Europa

Brexit: probabile entro il 31 gennaio 2020

Il 2020 si apre con un evento di sicuro interesse per molti nostri concittadini e di importanza rilevante per il sistema Europa nel suo complesso: la definitiva uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. 

Il processo ha avuto un’accelerata dopo la vittoria elettorale di Boris Johnson del 12 dicembre scorso che, forte dei consensi ottenuti, ha sottoposto al parlamento britannico la legge di ratifica della Brexit entro il 31 gennaio, approvata a larga maggioranza.

Un ultimo passaggio parlamentare sarà previsto entro la metà di gennaio per rendere definitivo il processo iniziato con il si referendario del 23 giugno 2016. 

E’ previsto un periodo di transazione che si dovrà concludere entro il 31 dicembre 2020 con la ratifica di un accordo con la UE che dovrà regolamentare il commercio e i diritti dei cittadini. 

Il processo ormai irreversibile e prossimo alla sua conclusione avrà non pochi effetti anche per i cittadini e le imprese del nostro Paese: con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea di fatto si avrà a che fare con un Paese terzo con tutto ciò che ne consegue. 

Gli acquisti e le vendite effettuati da e verso la Gran Bretagna non saranno più intracomunitari ma verranno trattate come importazioni e esportazioni; la circolazione dei cittadini potrebbe richiedere visti d’ingresso analogamente a quanto già avviene oggi con i Paesi extraeuropei. 

La movimentazione delle merci sarà soggetta a regimi doganali nuovi che potrebbero avere costi differenti dagli attuali, nonché procedure più complesse che ne allungheranno i tempi rallentandone il flusso. 

Non ci saranno aggravi burocratici e contabili con riferimento alla moneta, essendo già oggi la Gran Bretagna fuori dall’unione monetaria. Certo è che occorrerà vedere la reazione dei mercati monetari per capire gli effetti che l’uscita definitiva dalla UE avranno sul rapporto di cambio con l’euro, oggi attestato a circa 0,85 sterline per 1 euro. 

Anche da un punto di vista finanziario gli scenari cambieranno. Gli istituti finanziari della Gran Bretagna diventeranno extracomunitari con implicazioni in termini di norme antiriciclaggio e di comunicazione dei dati. 

Non dimentichiamo, a questo proposito, che Londra è un importante piazza finanziaria e molte società estere lì radicate potrebbero propendere per scegliere nuovi sedi all’interno dell’Unione Europea, un’occasione per noi e per le nostre città che dovranno farsi trovare preparate. 

Saranno richieste moderne infrastrutture con possibili effetti positivi sugli investimenti e quindi sulla crescita. Sarà necessario un cambio di passo anche culturale sotto tutti i punti di vista, non ultimo la capacità di comunicare in lingua straniera. 

L’uscita dalla UE comporterà importanti ricadute anche sui gruppi societari più strutturati che oggi possono distribuire dividendi in esenzione della ritenuta alla fonte applicando la direttiva “madre-figlia”: anche questo sarà un tema da tenere in debita considerazione e che, accumunato ad altri, potrebbe far propendere per spostare le sedi delle imprese dalla Gran Bretagna. 

Alcune accortezze, ancorché banali, saranno richieste dal lato burocratico. Penso, ad esempio, agli statuti societari che spesso nelle norme assembleari richiamano la possibilità che queste siano convocate in Italia o nei Paesi dell’Unione Europea. Se si vorrà prevedere la possibilità di indirle anche in Gran Bretagna occorrerà esplicitarlo. 

Tutto questo non cancella gli appeals del sistema anglosassone che resta molto smart ed efficiente e che, infatti, fino ad oggi, ha attratto molti investitori stranieri. I soggetti già oggi lì radicati difficilmente si lasceranno tentare da altre sedi europee in mancanza di un concreto cambio di passo in termini di sburocratizzazione, di tax rate e di politica economica e monetaria. 

Certo è che, comunque lo si voglia analizzare, l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna resta un segnale estremamente importante per le Istituzioni europee che dovranno prendere atto del malcontento che serpeggia tra i cittadini e che saranno chiamate a mettere in campo azioni correttive per riavvicinarsi alle aspettative della popolazione.

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