuse senza risparmio su Facebook piuttosto che su Instagram non sono sfuggite, provocando l’indignazione non solo dei famigliari della sventurata guardia giurata uccisa solo a marzo scorso. Tutto ciò assume il sapore di una beffa che la giustizia avrebbe dovuto e potuto impedire: da un lato un assassino conclamato che poco tempo dopo un omicidio brinda, dall’altro le lacrime ancora calde di chi ha perso per mano sua una persona cara.

Bastava davvero poco e la Giustizia poteva avere il suo corso naturale, concedendo ciò che poteva essere concesso a un giovane che – forse – si sta davvero recuperando e ponendo i presupposti per rispettare la sensibilità delle vittime indirette delle sue azioni. Troppo veloce, questa volta la Giustizia, soprattutto è arrivata con modalità del tutto inopportune ed era questione non tanto di applicazione della legge ma di buonsenso.

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