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Il Cio può attendere: nasce lo sport di Stato

Sembra incredibile come una semplice affermazione dell’amministratore delegato Sabelli di ‘Sport&Salute’ possa risultare assolutamente chiarificatrice riguardo alla volontà del governo in carica, come di quello precedente, in relazione alla gestione del movimento sportivo in Italia.

Il governo Conte1, non tenendo in alcuna considerazione i Principi del Cio (o probabilmente ignorandone semplicemente le inevitabili ricadute politiche), i quali stabiliscono la netta separazione tra potere esecutivo e gestione dello Sport nella sua articolata complessità, aveva istituito la società ‘Sport&Salute’ come interposizione tra il governo che attribuisce i fondi per la gestione complessiva del Movimento Sportivo Italiano ed il Coni che li gestiva con la Coni Servizi.

L’amministratore delegato Sabelli, a conferma e giustificazione della scelta governativa, affermò che “attraverso  la creazione di ‘Sport&Salute’ …nasce lo sport di Stato”, come se il Coni fosse un ente pubblico non inserito all’interno di uno Stato dal quale risulta per altro istituito.

Questa operazione politico-amministrativa ma soprattutto che accresce il peso della burocrazia, con oltre duecento nuovi occupati, fu ampiamente criticata dai membri del Cio ed ancora oggi proprio per questa scelta sottopone  il  nostro Paese ad un’indagine al fine di accertare se non risultino violati i principi della carta costituzionale ed istitutiva  del Comitato Olimpico internazionale (https://www.ilpattosociale.it/2019/08/14/i-giochi-olimpici-di-cortina-2026-e-la-guerra-al-cio/).

Ad aggravare la situazione italiana ecco come dal  governo Conte2 trova corpo l’iniziativa del ministro Spadafora (sodalo di Giorgetti nella creazione di ‘Sport&Salute’) il quale si ritaglia una quota dei medesimi finanziamenti destinati a ‘Sport&Salute’ come diretto dispensatore per la gestione delle attività sportive destinate ai comuni, dimostrando ancora una volta come il vero potere non venga rappresentato in Italia dalla classica distinzione tra potere tra esecutivo, legislativo e giurisdizionale ma sostanzialmente si possa tranquillamente indicare nella diarchia tra gestione del credito e potere di spesa pubblica (https://www.ilpattosociale.it/2018/11/26/la-vera-diarchia/).

Quindi la frase scellerata di Sabelli dimostra di fatto l’intenzione di arrivare ad uno stato che intervenga direttamente nella gestione dello sport il quale invece secondo il Cio dovrebbe essere distaccato dal potere esecutivo anche al fine di evitare che possa divenire un’arma di propaganda politica e governativa. Il Comitato Olimpico internazionale, proprio attraverso le sue norme istituzionali, intendeva e vorrà sempre escludere un collegamento diretto tra uno sport, o peggio un intero movimento sportivo,  e l’espressione dello Stato, rendendolo quindi potenziale strumento di propaganda, perché questo deve essere  espressione di una cultura e perciò gestito da  un organo indipendente dall’organo esecutivo.

Mai come oggi la validità del principio stabilito dal Comitato Olimpico Internazionale viene ribadita in presenza di questi tentativi tipici di uno Stato espressione di un socialista reale 4.0 il quale intende utilizzare lo sport per accrescere la centralità dell’organo esecutivo.

In questo modo poi si svaluta e deprezza la cultura sportiva da un complesso sistema formativo, fonte di educazione e di civiltà ed espressione della volontà di Stato.

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