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Ammalarsi non è un lusso possibile solo a chi è lavoratore dipendente

In via di estinzione Cipputi, ormai poco sostenibile su larga scala lo stesso lavoro dipendente, il sistema di welfare resta di stampo novecentesco, calibrato su un mondo che non c’è più (almeno non in quelle dimensioni). La maggior parte dei modelli tradizionali di protezione social restano concepiti per tutelare chi ha un contratto come dipendente e così chi non ha come perno della propria esistenza il 27 del mese rischia di veder trasformare anche un semplice raffreddore in un problema.

Per i giorni di convalescenza e riposo a casa certificati dal medico di famiglia, la cosiddetta malattia domiciliare, chi è iscritto alla Gestione Separata dell’Inps ha diritto a un’indennità giornaliera, a partire dal quarto giorno di assenza sul luogo di lavoro e fino a un massimo di 61 giorni nell’arco dell’anno. Esattamente come nel caso di un lavoratore dipendente , non si deve far altro che recarsi dal proprio medico entro 48 ore e assicurarsi che si trasmetta il certificato di malattia per via telematica all’Inps (la modalità è consolidata perché è la stessa utilizzata per i lavoratori dipendenti). Se poi, entro 30 giorni dalla ripresa dell’attività lavorativa si ha una ricaduta, il medico deve inviare un nuovo modulo, indicando che il lavoratore è costretto ad assentarsi a causa di un evento riconducibile alla precedente malattia. Per chi invece non ricade sotto l’Inps (gestione ordinaria o separata) la soluzione proviene dal mercato e si chiama polizza assicurativa. Costa? Sì, ma anche i contributi che si versano all’Inps costano. E chi si affida al mercato, via che non è preclusa neppure a chi ricade sotto la Gestione Separata dell’Inps, ha maggiore autonomia nello scegliere quale e quanta protezione desidera in caso non possa essere produttivo.

Per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata dell’Inps con un reddito imponibile non superiore a 70mila euro lordi, l’indennità corrisposta in caso di malattia è calcolata in base ai contributi versanti nei 12 mesi antecedenti all’evento. Per la malattia domiciliare si va da un minimo di 11 (per chi ha 3 mesi di contributi) a un massimo di 22 (per chi ha 12 mesi di contributi) euro netti al giorno. Per i ricoveri ospedalieri e le patologie gravi la somma raddoppia: da 22 (per chi ha 3 mesi di contributi) a 44 (per chi ha 12 mesi di contributi) euro netti al giorno. I periodi coperti da indennità di malattia, sia domiciliare sia ospedaliera, non sono però conteggiati per il calcolo della pensione. Nel caso di polizze assicurative, chi stipula la polizza può valutare quali eventi coprire e quale indennizzo prevedere nel caso.

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