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La triste favola del Re che portò all’estinzione i propri sudditi

Alla fine di ogni estate il sovrano del Regno di Taxland, per ammansire i propri sudditi fiscali, individuava nella crescente evasione delle decime sul raccolto la motivazione che lo condannava e costringeva ad un aumento delle tasse sul macinato e al conseguente impoverimento del popolo lavoratore.

Il Regnante, a giustificazione della propria inevitabile scelta, ricordava ai propri sudditi che se tutti avessero pagato il dovuto allora il maggiore gettito avrebbe permesso all’intera popolazione di avere una riduzione delle decime e perciò i sudditi avrebbero goduto di una maggiore disponibilità economica.

Il sovrano, ovviamente, dimenticava, ma soprattutto ometteva colpevolmente, come ad ogni aumento delle tasse pagate dal popolo suddito corrispondesse parallelamente sempre un aumento delle proprie attribuzioni e costi generali per il mantenimento del palazzo e dei servitori mentre il livello di sopravvivenza della popolazione risultasse drasticamente in caduta verticale.

In altre parole, tutte le affermazioni del sovrano erano viziate dal regale e conflittuale interesse di quest’ultimo con il semplice fine di migliorare il proprio appannaggio e conseguentemente il proprio potere attraverso l’esplosione percentuale delle decime che avrebbero trasformato i sudditi fiscali in veri e propri schiavi privi di ogni indipendenza economica e quindi progettualità di vita.

Questa pericolosa sintesi di tasse e crescita della miseria per il popolo lavoratore si tradusse inevitabilmente in un calo demografico in quanto per una famiglia un figlio, e quindi anche solo una bocca in più da sfamare, rappresentava un costo aggiuntivo insostenibile.

Questa progressione della pressione fiscale si tradusse quindi nella successiva estinzione della popolazione del regno che nel giro di pochi decenni passò da una posizione economica e politica importante alla propria estinzione economica e demografica.

Tornando ai giorni nostri, nella prima metà degli anni settanta Indro Montanelli sottolineò come sempre (e soprattutto, aggiungiamo noi, esattamente come il Sovrano della favola) alla fine dell’estate i vari governi introducessero, con la complicità dei media asserviti ormai alla nomenclatura politica, la tematica dell’evasione fiscale a giustificazione dell’aumento delle tasse e della pressione fiscale complessiva.

Da allora, ai tempi del regno, fino ad oggi nulla risulta cambiato auspicando, comunque, che l’infausto esito per il  popolo italiano non sia quello dell’estinzione come accadde nel regno di Taxland.

Abbandonando il terreno della fantasia, l’amara realtà ha dimostrato come la classe politica italiana, nel remoto come recente passato e ancora oggi, rimanga assolutamente intellettualmente disonesta al di là di ogni colore politico. Ancora oggi infatti si cerca di ammansire le popolazioni (il cosiddetto popolo bue per il mercato finanziario) proponendo lo scenario di un favoloso futuro ma soprattutto immaginario nel quale, a fronte di un aumento di una pressione fiscale e di un contemporaneo allargamento della base, verrebbe ridotto per ogni singolo cittadino l’ormai insostenibile peso fiscale.

Il grafico nella foto, reale quanto crudo, dimostra invece come ad ogni aumento della pressione fiscale sia sempre corrisposto un aumento della spesa pubblica, dimostrazione, ancora una volta, di come quest’ultima rappresenti la prima forma di potere per il ceto politico assieme alla gestione del credito (https://www.ilpattosociale.it/2018/11/26/la-vera-diarchia/).

Nella regno di Taxland, poi, il sovrano era con chiarezza assolutamente inattaccabile da una qualsiasi possibile critica dai sudditi fiscali in quanto protetto da un esercito di magistrati nominati a propria discrezione e rendendo quindi questa forma arcaica di sistema giudiziario al di fuori di ogni controllo terzo se non quello della famiglia reale.

Questa triste favola dimostra ancora una volta come la realtà del vivere quotidiano dei sudditi fiscali italiani sia assolutamente più grama rispetto al più immaginifico mondo della fantasia della favola nella quale peraltro un sovrano ridusse all’estinzione i propri sudditi.

P.S. Ogni riferimento a persone e organi contemporanei risulta assolutamente voluto e ricercato.

 

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