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Board of Peace

Nessuno credo possa avere dei dubbi sulla urgente necessità di riportare Gaza a livelli di vita umani, di ridare ai palestinesi tutto quanto è necessario per vivere dignitosamente e costruirsi un futuro di pace in dignità e, ci auguriamo, prosperità.

Nessuno, in buona fede, può negare il diritto di Israele di essere riconosciuto dagli Stati che insistono nella stessa area geografica e di poter vivere in totale sicurezza.

Nessuno può immaginare che possano esserci pace e prosperità per gli israeliani ed i palestinesi se gruppi terroristi come Hamas rimarranno armati o se Stati come l’Iran continueranno ad appoggiare ed a finanziare il terrorismo.

Nello stesso tempo crediamo, e non siamo i soli, che un’associazione internazionale che parta con una organizzazione che sancisce che il presidente, autoproclamato, sia a vita e dotato dei pieni poteri, magari anche con la facoltà di nominare il proprio successore, sia la soluzione idonea a garantire pace, democrazia, rispetto di quel minimo di regole necessarie alla civile convivenza ed ad impedire che finalità affaristiche prevalgono sulle necessità oggettive dei popoli.

Se partecipare come osservatori al Board of Peace significa dare sinceri suggerimenti per evitare errori che possono essere fatali va bene.

Se invece partecipare, anche come osservatori, significa avallare organismi ed organizzazioni che possono portare ad ulteriori spaccature tra Stati, ad ignoranza dei legittimi diritti dei popoli, ad imprese economiche di interesse personale, a cooptazioni di famigliari e sodali, all’interno di strutture che devono essere trasparenti, è evidente che l’Italia e l’Europa devono restare al di fuori di un percorso che al momento si presenta poco chiaro.

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