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In attesa di Giustizia: si salvi chi può

Dopo la delibera di astensione dalle udienze di cui abbiamo trattato la settimana scorsa, si alimenta a livello politico il dibattito sulla prescrizione; alle voci dissonanti si unisce anche quella di Matteo Renzi non senza creare immaginabili fibrillazioni in una maggioranza di Governo che non sembra essere molto più coesa rispetto a quella gialloverde ma tenterà di sopravvivere. Naturalmente in questa perenne ricerca di una mediazione tra opposti orientamenti, a farne le spese sono i cittadini destinatari di leggi confuse, frutto di compromessi sensibili al mantenimento di equilibri politici ma sfuggenti all’esigenza di fornire una legislazione intellegibile.

Italia Viva, afferma il leader della neonata compagine (di centroqualcosa – non si sa bene cosa), è pronta a chiedere di rivedere la norma, fermamente contestata,  al momento di discutere l’intero pacchetto giustizia (ma quale?) offrendo suggerimenti in Aula; il tutto, con magistrale cerchiobottismo, non senza elogiare l’operato del Guardasigilli in una perenne rincorsa al sorpasso sul PD.

Anche Maria Elena Boschi, che nella sua vita precedente ha fatto l’avvocato, in un’intervista ha alluso alla necessità di trovare una soluzione; secondo una fonte attendibile di area renziana la proposta sarà nel senso di ripristinare il normale decorso della prescrizione in favore degli imputati assolti nei confronti della cui sentenza di proscioglimento il Pubblico Ministero abbia proposto appello.

Secondo la medesima fonte, con valutazione purtroppo condivisibile, il congelamento della prescrizione condurrà, nel giro di alcuni anni, ad un accumulo insostenibile dell’arretrato nella trattazione dei processi soprattutto nelle Corti d’Appello venendo meno il solo elemento che, pur impropriamente, evita il collasso e cioè a dire la selezione che la magistratura fa tra i diversi fascicoli: quelli che hanno qualche probabilità di arrivare a una decisione definitiva e quelli che ne sono privi; un male necessario questa specie di “filtro” in un sistema afflitto da fisiologica inefficienza.

Non sembra, tuttavia, agevole pronosticare una disponibilità anche da una parziale marcia indietro da parte dei pentastellati che, nel loro furore manettaro, sono di stretta osservanza davighiana: non esistono innocenti ma solo colpevoli che l’hanno fatta franca.

Fatto sta che il blocco della prescrizione è, sfortunatamente, già legge sebbene con entrata in vigore al 1° Gennaio 2020, frutto avvelenato anche in questo caso di una difficile intesa mediata con la Lega per l’approvazione della disciplina c.d. “spazzacorrotti” e fondata sulla previsione che nel frattempo sarebbe stata varata una riforma epocale della giustizia, di altissimo livello tecnico come solo gli operosi giureconsulti di quella evaporata maggioranza avrebbero potuto assicurare al Paese ed alla posterità plaudente.

Prima le donne ed i bambini, pardon, prima gli assolti e…si salvi chi può! Probabilmente questa timida manifestazione di garantismo non si salverà nemmeno loro che finiranno con l’annegare tre le beghe di maggioranza, cripto opposizione interna e, come di consueto, mancanza di visione prospettica sulla ricaduta di riforme arraffazzonate e sciatte.

Tanto, anche degli innocenti non interessa a nessuno: ci provò anni addietro l’On. Pecorella con una modifica della procedura penale che da un lato introduceva nel codice il principio del ragionevole dubbio già, in termini diversi, costituzionalizzato ed a fondamento delle decisioni assolutorie e dall’altro il divieto per il P.M. di impugnare le sentenze liberatorie sul ragionamento di fondo che proprio un’assoluzione in primo grado ed una eventuale condanna in appello, nella loro antiteticità esprimo il grado massimo di dubbio.

Ma anche quella norma di civiltà durò poco, cadde proprio sotto il maglio della Corte Costituzionale.

La sensazione è, dunque, che una norma sulla prescrizione contraria al buon senso, alla nostra tradizione giuridica ed incompatibile con i malfunzionamenti del settore delle giustizia, entrerà in vigore anche se non è da escludere che una futura e diversa maggioranza possa intervenire abrogandola in un’altalenante funzione normativa  destinata a soddisfare di volta in volta le aspettative del proprio elettorato e non dei cittadini, di tutti i cittadini.

 

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