Attualità

Il suprematismo “fiscale”

Un sistema fiscale deve assolutamente rappresentare, attraverso un quadro normativo stabile quanto affidabile, lo strumento attraverso il quale finanziarie le spese pubbliche sia correnti che per servizi i cui livelli vengono determinati come espressione politica di uno Stato liberista, liberale o socialista.

In altre parole, non importa il quadro politico del quale questo sistema normativo risulti espressione tuttavia le caratteristiche del sistema fiscale devono essere le medesime, indipendentemente dal contesto politico, quindi anche dalle risorse finanziarie richieste. In un sistema economico in progressiva  evoluzione alla funzione del finanziamento delle spese pubbliche complessive si aggiunge anche la possibilità, in un contesto competitivo globale, di attirare attraverso una “fiscalità di vantaggio”: investimenti che possano assicurare ricadute occupazionali stabili quindi diventare volano di ripresa economica.

Purtroppo negli ultimi anni, a fronte di una perdurante crisi economica ma purtroppo anche culturale, troppo spesso lo stesso sistema fiscale viene impropriamente utilizzato come veicolo per imporre una visione etica tanto in relazione ai  consumi quanto all’economia nella sua accezione più ampia. Questa ulteriore ed impropria versione di fiscalità “etica” che ogni cittadino italiano è costretto a subire viene spesso imposta e modulata in diretto rapporto alla mancanza di conoscenza e contemporaneamente intrisa di ideologia, quindi una classica espressione della peggiore sintesi per una classe politica. In questo senso la Plastic tax ne rappresenta il classico anche se purtroppo non unico esempio  (https://www.ilpattosociale.it/2019/10/24/la-vera-insostenibilita-quella-fiscale/).

Come molto spesso succede, una qualsiasi iniziativa fiscale che intenda esprimere impropriamente un principio etico, quando non venga supportato da una conoscenza, si trasforma inevitabilmente semplicemente in  un atto dispotico e d’imperio con l’effetto peraltro di diminuire il potere d’acquisto dei contribuenti. Una  incapacità di valutazione degli effetti unita ad un approccio ideologico e ridicolmente ambientalista descrive la classe politica ignara, solo per proporre un esempio, come accade a Linz, in Austria, dove una acciaieria abbia sostituito il carbone con la plastica termovalorizzata riducendo del 90% le emissioni. Tale  tassazione aggiuntiva relative alla produzione della plastica, definita Plastic tax di pura matrice etica ed ideologica, può venire definita come la misera espressione di un nuovo “suprematismo  fiscale“, espressione della terribile sintesi tra presunzione culturale ed ignoranza contemporanea di cui questo governo si macchia senza vergogna.

Al tempo stesso va ricordato come questa espressione  del suprematismo fiscale non sia assolutamente la prima. In questo in senso, infatti, basti ricordare la Tobin Tax (una tassazione aggiuntiva applicata a tutte le transazioni finanziarie) voluta dal governo Monti che ha spiazzato il sistema borsistico italiano rendendolo antieconomico e di conseguenza rendendo meno interessante la piazza borsistica italiana rispetto a quelle europee. Con la inevitabile conseguenza che dei 2 miliardi previsti dal  governo Monti lo Stato italiano abbia incassato  appena 780 milioni.

Al tempo stesso il fatto che tali iniziative fiscali, espressione di questa nuova corrente di pensiero del suprematismo fiscale, il quale intende cambiare il quadro economico attraverso la fiscalità ora adottata dal governo in carica attraverso la Plastic Tax o la Sugar tax, non rappresentino una novità assoluta non  diminuiscono  la gravità e l’impatto devastante per il sistema economico complessivo italiano.

Il risibile livello della produttività come dei servizi assicurati dalla spesa pubblica rende già di per sé insostenibile la pressione fiscale complessiva. Se a questa vengono aggiunte anche le iniziative fiscali espressione di questa nuova concezione di suprematismo fiscale risulta inevitabile il continuo declino economico del nostro Paese.

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