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L’Italia ha la quota più bassa d’Europa di donne che lavorano

Secondo l’ultimo rapporto del Censis sull’occupazione femminile in Italia e secondo le statistiche di Eurostat, l’Italia è il Paese con meno donne al lavoro in Europa. Nel 2018 erano 9,768 milioni, il 42,1% degli occupati complessivi, per un tasso di attività femminile pari al 53,1% rispetto a una media europea del 67,4%. Le donne italiane sono risultate molto lontane anche dal tasso di attività maschile, pari al 72,9%: un gap con gli uomini di 18,9 punti, il peggiore dopo Malta (21,9 punti) e Grecia (21 punti).

Guardando alla fascia tra i 25 e i 54 anni, quella centrale per il mercato del lavoro, le donne occupate in Italia sono appena il 59,4%, il dato peggiore dopo la Grecia (74,7% la media Ue), con un avanzamento di appena tre decimi di punto sul 2009 (3,3 punti la media Ue).

In Italia oltre una persona su 5 tra i 25 e i 54 anni (il 22,1%) è fuori dal mercato del lavoro, quindi non è occupata e non cerca impiego, il dato più alto nell’Ue, ma la percentuale per le donne sale al 32,6%, al top in Europa. In pratica quasi una donna su tre è a casa e non interessata a entrare nel mercato mentre la media europea è inferiore al 20%. In Europa circa la metà delle donne che è fuori dal mercato del lavoro dichiara che è in questa situazione per le responsabilità familiari.

Tra le giovani di 15-24 anni il tasso di disoccupazione è del 34,8%, mentre per i maschi della stessa età si ferma al 30,4%. Anche in questo caso è abissale la distanza con l’Europa, dove il tasso medio di disoccupazione per le donne è del 14,5%. In Germania scende al 5,1%, nel Regno Unito al 10,3%, in Francia è pari al 20%. Noi siamo penultimi, seguiti anche in questo caso solo dalla Grecia (43,9%).

La ricerca del Censis ribadisce poi che lo studio non è sempre sufficiente per fare carriera. Le donne manager in Italia sono solo il 27% dei dirigenti: un valore molto al di sotto di quello medio europeo (33,9%). Poi ci sono le difficoltà a conciliare lavoro e famiglia. Quasi tutti gli italiani, afferma il Censis, pensano che per una donna avere un lavoro sia molto (79,3%) o abbastanza (18,8%) importante. L’86% ritiene che per una donna sia molto (51,%) o abbastanza (34,8%) importante anche avere figli. Eppure per molte donne lavorare e formare una famiglia rimangono ancora oggi due percorsi paralleli e spesso incompatibili. Per questo 1 donna occupata su 3 (il 32,4%, cioè più di 3 milioni di lavoratrici) ha un impiego part time. Nel caso degli uomini questa percentuale si riduce all’8,5%. Poi ci sono le donne cosiddette ‘wonderwomen’, che lavorano e hanno figli piccoli, un plotoncino piuttosto numeroso composto da quasi 6 milioni di donne. Di queste, 2,4 milioni sono capofamiglia e 2 milioni hanno almeno tre figli minori. Tra quelle occupate con almeno 3 figli, quasi 1,3 milioni (il 63,5%) lavora a tempo pieno e 171.000 (l’8,5% del totale delle occupate) sono dirigenti, quadri o imprenditrici.

Secondo i dati pubblicati dalla Commissione Ue, in Italia le donne guadagnano in media il 5% in meno degli uomini, un gap più contenuto rispetto al resto d’Europa, dove mediamente si attesta al 16%. Ma, avverte Bruxelles, “non è un indicatore delle disparità di lavoro complessive tra uomini e donne” poiché dove “il tasso di occupazione femminile è basso, il divario tende ad essere inferiore alla media”. Un alto gap, inoltre, contraddistingue “di solito un mercato del lavoro in cui le donne sono più concentrate” in alcuni settori, oppure lavorano part-time. La differenza salariale più alta tra uomini e donne in Ue si registra in Estonia (25,6%), Repubblica Ceca (21,1%) e Germania (21%). Mentre la più bassa è in Romania (3,5%), Italia e Lussemburgo (5%), seguite dal Belgio (6%).

Percorsi lavorativi più accidentati e carriere meno brillanti determinano anche una differenza nei redditi da pensione. Nel 2017 le donne che percepivano una pensione da lavoro erano più di 5 milioni, con un importo medio annuo di 17.560 euro. Per i quasi 6 milioni di pensionati uomini l’importo medio era di 23.975 euro.

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