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In attesa di Giustizia: fake news

Da diversi giorni infuria la polemica  sulla decisione della CEDU relativa al c.d. ergastolo ostativo (quello che, per intenderci, preclude qualsiasi beneficio ai condannati) che, secondo i giuristi del Fatto Quotidiano avrebbe addirittura ucciso di nuovo Falcone e Borsellino. Linea editoriale e di pensiero cui si è adeguata la maggior parte degli organi di informazione ingenerando subliminalmente  il timore nell’opinione pubblica che, a stretto giro, feroci criminali mafiosi torneranno – come recita il codice penale – a “scorrere in armi le campagne”.

Non Il Patto Sociale: in questa rubrica cerchiamo solitamente di offrire ai lettori dei dati e strumenti di conoscenza perché talune notizie possano essere da loro stessi comprese e valutate evitando, finché è possibile, di esprimere punti di vista soggettivi.

Annotare un certo modo di fare giornalismo, diffondendo notizie false oppure approssimativamente illustrate, fa insorgere un primo dilemma: si tratta solo di impreparazione generalizzata di coloro i quali  – pure – sono addetti al settore della cronaca giudiziaria oppure la scelta di allarmare ed indignare gratuitamente è funzionale ad intercettare il populismo giustizialista imperante?

Necessità di garantire la vendita di un numero elevato di copie al pubblico manettaro o servile complicità con i nuovi padroni della politica? Quale che sia la risposta ai quesiti che ci siamo posti si ricava come unica certezza che la disinformazione sui temi della giustizia penale è ormai una regola e che l’indipendenza dei media da fattori economici o politici è una chimera.

Proviamo, allora, a fare chiarezza sul tenore della recente decisione della Corte Europea sull’ergastolo ostativo: quest’ultima ha unicamente affermato il contrasto ai principi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo dell’automatismo normativo che sottragga ad un Giudice la possibilità di verificare se anche per un ergastolano sia praticabile l’avvio di un percorso di recupero, magari dopo decenni di reclusione.

Nessun rischio per la collettività, dunque, per le paventate, imminenti e terrifiche liberazioni di killer e capi cosca. Si tratta solamente solo della restituzione di un vaglio complesso, difficilissimo, non scontato e tormentato per chi lo deve assumere, alla sua sede naturale: la giurisdizione, come dimostra paradigmaticamente un caso al quale, peraltro, si è dato ampio risalto.

Gli organi di informazione sembra però che non se ne siano avveduti, ma proprio negli stessi giorni la Corte di Cassazione si è pronunciata sui benefici richiesti dal pentito di mafia Giovanni Brusca, co-autore tra l’altro – lui sì – della strage di Capaci. Lo status di collaboratore di giustizia è l’unica eccezione oggi normativamente consentita all’ergastolo ostativo: Brusca ha, dunque, diritto a chiedere dei benefici penitenziari, ma non la certezza di ottenerli. Decide un Giudice, e il Giudice, in quel caso, ha detto: no, ancora non ci siamo.

È esattamente quello che in seguito alla sentenza della CEDU accadrà ora per tutti i condannati ad ergastolo ostativo con un iter di valutazione che si può immaginare sarà ancora più rigoroso di quello riservato ai collaboratori di giustizia.

Nessuno tornerà impunemente in libertà a dispetto delle ennesime fake news e di una stampa che non si è neppure accorta o voluta accorgere che il caso Brusca era la chiave di interpretazione per fugare timori e indignazioni dei cittadini.

La realtà rimane così estranea al dibattito sulla giustizia penale. La verità su questi temi, lo abbiamo scritto molte volte, non fa audience, non produce like, non diffonde indignazione e paura, tramite i quali conseguire consenso politico. E allora, vai con il titolo sul nuovo omicidio di Falcone e Borsellino! Sdegno, urla e grida e alti lai disperati mentre il Ministro interviene promettendo rimedi  immediati e giustizia e i cittadini si sentono prossimi alla salvezza.

Ciak, buona la prima.

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