Attualità

Mes e bail-in, quando la confusione regna sovrana

Valanghe di dichiarazioni stanno ricoprendo da troppe settimane le cronache relativamente alla valutazione dell’impatto del Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) provenienti dal settore politico, parlamentare e governativo. Mai come in questo caso la confusione regna sovrana creando a sua volta disorientamento.

Sostanzialmente, rispetto al precedente Fondo salva-Stati le variazioni sono due nell’immediato. Partendo dal presupposto per cui anche l’uomo più potente del mondo, il Presidente degli Stati Uniti, è comunque soggetto alla legge statunitense non si riesce a capire, invece, per quale motivo chi opera all’interno del Mes come funzionario designato dall’Unione Europea debba godere di una assoluta immunità. L’istituto dell’immunità, va ricordato, viene riconosciuto dalla nostra Costituzione come espressione di garanzia al fine di assicurare l’assoluta libertà politica. Vederlo adesso esteso a dei “semplici” funzionari europei nell’esercizio delle proprie funzioni risulta sicuramente non comprensibile.

In secondo luogo il Mes, ed arriviamo all’altro elemento di criticità, esprime il proprio giudizio unitamente alla Commissione europea (ed in questo caso risulta vincolante) relativamente alla sostenibilità del debito sovrano di un paese in difficoltà nel reperimento di risorse finanziarie e che avesse quindi richiesto l’intervento del Mes (questo Istituto infatti è la fotocopia europea del FMI). Una valutazione che deve trovare sempre l’unanimità dei componenti, ma nel caso di una possibile criticità, questa maggioranza assoluta viene abbassata all’85 % degli aventi diritto in quanto il paese oggetto dell’analisi perde il diritto di voto. In questo contesto di straordinarietà relativamente alla maggioranza e considerando che la Germania detiene il 27% di voti risulta evidente come il Mes difficilmente potrà adottare una posizione ma sopratutto una iniziativa contraria all’interesse del gigante tedesco. Per fortuna l’introduzione o la variazione del fondo Salva Stati nel Mes non comporta come naturale conseguente l’utilizzo del bail-in, come in modo alquanto azzardato qualcuno afferma.

Molto più critica potrebbe essere invece l’adozione di una garanzia europea, come anticipato e richiesto dalla Germania, la quale vedrebbe come fattore caratterizzante la necessità per gli Istituti bancari in possesso di titoli di Stato di una ulteriore garanzia patrimoniale. In questo caso, avendo il sistema bancario italiano investito da molti anni il surplus di liquidità (legato sia al quantitative easing che alla crescita dei depositi) in titoli del debito pubblico e non in finanziamenti alle PMI, le criticità per gli stessi istituti verrebbero sicuramente accresciute (https://www.ilpattosociale.it/2019/11/25/il-denaro-inerte-lacqua-che-non-macina/). Rilevando tra l’altro come gli stessi titoli del debito sovrano vengano,  in un contesto di valutazione europea, indicati come  titoli a rischio.

Viceversa se veramente per i politici che sostengono la inevitabilità di questa proprietà transitiva con l’introduzione del Mes fosse molto più opportuno preoccuparsi delle oltre 10 piccole banche, sei delle quali presentano un Cet 4,5 (indice relativo alla sostenibilità patrimoniale dell’Istituto di credito la cui sufficienza viene indicata con il livello 8), per il loro necessario salvataggio si potrebbe utilizzare il bail in. In questo caso mettendo a serio rischio veramente e soprattutto drammaticamente i risparmi depositati presso questi istituti di credito.

L’introduzione del  bail-in, giova ricordarlo, venne approvata dall’intera componente parlamentare italiana europea completamente all’oscuro, per manifesta propria ignoranza,  del significato ma soprattutto delle conseguenze che questo comportava per quanto riguarda i risparmi italiani. In questo sicuramente in ottima compagnia con il Presidente dell’Associazione bancaria italiana il quale, a distanza di un anno, si accorse di quanto il bail-in potesse essere disastroso per la tenuta e soprattutto per la sicurezza dei risparmi italiani presso questi istituti di credito.

Quindi il dibattito e la forte contrapposizione tra i sostenitori del Mes ed i suoi strenui oppositori certifica ancora una volta, anche in campo economico, il risibile livello culturale raggiunto dalla nostra classe politica e dirigente, quando poi risulterà sufficiente non ratificare questo accordo come richiesto da tutti i parlamenti dell’Unione Europea per lasciare invariata la normativa precedente.

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