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Anche se fosse solo un grado in meno

Nel nostro Paese risulta paradossale come coloro che hanno creato la dipendenza nell’approvvigionamento energetico dalla Russia ora ci assicurino di essere in grado di porvi rimedio, ricordando, inoltre, come le responsabilità relative alla nostra situazione energetica vadano attribuite a tutti i governi degli ultimi decenni dimostratisi assolutamente incapaci di elaborare una strategia energetica nel medio e lungo termine ed intellettualmente privi di una dotazione minima per confrontarsi con le imbarazzanti visioni degli ambientalisti. A questa situazione si aggiunga come l’Italia sia l’unico Paese al mondo in grado di arrivare al 31 dicembre 2022 dopo trentacinque (35) mesi continuativi in stato di emergenza, espressione di una democrazia ormai disequilibrata a tutto vantaggio della componente governativa.

In altre parole, oltre la metà della durata della legislatura prevista in cinque (5) anni risulterà trascorsa all’interno di uno stato di emergenza pregiudicando in questo modo anche un normale avvicendamento politico legato alla possibilità di nuove elezioni e congelando lo status quo generato dalle elezioni del 2018.

In questa sostanziale sospensione della democrazia elettiva e delegata il nostro Paese ha dovuto affrontare l’emergenza covid e adesso l’economia di guerra con il corpo elettorale ridotto al ruolo di sostanziale spettatore.

Tornando alla dipendenza nell’approvvigionamento energetico dallo Stato aggressore di questa guerra l’attuale situazione sta determinando una crisi energetica senza precedenti anche perché, rispetto ai tempi evocati dell’austerity degli anni 70, le imprese industriali italiane hanno allestito filiere internazionali intrecciate anche con gli stessi scenari di guerra i cui effetti moltiplicano le già pesanti conseguenze della crisi energetica.

Da più parti i rappresentanti di questa maggioranza indicano come una delle soluzioni temporanee per ridurre il consumo energetico complessivo possa venire attraverso il semplice abbassamento di un grado del riscaldamento nelle case private.

In questo contesto andrebbe ricordato come nel nostro Paese 5,7 milioni di persone vivano già al di sotto della soglia della povertà, quindi quasi il 10% dell’intera popolazione italiana, molti dei quali sono rappresentati dai pensionati i quali hanno già abbassato sua sponte il riscaldamento per risparmiare a causa del minimo budget a disposizione. Una ulteriore riduzione di un grado equivarrebbe quindi ad un inaccettabile peggioramento del loro già precario livello di vita. Un sacrificio che dovrebbe comunque essere successivo e conseguente solo ed esclusivamente ad una prova di sobrietà della classe politica successiva ad un impegno pubblico, e verificabile, rispetto agli sprechi della spesa pubblica quantificati in duecento (200) miliardi (fonte CGIA Mestre).

Risulta, così, inaccettabile ed espressione di senso di disprezzo nei confronti della popolazione la proposta di chi intende questo abbassamento della temperatura nelle case private come una soluzione, anche se solo temporanea, con l’obiettivo di fronteggiare l’attuale emergenza energetica. Va ricordato, infatti, come attualmente nel nostro Paese il 22,7% delle persone abbia oltre 65 anni e purtroppo molti di loro rientrino anche in quel quasi 10% obbligato a vivere o meglio sopravvivere al di sotto della soglia di povertà.

E’ perciò vergognoso non dimostrare, invece, delle maggiori attenzioni verso quelle persone che dovrebbero invece ottenerle proprio in ragione della propria età avanzata e meritarne di aggiuntive in questo periodo come una tutela aggiuntiva per la loro progressiva fragilità.

Questa ridicola trovata di un “solo grado in meno” dimostra il livello decisamente basso in termini di sensibilità espresso da questa classe politica.

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