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Benetton e Toscani: la sintesi del deserto valoriale e culturale

Successivamente alla tragedia del Ponte Morandi sembrava scontato, come espressione di rispetto da parte del principale azionista della società autostrade, la famiglia Benetton, mantenere un low profile una volta testimoniato il proprio dolore anche se con colpevole ritardo.

Questo basso profilo avrebbe dovuto esprimere e rappresentare la politica, come la comunicazione istituzionale di una società e di  una famiglia seria e consapevole in attesa della chiusura delle indagini e soprattutto della revoca o meno della concessione autostradale in via di definizione con il governo in carica.

Ma soprattutto questo low profile sarebbe stato percepito come una ulteriore espressione di  rispetto verso i familiari delle quarantatré (43) vittime per le quali non viene in nessun modo prevista una prescrizione del dolore per il loro terribile lutto.

Viceversa, dopo un silenzio assordante durato  quasi un mese  ed infranto da un’intervista al Corriere della Sera, a cui ha fatto seguito una patetica lettera aperta ai media firmata dalla stesso fondatore del gruppo nella quale si lamentava degli attacchi alla propria famiglia, la linea di comportamento si arricchisce di un ulteriore capitolo. Ecco allora ancora il fondatore gettarsi nell’arena politica ispirato da una mente elementare,  come tale Toscani Oliviero,  accogliendo all’interno della propria Fabrica  le “sardine”. Un essere questo Toscani che ad una trasmissione radiofonica ha avuto l’ardire di affermare “… ma a chi vuoi che interessa che caschi  un ponte…”.

Di fronte ad una simile dichiarazione il silenzio dell’azienda come della famiglia assume i termini della condivisione di simili opinioni espresse dal responsabile della comunicazione complessiva del gruppo di Ponzano.

Tra l’altro, la stessa definizione ed intitolazione “Fabrica” si dimostra irridente considerando come la Benetton commissioni nei paesi in via di sviluppo la propria produzione come la strage (questa sì) nella fabbrica  tessile di Dacca, dove persero la vita  1.129 operai in Bangladesh, amaramente testimonia.

In un periodo  così controverso, quindi, sotto il profilo  giudiziario ed economico per il gruppo di Ponzano questa strategia di comunicazione dimostra una regressione culturale, etica e valoriale che non ha precedenti nel declino delle famiglie imprenditoriali italiane.

Sembra incredibile come queste banali considerazioni non trovino alcun riscontro tra i responsabili della  comunicazione della società Benetton la quale continua, anche attraverso le gesta  del proprio fondatore, a dimostrare una vera e propria imbarazzante mancanza di una elementare sensibilità umana, definendo cosi in modo sempre più netto come l’ azienda e la Famiglia esprimano la propria regressione culturale ed etica supportati ed ispirati  da tale Toscani Oliviero.

La sintesi di un vero e proprio deserto valoriale e culturale.

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