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Piroette geopolitiche e alleanze instabili

Attenzione a scegliere e dichiarare alleanze e alleati!
Perché un giorno possono diventare i tuoi avversari.

Da diversi mesi prima della riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre scorso, essendo certo della  decisione negativa, il primo ministro albanese “minacciava” l’Unione europea e/o i singoli paesi dell’Unione con l’imminente pericolo proveniente da “certe influenze di paesi terzi, pronti a intervenire nella regione balcanica”. E non si faceva fatica a capire che quei “paesi terzi”, ai quali faceva lui riferimento, erano la Russia, la Cina, la Turchia e altri ancora. Ma le ‘minacce’ del primo ministro albanese non hanno influenzato la decisione dei capi di stato e di governo degli Stati membri dell’Unione. Il 18 ottobre scorso il Consiglio europeo ha chiuso in faccia la “porta europea” al primo ministro albanese. Con quella chiusura si sono sgretolate anche tutte le montature propagandistiche, sue e dei suoi. Per spostare l’attenzione dell’opinone pubblica da quella clamorosa sconfitta, il primo ministro e la propaganda governativa hanno subito accusato il presidente francese Macron come “l’unico nemico”. Accuse immediatamente smentite dal diretto interessato, accusando e schiaffeggiando, a sua volta, la misera propaganda del primo ministro e dei suoi, rendendo anche pubblico, quanto era accaduto realmente durante la riunione del Consiglio europeo, mentre si discuteva e si decideva sull’Albania. Il primo ministro albanese però ha fatto, come suo solito, orecchie da mercante e, con i suoi, ha pensato alla prossima mossa diversiva. Perché lui da tempo non governa più il paese, ma i suoi fallimenti e gli scandali continui, che coinvolgono lui e i suoi, cercando disperatamente di inventare l’ennesima diversione propagandistica per deviare l’attenzione pubblica.

Questa volta al primo ministro albanese l’occasione è stata offerta da una conferenza sulla politica statunitense nei Balcani occidentali (US Policy in the Western Balkans), svoltasi a Tirana il 28 ottobre scorso. Ma questa volta la “scelta” non passa tramite il suo “amico e alleato strategico”, il presidente turco Erdogan. Il primo ministro albanese questa volta ha dichiarato “amore eterno” agli Stati Uniti d’America e ha fatte sue le scelte geopolitiche del presidente Trump nei Balcani occidentali. Proprio lui che, mentre la campagna elettorale negli Stati Uniti del 2016 era in pieno svolgimento, dichiarava più che convinto di non avere “nessun problema a ripetere, sia in albanese che in inglese, che Donald Trump è una minaccia per l’America e che non si discute che è una minaccia anche per i rapporti tra l’Albania e gli Stati Uniti”. E pregava Dio che Trump non fosse eletto presidente. Ma dopo che le sue preghiere non sono state ascoltate e Trump fu eletto, il primo ministro albanese dichiarava che le sue opinioni espresse precedentemente erano non per il presidente Trump, ma per il “candidato Trump”! Senza batter ciglio e come se nulla fosse, il primo ministro albanese si “giustificava” per le sue precedenti parole, dichiarando che lui era diventato, dopo pochi mesi, convintamente contrario a quello che aveva detto prima e che “desiderava il successo del nuovo presidente degli Stati Uniti” (Sic!). La famosissima favola di Esopo, La volpe e l’uva, insegna sempre certi cambiamenti di atteggiamento.

Durante la sopracitata conferenza sulla politica degli Stati Uniti nei Balcani occidentali, la rappresentante dell’ambasciata statunitense, riferendosi alla regione, dichiarava che la Russia “insiste nell’esportare nient’altro che il caos”. Lei ha parlato anche di un concreto pericolo per la regione, proveniente anche da altri paesi. E il primo ministro albanese ha fatto subito suo quanto è stato detto durante quella conferenza. Come se niente fosse lui ha trovato un nuovo “nemico pericoloso”; la Russia. Il gruppo parlamentare del suo partito ha subito presentato in Parlamento due giorni dopo, e cioè il 30 ottobre scorso, la bozza di una Risoluzione riguardante l’ingerenza russa in Albania, nella quale si elencano i tanti pericoli che possano seriamente danneggiare nel futuro l’Albania, le sue istituzioni e altro ancora.

