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Ancora il mito dell’avanzo primario…Mala tempora currunt

E’ evidente ed accettato da tutti come la straordinaria e drammatica situazione economica legata alla crisi da covid-19 presenti degli aspetti macroeconomici e finanziari di sostenibilità dei paesi preoccupanti, in particolare nel medio e lungo termine. Altrettanto chiaro risulta come nell’immediato lo Stato debba farsi carico degli effetti economici devastanti ma, con la medesima attenzione ed apprensione, dovrebbe ragionare sulle strategie di uscita da questa situazione.

Nella difficile opera di ricerca dovrebbero, e ripeto, dovrebbero trovare spazio anche i contributi delle maggiori autorità economiche e finanziarie nel suggerire le priorità economiche da seguire. In questo senso però risulta molto imbarazzante l’intervento del presidente della Banca d’Italia Visco il quale, convenendo con l’insostenibilità finanziaria di una politica di semplice ricorso al debito, individua nell’avanzo primario del 1,5% la via per ridurre il debito e fornire nuovo ossigeno alla nostra economia.

In questo senso si ricorda al presente alla Banca d’Italia, che rappresenta la massima autorità economica e finanziaria italiana, come l’Italia abbia un avanzo di bilancio da più anni e nonostante questo il debito sia sempre aumentato ad una velocità doppia rispetto al PIL. Si aggiunga inoltre come il governo Monti abbia istituzionalizzato con una legge ordinaria il raggiungimento dell’avanzo primario. In altre parole, il percorso indicato per uscire da questa situazione di disequilibrio economico e finanziario viene indicato in un fattore già presente nei bilanci pre-covid che ci avevano portato al raggiungimento del rapporto debito pubblico/PIL ad oltre il 135%. Dimenticando, quindi, oppure ancora peggio, omettendo, la responsabilità che le stesse autorità economiche, assieme alle diverse compagini governative succedutesi dal 2011 ad oggi alla guida del Paese, hanno nei confronti dell’esplosione del debito pubblico come diretta conseguenza della crescita della spesa pubblica.

Risultati devastanti di scelte di politica economica e di spesa pubblica finalizzate solo ed esclusivamente al conseguimento del consenso elettorale in più con la silenziosa complicità della Banca d’Italia. La politica ha aumentato, dal 2015 in poi, la spesa pubblica sempre a debito per gli 80 euro assieme al più recente reddito di cittadinanza, agli sgravi fiscali per le imprese del meridione (che penalizza il cuore industriale italiano al nord), al reddito di cittadinanza, per non dimenticare quota 100. Tutti assieme rappresentano solo le maggiori e macroscopiche scelte dei governi di diverso orientamento politico che però hanno sempre solo ed esclusivamente utilizzato la spesa pubblica inseguendo chimere di maggiore occupazione o maggiore benessere attraverso l’utilizzo del debito.

A sostegno della tesi del presidente Visco si aggiunge quella del Fondo Monetario Internazionale, da sempre seminatore di ovvietà, il quale individua nella maggiore spesa pubblica la via alla spesa per la ripresa economica. Anche in questo caso la memoria è un fattore assolutamente sottovalutato in quanto l’Italia fino al 2019 ha registrato una esplosione della spesa pubblica ad una velocità doppia rispetto al Pil cresciuto solo ed esclusivamente grazie al traino dell’export.

Il nostro Paese sta assistendo nell’ultimo decennio ad una metamorfosi delle autorità economiche le quali da espressione di articolate competenza specifiche subiscono una kafkiana metamorfosi verso una nuova forma di sintesi di riconoscenza nei confronti del mondo politico da cui ormai dipendono rivelando al tempo stesso come ormai sia superata la divisione tra tecnici e politici che invece assicurerebbe visioni perlomeno intellettualmente oneste se non preparate.

Se queste sono le maggiori autorità economiche italiane ed internazionali…Mala tempora currunt per il nostro Paese.

P.S. in relazione al tema   si ripropone una visione assolutamente personale: https://www.ilpattosociale.it/attualita/la-politica-monetaria-lillusione-di-bce-progressisti-e-sovranisti/

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