Ovviamente non poteva mancare l’immediata e dura reazione da parte dell’ambasciata della Federazione Russa a Tirana. Nella sua dichiarazione ufficiale si scriveva, tra l’altro, che “…ogni volta che siamo stati accusati di ingerenze negli affari interni di Tirana, noi abbiamo aspettato con impazienza almeno anche una prova di ciò. Ma i nostri amici albanesi non hanno potuto presentare neanche una prova.”. E in quella dichiarazione non poteva mancare neanche una “freccia avvelenata” indirizzata agli Stati Uniti. “È increscioso che tutto ciò stia palesemente accadendo in seguito ad un tacito accordo con l’ambasciata statunitense (ah sì, questa non si può chiamare ingerenza negli affari interni)….” si leggeva in quella reazione ufficiale dell’Ambasciata della Federazione Russa a Tirana.

Quest’ultima “scelta di alleati e avversari” del primo ministro albanese urta clamorosamente con quell’altra, fatta circa due anni fa. Allora il primo ministro aveva scelto di appoggiare altri. Una scelta pubblicamente espressa il 21 dicembre 2017, mentre all’ONU il rappresentante della delegazione albanese ha votato contro la decisione degli Stati Uniti d’America, di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale d’Israele. Era una decisione personale del primo ministro, non consultata con nessun’altro, presidente della Repubblica compreso. Anzi, quest’ultimo ha immediatamente scritto una lettera al suo omologo statunitense, per esprimergli il suo profondo rammarico riguardo a quel voto dell’Albania all’ONU. La reazione scatenata in quel periodo in Albania era stata trasversale e tutta contro la “scelta” del primo ministro. Una scelta considerata come inopportuna, completamente sbagliata, che non analizzava e valutava la reale importanza degli alleati e delle alleanze a lungo termine. Una “scelta” personale, che non prendeva in considerazione neanche gli attuali e/o possibili sviluppi geopolitici e il loro impatto nella regione balcanica e altrove. Comprese anche tutte le inevitabili conseguenze di una simile scelta. Una “scelta” però quella del primo ministro albanese che, in quel periodo, accontentava il suo amico e alleato, il presidente turco Erdogan. Chissà cosa ha avuto in cambio? La cattive lingue ne hanno parlato tanto in quell’occasione. In realtà, riferendosi a diverse e tante fonti mediatiche, sia albanesi che straniere, risulterebbe che per delle ragioni del tutto non istituzionali e occulte, il primo ministro albanese, o chi per lui, da alcuni anni stia “tramando” con gruppi e rappresentanti imprenditoriali e/o singoli individui di nazionalità turche, russe, cinesi ecc.. Come sempre le cattive lingue ne dicono tante cose, ne dicono di cotte e di crude. Hanno parlato e lo stanno facendo tuttora. Parlano di concessioni aeroportuali, nel campo del petrolio, delle infrastrutture, dell’edilizia, del turismo e altro. Chissà se hanno avuto ragione anche questa volta?!

Chi scrive queste righe è convinto che, come è stato espresso anche durante la sopracitata conferenza sulla politica statunitense nei Balcani occidentali, gli Stati Uniti sono attenti a quanto stia accadendo nei Balcani. Ma oltre agli Stati Uniti, oltre all’Unione europea e alcuni singoli paesi dell’Unione, anche la Russia, la Turchia, la Cina ecc., hanno degli interessi geopolitici nei Balcani. Dipende però dai paesi balcanici con chi allearsi e perché. L’autore di queste righe pensa però che bisogna essere molto attenti a scegliere e dichiarare alleanze e alleati. Perché un giorno possono diventare i tuoi avversari. Con tutte le derivanti conseguenze. Perché le piroette geopolitiche e le alleanze instabili chiederanno sempre un prezzo da pagare.

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